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Io pranzo tutti i giorni con Zaia.

So che non è sicuramente il sogno di ogni persona, potrei magari scegliere di chiedere alla ragazza che mi piace di provare il nuovo ristorante che ha appena aperto (o forse sta appena per chiudere, purtroppo) dietro casa, ma Zaia è più rassicurante. Tutti i giorni. Alle 12.30, il presidente della Regione Veneto, non si presenta. Perché, chiaramente, si presenta non prima delle 12.38, facendosi attendere come farebbe la ragazza che tanto mi piace, se solo passassi a prenderla sotto casa per andare a provare quel ristorante nuovo che nel frattempo ha dovuto chiudere con qualche ora di anticipo per via del nuovo Dpcm. Tornando a noi, di solito si siede davanti a me, mi guarda, sorride e poi alza dei fogli di carta che sembrerebbero essere il menù, ma sono invece i numeri sui nuovi contagi giornalieri, i nuovi ricoverati, le nuove terapie intensive, i ricoverati negativizzati,  gli ospedalizzati, gli ospedalizzati a casa, i casazzati in ospedale, i casi totali sommati agli attuali positivi negativizzati ieri, gli ospedalizzati diminuiti del numero dei congiuntivi sbagliati da Luca (mi arrogo il diritto di chiamarlo per nome, visto il nostro conviviale rapporto quotidiano) e il numero dei tamponi molecolari sommati ai rapidi fatti dai veterinari ma senza considerare quelli ai gatti. Di certo non è il migliore dei modi per iniziare una conversazione, ma in una coppia è sempre bene mettere le cose in chiaro, giusto?

Il mio rapporto con Luca Zaia

Mi ingelosisco molto quando inizia a interpellare altre persone: “Bottacin ce lo confermerà di qua”, “Bottacin ce lo confermerà di là”, ma non puoi mangiare il bocconcin di carne che hai nel piatto e pensare a noi? A lui invece piace avere delle prove concrete, piace dire le cose e portare delle prove a conferma per non lasciare nulla al caso. Come quella volta in cui raccontava dell’importanza dei veterinari nell’opera di tracciamento e tamponi sostenendo che tanto gli animali sono mammiferi come gli uomini, ma per fortuna il tampone rapido a dimostrazione lo fece solo su di lui senza portare a pranzo un coniglio da testare. Il coniglio, piuttosto, lo aveva ordinato come secondo insieme alle patate arrosto.

Rotto il ghiaccio e superata la freddezza dei numeri, la discussione si fa più interessante e inizia a sbottonarsi, ma soprattutto si inizia a lamentare più di quanto farebbe sempre quella ragazza che citavo prima. Il problema rimangono gli assembramenti, lo spritz con gli amici, le passeggiate in centro e al mare e al lago e in montagna e in collina e alla Giudecca e ai navigli di Padova, le “vie dello struscio”…amore, ma quale struscio? Giuro che quella non l’ho nemmeno guardata, non posso fare più niente allora?

La conoscenza si fa più approfondita, ci si racconta dei propri interessi, della propria famiglia: lui ritiene che il Veneto, di cui va orgogliosissimo, sia la regione che fa più tamponi di tutti considerando il grande apporto di quelli rapidi, che gli ospedali sono stati incrementati a dovere durante l’estate per assicurare minore pressione e gestiti in modo impeccabile grazie a una suddivisione in fasi (1, 2, 3 e 4) in relazione all’occupazione dei posti letto, insomma un modo carino e assai contorto per dirmi che stasera dormo sul divano.

Mi sono sempre piaciute le ragazze che prendono l’iniziativa, che non aspettano che sia necessariamente tu a fare la prima mossa ma agiscono per ottenere ciò che vogliono. Un po’ come Zaia quando anticipa le domande del cameriere se il cibo è di suo gradimento, tutto procede bene o se desidera un dessert. Lui ormai è diventato amico dei giornalisti presenti in sala e anticipa le loro domande, sapendo con certezza su cosa verteranno. Quindi “No, Speranza non mi ha ancora comunicato un cambio di zona, per ora siamo ancora arancioneroverdi, come il Venezia Calcio, alè alè”. Sa bene che questo è quello che cercano i giornalisti, ciò che vogliono sapere pronti a dare lo scoop più inaspettato di un’alta marea veneziana. Ma Luca ha la fermezza di chi non si scompone e rivela informazioni solo quando è sicuro, nel frattempo, però, lancia una nuova ordinanza per cautelarsi. Prende la sua solita iniziativa per anticipare le disposizioni dall’alto, per evitare ai suoi cittadini un cambio di zona che sconvolgerebbe le vite di molti. Le sue ordinanze si sono susseguite con continuità per tutti i mesi di novembre e dicembre mantenendo così il Veneto nella sua zona arancioneroverde plus, come da lui definita, e compiendo un vero e proprio miracolo sotto gli occhi di chi ha tifato fino all’ultimo un cambio di fascia.

È il momento propizio per tirare fuori argomenti scomodi: gli ex, tabù da sfatare prima che la relazione possa diventare seria. La domanda sul rapporto con Crisanti va fatta, è d’obbligo. I due hanno vissuto una storia d’amore bellissima incentrata sull’obiettivo comune di puntare su tamponi di massa allo scoppio dei singoli focolai nel mese di marzo, al fine di arginare la diffusione del virus all’epoca ancora sconosciuto. La strategia ha sicuramente funzionato tanto da aver portato al Veneto la nomea di regione che ha sconfitto il Covid dopo averlo “cullato” per la prima volta in Italia, ma, hey, parlare di figli dopo una relazione ancora poco matura mi sembra un tantino esagerato. In seguito a litigi su di chi fosse il merito di tale iniziativa e a scontri sul come procedere, tanti dubbi riguardo alla loro relazione sono stati sollevati fino a portare a un elegante “no comment” del presidente, che dimostra ancora di tenerci. In fondo si sono voluti bene, hanno lottato insieme contro le avversità e rovinare una bella storia per una stupidaggine sarebbe, appunto, una stupidaggine. Bisogna forse solamente prendere atto della fine della loro relazione dovuta a una serie di contrasti sul come procedere e probabilmente dovuti a una figura troppo ingombrante quale stesse diventando Crisanti per Zaia. Purtroppo tutto finisce prima o poi, anche il cosiddetto “modello veneto”, diciamocelo poi: Luca sei bello ma non esageriamo.

Il pranzo prosegue bene, le ultime risposte ai giornalisti sono esaustive come sempre e arriva il momento di salutarsi.

Faccio il gesto di pagare ma mi ferma e con orgoglio esclama “tranquillo, fa il Governo. Ci deve i ristori dopo averci fatto chiudere”.

Noi, come al solito, ci vedremo domani. Alle 12.38, puntuale.

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