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Guerra in Ucraina. Dove eravamo rimasti?

Nell’agosto 1914 Kafka, inconsapevole della tragedia storica che definirà l’Europa per i successivi quattro anni, annotava nel suo diario: «la Germania ha dichiarato guerra alla Russia. Nel pomeriggio lezione di nuoto»[1],.

A distanza di poco più di un secolo, la mia agenda riporta una serie di incombenze da sbrigare a lavoro, il memorandum sull’esame universitario di una persona a me cara e «parrucchiere alle 13:30»; Di seguito, la nota “stamattina è iniziata la guerra” e, a margine, il monito di Putin: «to anyone who would consider interfering from outside: if you do, you will face consequences greater than any you have faced in history. All the relevant decisions have been taken. I hope you hear me»[2].

Guerra in Ucraina: un semplice riassunto

Il 24 febbraio, all’alba, Vladimir Putin avvia l’invasione dell’Ucraina; annunciate da una serie di bombardamenti, le forze armate russe oltrepassano i confini per un’operazione militare «speciale», finalizzata «a proteggere la popolazione civile di Donetsk e di Lugansk» dall’«aggressione di Kiev». Non per occupare l’Ucraina, specifica il Presidente russo, ma per ottenere la «demilitarizzazione e la denazificazione» del Paese. La sua, spiega il Presidente, non è guerra, la Russia «è stata costretta a intervenire per la propria sicurezza», per questo chiede all’esercito ucraino di deporre le armi e andare a casa.

La guerra piomba in Ucraina da tre fronti, come confermato dal Ministro della Difesa ucraino[3]. A Nord, dalla Bielorussia, nonostante il Paese neghi qualsiasi coinvolgimento nell’azione militare; ad Est, dalle Repubbliche del Donesk e di Lugansk che annunciano l’inizio di operazioni di conquista dei territori corrispondenti alle ripartizioni amministrative del Dombas per un’estensione territoriale maggiore delle aree già controllate dai secessionisti filorussi. Infine a Sud, dove l’attacco con missili e truppe di terra ha interessato le aree di Odessa e di Mariupol[4]. I piani di Mosca, tranquillizzava Putin, «non includono l’occupazione dei territori ucraini. Nulla imporremo con la forza».

Di contro, il premier ucraino Zelensky, firma il decreto per la mobilitazione generale, invita i cittadini a farsi avanti in difesa del Paese, assicura armi a chiunque le richieda, e incita i cittadini russi a manifestare contro la guerra. E il popolo russo risponde, iniziando ad esprimere dissenso e a scendere in strada. Nei giorni successivi a poco servono sia le mobilitazioni popolari in Russia, represse con migliaia di arresti, e nel resto del mondo, sia lo sdegno e le sanzioni comminate dall’Occidente alla finanza russa. A distanza di sette giorni, in Ucraina si continua a combattere. A fuggire. A morire.

All’alba del 25 febbraio su Kyiv[5] risuonano gli allarmi anti-bomba e i boati delle esplosioni. I media locali parlano di un pesante attacco con missili e armi pesanti, respinto dalla difesa aerea ucraina. La città si prepara a resistere all’avanzata russa e, nel pomeriggio, le strade cittadine saranno presidiate dai carri armati con bandiera blu e gialla.

«Horrific Russian rocket strikes on Kyiv. Last time our capital experienced anything like this was in 1941 when it was attacked by Nazi Germany. Ukraine defeated that evil and will defeat this one. Stop Putin. Isolate Russia. Severe all ties. Kick Russia out of everywhere»[6] twitta alle 4:57 del mattino il Ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba.

Mentre Zelensky accusa «l’Ucraina è stata lasciata sola» e chiede «chi è pronto a combattere con noi? Non vedo nessuno. Chi è pronto a dare all’Ucraina una garanzia di adesione alla NATO? Tutti hanno paura»[7], Putin si rivolge direttamente alle forze armate ucraine, invitandole a conquistare il potere, perché «sarebbe molto più facile parlare con voi, negoziare con voi, che con questa banda di nazisti che hanno catturato Kiev»[8]. Intanto, altre zone strategiche del Paese, fra cui spicca Mariupol, vengono messe in stato di assedio.

Si mobilita anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e vota una risoluzione di condanna delle operazioni in Ucraina. È un atto simbolico, il Cremlino può porre il veto sulla risoluzione, ma «la Russia deve capire che sarà isolata dalla comunità internazionale»[9]. Con 11 voti a favore e 3 astenuti (Cina, India ed Emirati Arabi), la risoluzione subisce il veto russo.

La risoluzione ONU di condanna contro l’invasione e l’aggressione russa arriverà il due marzo successivo con voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; 141 voti favorevoli, 35 astenuti e 5 contrari (Federazione Russa, Bielorussia, Corea del Nord, Siria ed Eritrea).

Al terzo giorno di guerra nei pressi della capitale ucraina si contano circa 100000 soldati russi. Le battaglie imperversano nel Nord a Kyiv, ad Est a Kharkiv, nel Centro a Dnipro e a Sud a Odessa, Mariupol, Kherson e Mykolaiev. Lo Stato maggiore di Kyiv distribuisce alla popolazione opuscoli sulla resistenza urbana, sul sabotaggio delle milizie russe e su come produrre bottigliette incendiarie e molotov.

Intanto, però, infiltrati, sabotatori e doppiogiochisti diventano l’incubo della Capitale.

La sensazione è che l’invasione fatichi ad avanzare, che l’esercito russo arranchi di fronte alla risposta di un popolo che difende la Libertà e l’Indipendenza. Non è un caso che il Presidente Zelensky replichi all’offerta statunitense di scortarlo fuori dal Paese: «I need ammunition, not a ride»[10].

Anche Anonymous, noto movimento di “hack-attivismo”, si unisce alla lotta di Kyiv, lanciando una cyber-offensiva contro il Cremlino e i media del Regime, e sul proprio profilo Twitter annuncia: «abbiamo mandato offline i siti governativi e girato le informazioni ai cittadini russi in modo che possano essere liberi dalla macchina della censura di Putin». Intanto le tv russe, sottratte dagli hack-attivisti ai controlli della Propaganda di Mosca, mandano in onda la bandiera e le canzoni tipiche dell’Ucraina.

Il 27 febbraio si aprono i primi spiragli per una risoluzione diplomatica del conflitto; dopo proposte, smentite, reciproche accuse, vengono fissati i primi negoziati per il giorno successivo, a Gomel, in Bielorussia. Di contro, però, Putin mette in stato di massima allerta le forze di deterrenza nucleare e la Bielorussia comunica l’esito favorevole del referendum per accogliere sul proprio territorio le armi nucleari russe.

Nella quinta giornata di guerra si rincorrono le notizie sui negoziati.

Al tavolo Vladimir Mendinsky, capo della delegazione russa e consigliere di Putin, dichiara che il suo Paese è pronto a «negoziare a tutto campo», ma chiede il riconoscimento della sovranità russa in Crimea e la «smilitarizzazione e denazificazione» del nuovo Stato Ucraino neutrale.

La controparte, guidata dal Ministro della Difesa, Oleksiy Reznikov, accompagnato dall’Alto Consigliere alla Presidenza, Mijailo Podoliak ribadisce le proprie condizioni: cessate il fuoco e ritiro delle truppe russe.

Sul campo, intanto, i combattimenti si intensificano.

Il Presidente Macron contatta Putin, che si impegna a «sospendere tutti gli attacchi contro i civili e le abitazioni»; purtroppo, le ore successive smentiranno la sua promessa. Nel contempo, il Presidente Zelensky firma la richiesta di adesione all’Unione Europea, chiede all’omologo turco, Erdogan, di interdire l’accesso delle navi militari russe al Mar Nero alla luce della Convenzione di Montreux del 1936[11] e denuncia la Russia al Tribunale Internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità. Sotto la lente di ingrandimento del Tribunale, i bombardamenti a Kharkiv, che sarebbero avvenuti con bombe a grappolo. Inoltre, l’ambasciatore ucraino all’ONU, Segiy Kyslytsya, denuncia la Russia al Consiglio di Sicurezza ONU per crimini di guerra.

Intanto, l’economia russa scricchiola e il valore del rublo cola a picco. Per la prima volta dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917, la Borsa di Mosca resta chiusa.

Nel frattempo, le immagini satellitari di Maxar Technologies mostrano un convoglio di mezzi militari russi, lungo più di 60 km[12], che si muove, inesorabile, in direzione di Kyiv.  

Nella giornata del 1° marzo, l’ennesima pioggia di missili investe Kyiv.

Mentre il mondo resta in attesa degli esiti del secondo round di negoziati, il 2 Marzo cade la città di Kherson, strategica per assicurare continuità territoriale dalla Crimea; il Ministro degli Esteri russo, Lavrov, avverte: «la Russia non permetterà all’Ucraina di ottenere armi nucleari»[13]. Eppure, l’Ucraina non ha (e non risulta che si stia muovendo in questa direzione) armi nucleari. Ventotto anni fa, il Paese firmava il cosiddetto “Memorandum di Budapest”, con il quale si impegnava a smantellare le sue testate nucleari (effettivamente inviate in Russia per lo smaltimento nei due anni successivi) ed aderiva, formalmente, al trattato di non prolificazione nucleare.

Il 3 Marzo le delegazioni di Ucraina e Russia si incontrano di nuovo, per negoziare. Il Cremlino ha aperto a una pausa dai combattimenti per permettere la creazione di corridoi umanitari. Le parole del Presidente Putin, però, lasciano poco sperare: «sono sempre convinto che i russi e gli ucraini siano un unico popolo (…). Noi stiamo combattendo i neonazisti. I nostri militari forniscono corridoi sicuri per i civili, ma i neonazisti ucraini lo impediscono e stanno trattando i civili come scudi umani»[14].

Le reazioni occidentali[15]

Lo sdegno del mondo Occidentale è palese, unanime, e sfocia in sanzioni economico-finanziarie mirate e in azioni di ferma condanna.

Il Presidente Biden tuona: «attacco non provocato e non giustificato»[16], per il quale gli Stati Uniti e i suoi Alleati «chiederanno conto alla Russia»[17].

Joseph Borrell, Alto Rappresentante per la Politica Estera Europea, parla delle «ore più oscure per l’Europa dalla fine della seconda Guerra Mondiale. Questa non è solo la più grave violazione del Diritto Internazionale, è una violazione dei principi fondamentali della convivenza umana. L’Europa risponderà nel modo più energico possibile»[18].

Misure «massicce e mirate», volte a indebolire «la capacità di modernizzazione» della Russia e «bloccare l’accesso delle banche russe ai mercati finanziari europei» e statunitensi vengono predisposte, implementate e inasprite nel giro di poche ore, per tentare di colpire la Russia, infiacchirne e spezzarne l’economia, e costringere Putin alla resa.

Le sanzioni mirano agli asset delle èlite e degli oligarchi russi, bloccandoli e congelandoli, nonché a quelli di Putin e di Lavrov. A questi ultimi, si nega la liberta di viaggiare negli Stati Uniti, senza estendere il provvedimento all’Europa per lasciare aperta una porta alla soluzione diplomatica.

Si colpiscono alcune banche russe, negli Stati Uniti come in Europa, mentre il premier inglese, Boris Johnson, le mette tutte al bando.

L’Occidente mina il settore finanziario, il settore energetico, i trasporti e le esportazioni di beni anche a duplice uso (militare e civile); le cosiddette “black list” di USA e UE si popolano di nuovi nominativi di persone fisiche russe.

L’Europa pone il veto anche alle esportazioni di aerei, nonché di parti e attrezzature dell’industria aeronautica e spaziale. Il divieto si estende anche le tecnologie di raffinazione per l’industria petrolifera, nel tentativo di colpire ulteriormente l’economia russa, il cui PIL e il tasso di cambio del rublo sono legati a doppio filo con i prezzi del petrolio.[19]

Lo spazio aereo europeo viene chiuso ai veicoli, militari e civili, di provenienza russa.

Almeno per il momento resta indenne l’approvvigionamento del gas, e la Russia rassicura che le forniture non saranno sospese.

Il 25 febbraio, con l’entrata in vigore del secondo pacchetto di sanzioni, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, è stata chiara: «Putin deve pagare un prezzo elevato per questa guerra ingiustificata»[20].

Inoltre, l’Occidente arma l’Ucraina.

È la prima volta nella sua storia che l’Europa si attiva per inviare armamenti. Per dirla con le parole del Cancelliere tedesco, Olaf Scholtz, «in questa situazione, è nostro dovere aiutare l’Ucraina nella migliore maniera possibile»[21].

Non a caso, Berlino annuncia un ingente aumento della sua spesa militare per la Difesa, che passerà dall’1.5% al 2% del PIL, e la creazione di un fondo da 100 miliardi di euro per rafforzare le capacità di difesa del Paese.

Il temuto Swift: cos’è e perché spaventa la Russia?

E dopo giorni di tentennamenti, minacce e opposizioni interne all’Unione, arriva la notizia di accordo fra Europa, Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna per estromettere alcuni istituti bancari russi dal circuito SWIFT.

La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication è un circuito di scambio di transazioni economiche e informazioni, che collega oltre 200 nazioni e circa 11000 banche in tutto il mondo, utilizzato soprattutto nelle le operazioni di trasferimenti monetari internazionali per garantirne la tracciabilità e la trasparenza.

Ogni banca è identificata da un codice alfanumerico univoco, che permette di seguire e ricostruire la titolarità, il percorso e la destinazione di qualunque flusso finanziario.

Escludere la Russia dal circuito equivale all’escluderla dalla quasi totalità delle le transizioni internazionali.

Se da un lato si tratta di una misura volta a «paralizzare la capacità di Putin di finanziare la sua macchina da guerra»[22], dall’altro la sanzione colpisce la stessa economia occidentale ed europea, creando problematiche sia per le istituzioni creditizie e finanziarie non russe, sia potenziali rischi nelle dinamiche di finanziamento e di regolamento delle forniture di gas.

Un’arma a doppio taglio.

All’interdizione per alcuni istituti di credito russi dal circuito (VTB Bank, Bank Rossiya, Bank Otkritie, Novikombank, Promsvyazbank, Sovcombank e Verb.rf) si affianca il congelamento dei beni ed il blocco delle transazioni della Banca Centrale Russa.

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L’ambigua posizione cinese

Non si sbilancia, invece, la Cina di Xi Jinping.

Pechino segue «da vicino la situazione in Ucraina»[23].

In un clima di ambigua cautela, il Dragone cerca di rimanere in equilibrio tra il perseguimento della sua storica politica di non interferenza e l’appoggio all’alleato russo. Criticate le sanzioni, spinge perché si ritorni al dialogo nel rispetto della «sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi, in conformità con gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite»[24].

Restano comunque validi gli accordi dello scorso 4 febbraio sulla resilienza energetica, quelli sull’uso condiviso dei sistemi satellitari Glonass e Beidu che dovrebbero sostituirsi all’americano GPS e all’europeo Galileo, ed è confermata la notizia della costruzione di un maxi-gasdotto Gazprom che unirà Cina e Russia.

Regge anche la partnership fra i due stati nel settore aerospaziale. Fondamentale per la Russia, vista l’estromissione dal circuito SWIFT, lo studio cinese per la creazione di un circuito alternativo.

La crisi umanitaria

Intanto, processioni di donne e di bambini si riversano sulle frontiere europee; un esodo inarrestabile, negato dal governo centrale ucraino solo agli uomini fra i 18 e i 60 anni in grado di combattere.

Nel contempo, la stazione di Leopoli è diventata il centro nevralgico di smistamento di chi può e vuole cercare riparo in Occidente.

Secondo le stime dell’ONU, quasi un milione persone sono fuggite dall’Ucraina in questa prima settimana di conflitto; le stime di medio termine ipotizzano l’uscita dal Paese tra i 4 e i 7 milioni di persone, circa un sesto dell’intera popolazione ucraina.

Stupisce l’atteggiamento di ritrovata disponibilità da parte dei paesi del Blocco di Visengard, da sempre restii all’accoglimento dei profughi in fuga dai conflitti. Il presidente ungherese Orbán, che negli scorsi anni ha innalzato muri anti-migranti lungo i confini del suo Paese, ha previsto la totale apertura ad accogliere i profughi ucraini.

Sorprendono meno, purtroppo, le accuse di profilazione razziale e i ritardi nell’ingresso in Europa orientale dei profughi di colore.

Eloquenti sono state le parole di Biden che, nell’annunciare l’invio di 350 milioni di dollari di aiuti economici, afferma che «si hanno due opzioni: iniziare una terza guerra mondiale, entrare fisicamente in guerra con la Russia, oppure assicurarsi che un Paese che agisce in modo così contrario al Diritto Internazionale paghi un prezzo per averlo fatto.»[25]

Anche l’Europa cerca di rispondere finanziariamente alla crisi umanitaria, attivando un ingente pacchetto di misure di sostegno per il popolo ucraino, pari a circa 1.2 miliardi di euro in aggiunta ai 45 milioni precedentemente stanziati.

E, parallelamente all’ingrossarsi delle file di profughi ucraini ai confini con l’Occidente, all’interno della Russia giorno dopo giorno si allungano le code ai bancomat, e l’inflazione si gonfia.

Scrive Sergei Lavrov nella Dichiarazione del Ministro degli Eteri della Russia sul ruolo dell’Unione Europea nei fatti ucraini dello scorso 28 Febbraio: «I funzionari di Bruxelles, che fino a poco tempo fa si dipingevano come “partner strategico” del nostro Paese, ora non si fanno scrupoli a dire che intendono infliggere “il massimo danno” alla Russia, “colpire i suoi punti deboli”, “distruggere la sua economia sul serio” e “impedire la sua crescita economica”. Vogliamo assicurarvi che non sarà così. Le azioni dell’Europa non rimarranno senza risposta. La Russia continuerà a perseguire i suoi interessi nazionali vitali a prescindere delle sanzioni e delle loro minacce. È ora che i Paesi occidentali capiscano che il loro dominio inviso nell’economia globale è da tempo cosa del passato»[26].

In “Niente e così sia”, Oriana Fallaci ha scritto: «Non chiedere chi ha vinto: non ha vinto nessuno. Non chiedere chi ha perso: non ha perso nessuno. Non chiedere a cosa è servito: non è servito a nulla. Fuorché ad eliminare cinquemila creature fra i diciotto e i trent’anni».

La sensazione è che da entrambi i lati delle barricate si possa solo perdere.


[1] F. KAFKA, Tagebücher 1912-1914, Frankfurt a. M., Fischer, 2008, 165; testo in lingua: «Deutschland hat Russland den Krieg erklärt. – Nachmittag Schwimmschule».

[2] https://twitter.com/Conflicts/status/1496681696585990146; traduzione: «ho qualche parola per chi fosse tentato di interferire con quanto sta succedendo: chiunque cerchi di ostacolarci, sappia che la risposta russa sarà immediata e porterà a conseguenze che non avete mai visto nella storia. Siamo pronti per ogni sviluppo, tutte le decisioni necessarie sono state prese. Spero di essere ascoltato».

[3] https://twitter.com/DefenceU/status/1496495856429772805

[4] https://www.limesonline.com/guerra-ucraina-notizie-mondo-oggi-24-febbraio-invasione-russia-donbas/126838

[5] Per scelta editoriale, si è preferito ricorrere alla traslitterazione dell’ucraino Київ piuttosto che alla più conosciuta e utilizzata versione russa, Kiev.

[6] https://twitter.com/DmytroKuleba/status/1497058048430460934; traduzione mia: « L’ultima volta che la nostra Capitale ha subito qualcosa di simile è stato nel 1941, quando è stata attaccata dalla Germania nazista. L’Ucraina ha sconfitto quel demone e sconfiggerà anche questo. Fermare Putin. Isolare la Russia. Tagliare ogni legame. Cacciarla fuori dal mondo»

[7] https://tg24.sky.it/mondo/2022/02/25/guerra-ucraina-russia-zelensky-lasciati-soli

[8] https://www.repubblica.it/esteri/2022/02/25/news/situazione_guerra_ucraina_russia_cose_successo_oggi-339271256/

[9] https://www.ilsole24ore.com/art/le-sanzioni-dell-occidente-contro-russia-AE6ncCGB

[10]https://www.ctvnews.ca/world/zelensky-refuses-u-s-offer-to-evacuate-saying-i-need-ammunition-not-a-ride-1.5797367; traduzione: «Mi servono munizioni, non un passaggio».

[11] La Convenzione di Montreux del 1936 è applicabile sia sulle navi commerciali che sulle navi da guerra. Per le prime, la convenzione riconosce il diritto incondizionato di transito nel Mar Nero a navi di qualsiasi bandiera; il diritto è valido anche in tempi di guerra se la Turchia non è belligerante altrimenti il diritto di transito è assicurato alle sole navi battenti bandiera di Paesi non in guerra con la Turchia o, comunque, non favorevoli ai nemici dello Stato turco. Per quanto concerne le navi da guerra, invece, il diritto di transito è assicurato, in tempi di pace, alle navi di piccole dimensioni, da superficie e ausiliari, battenti qualsiasi bandiera. Viceversa, in tempi di guerra, la Convenzione distingue fra due ipotesi: 1. Quando la Turchia non è stato belligerante, fatta eccezione dei casi di intervento sulla base di trattati di mutua assistenza, è posto il divieto di transito per le navi di Paesi belligeranti ma non in conflitto con la Turchia. 2. Se la Turchia è belligerante, il transito è a discrezione del Governo turco.

[12] https://tg24.sky.it/mondo/2022/03/01/russia-ucraina-convoglio-mezzi-militari-kiev

[13]https://www.lastampa.it/esteri/2022/03/01/news/guerra_in_ucraina_bombe_su_kiev_e_kharkiv_sventato_un_complotto_ceceno_per_uccidere_zelensky_biden_putin_pensava_che_no-2865976/

[14] https://www.open.online/2022/03/03/russia-vs-ucraina-vladimir-putin-vs-zelensky-nazisti-video/

[15] Per una precisa elencazione delle sanzioni che hanno colpito Russia, società, banche, oligarchi e personalità russe, si rimanda a: https://www.corriere.it/economia/aziende/cards/russia-tutte-sanzioni-contro-putin-colpiti-oligarchi-politici-banche-aziende/logica-sanzioni.shtml

[16] https://twitter.com/POTUS/status/1496691470862106631

[17] https://twitter.com/POTUS/status/1496695560849473536

[18]https://www.rainews.it/articoli/2022/02/ue-e-nato-condannano-laggressione-putin-fermi-subito-la-guerra-a9377182-1298-4674-881a-678068580f78.html

[19]Sulla correlazione fra prezzo del petrolio e corsa al cambio USD-RUB: http://www.eurasianbusinnessdispatch.com/ita/archivio/La-correlazione-tra-il-prezzo-del-petrolio-e-il-corso-del-cambio-in-Russia-e-Kazakhstan-di-Marco-Piga-357-ITA.asp

[20]https://www.rainews.it/articoli/2022/02/battaglia-a-kiev-imprevista-resistenza-contro-i-russi-zelensky-agli-europei-venite-a-combattere-a020a2ff-fc30-4d15-b7f5-2faadf908511.html

[21]https://www.corriere.it/esteri/22_febbraio_26/biden-terza-guerra-mondiale-4ac0546e-974d-11ec-ae45-371c99bdba95.shtml

[22] https://www.rainews.it/articoli/2022/02/von-der-leyen-vogliamo-paralizzare-la-capacit-di-putin-di-finanziare-la-sua-macchina-da-guerra-9a607fd7-ec6e-4064-b8cd-cccb1c6e19bd.html

[23] Portavoce del Ministro degli Esteri, Wan Wenbin.

[24]https://www.huffingtonpost.it/esteri/2022/02/25/news/cina_bifronte_ma_xi_alza_il_telefono_e_spinge_putin_a_negoziare-8843755/

[25] https://www.agi.it/estero/news/2022-02-26/ucraina-biden-sanzioni-modo-per-evitare-guerra-mondiale-15795219/

[26]https://roma.mid.ru/it/press-centre/dichiarazione_del_ministero_degli_esteri_della_russia_sul_ruolo_dell_unione_europea_nei_fatti_di_ucr/

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