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Nel suo giocolibro “Choose Your Own Apocalypse” (pubblicato in Italia con il titolo “The Apocalypse Game”), Robe Sears ci fa indossare i panni di un impiegato di un immaginario Dipartimento per la Continuità (Globale) delle Nazioni Unite dedicato esclusivamente a scongiurare l’apocalisse. In una delle tante assurde avventure che ci ritroviamo a vivere, finiamo in un ufficio sotterraneo del Cremlino, faccia a faccia con i responsabili di un progetto segreto del governo russo che mira alla creazione di ‘armi digitali’ per influenzare l’opinione pubblica (di solito questo è il momento in cui si dice “ogni riferimento è puramente casuale”). Tuttavia, se di solito sono i russi ad essere accusati di sguinzagliare contenuti per pilotare gli esiti di numerosi eventi elettorali in Occidente, questa volta i carnefici del disastro sono ignoti e noi, in quanto addetti al salvataggio del mondo, siamo andati a chiedere aiuto proprio a Vladimir Putin. Una potente arma digitale sta infatti seminando il caos in tutto il globo e i russi, in quanto esperti nel settore, sono gli unici che possono aiutarci; ciò che però è a dir poco peculiare è la scelta di Sears di dare a quest’arma fuori controllo la forma di meme.  

Esatto, proprio un meme, una di quelle immagini o video dalla diffusione virale sui social network che prendono vita quasi per caso e finiscono per essere usati da milioni di persone per esprimere un determinato messaggio o trasmettere un preciso stato d’animo. “Non è un meme qualunque”, ci dice una disperata funzionaria UE a Bruxelles, “Basta un’occhiata e chi lo guarda può accusare una raffica di sintomi. Perdita dell’empatia. Mentalità vittimistica. Incapacità di scendere a compromessi. Paranoia. Diffidenza verso le prove scientifiche. Distacco dalla realtà. Eczemi sulla schiena e sulle mani. E dopo l’esposizione iniziale i sintomi non fanno che peggiorare, finché il soggetto non è completamente radicalizzato.”  (Suona familiare?)

Tralasciando l’intento satirico dell’autore, ciò su cui dovremmo porre la nostra attenzione è che, come potenziale arma di distruzione di massa, efficace contro il cosiddetto Occidente, venga scelta non un’arma vera e propria, bensì un banalissimo elemento della nostra quotidianità digitale. La premessa a questa idea (apparentemente surreale) è quella per cui i social network e i suoi mezzi e stili comunicativi abbiano talmente permeato la nostra società, che potrebbero benissimo trasformarsi in nuovi cavalli di Troia per penetrare le nostre difese e permettere ai nostri ‘avversari’ di vincere la sempiterna, ed oggi rinnovata, competizione tra i due poli.

Comunicazione politica 2.0: a colpi di meme!

Scenari apocalittici a parte, i social oggi occupano sicuramente una grossa parte della vita di molti di noi e sono riusciti anche ad entrare stabilmente nel mondo della politica. Il punto d’inizio di questa nuova tendenza è stato sicuramente la campagna per la Brexit del 2016, anche se già Barack Obama aveva aperto la strada a questa innovazione qualche anno prima. È interessante constatare come una nuova fase di questa comunicazione politica 2.0 venga inaugurata proprio dal successore di Obama, Donald Trump: il Trumpismo ha realizzato una vera rivoluzione nella comunicazione istituzionale, contribuendo anche alla nascita di una nuova retorica ed iniziativa diplomatica alla quale abbiamo dato il nome di dottrina Twitter. Questa definizione ci dice che, oltre ad essere stata feroce e provocatoria, la retorica trumpiana è stata innovativa soprattutto nel fatto di aver cambiato il suo ambiente social: se la campagna per la Brexit è stata combattuta su Facebook, il Trumpismo prediligerà assolutamente Twitter. Ed è proprio su Twitter che oggi osserviamo un curiosissimo fenomeno collegato a quella che ci siamo divertiti a definire social diplomacy.

Ascoltando le brevi parentesi che i TG intasati dalla pandemia dedicano alla politica estera, si potrà notare che a tenere banco in questo momento è una nuova crisi ucraina, che ha, a sua volta, dato inizio ad una nuova fase della competizione fra Russia e Stati Uniti (gli appassionati di storia diranno “Sai che novità”). Come il passato ci insegna, ogni ‘competizione’ tra stati richiede che questi ultimi promuovano la loro posizione, i loro valori e le loro ragioni per essere considerati ‘dalla parte giusta’. In breve, prima della corsa agli armamenti, c’è la corsa alla propaganda. Fenomeno affascinante e complesso, la propaganda si è evoluta nel tempo con l’evolversi delle tecnologie e dei mezzi di comunicazione; ergo, se un’occhiata nemmeno troppo approfondita all’account Twitter ufficiale dell’Ucraina può dirci qualcosa, quel qualcosa sarebbe che la propaganda, oggi, si presenta sotto forma di meme. Irriverenti e tremendamente espliciti nel loro modo di riferirsi al vicino russo e all’attuale situazione di tensione, i meme usati dall’account ucraino potrebbero in realtà celare una doppia funzione comunicativa, una più evidente ed una sommersa. Quella più evidente è sicuramente quella della sopracitata propaganda, con la promozione della posizione dell’Ucraina, in quanto parte lesa, e con la rappresentazione negativa dell’avversario russo, in quanto aspirante invasore e sprezzante delle regole del diritto internazionale. Tuttavia, ciò su cui faremmo meglio a porre la nostra attenzione è la funzione sommersa, ossia quella diplomatica.

Twiplomacy, tra la public diplomacy e lo shitposting

Nonostante l’account ucraino menzioni spesso (sia nel senso letterale di menzionare, sia in quello derivato di taggare) l’account ufficiale della Russia, Mosca da parte sua raramente sembra abboccare all’amo della provocazione e preferisce non cimentarsi in queste schermaglie social, che possono essere ben rappresentate dal termine shitposting. Chi sembra reagire maggiormente ai tweet pubblicati è il pubblico degli user comuni, i quali sono spesso e volentieri user ‘occidentali’, ovvero appartenenti agli stati alleati degli Stati Uniti e che, per estensione, dovrebbero sostenere l’Ucraina in questo momento critico. Basta dare uno sguardo veloce a like, retweet e commenti per capire quanto sia variegato il pubblico raggiunto da questi contenuti. Questo approccio rientra pienamente in quella pratica nota come Public Diplomacy, una branca della diplomazia il cui scopo principale è quello di coinvolgere attraverso svariati mezzi o attività un ampio pubblico a livello internazionale, di modo che esso possa costruirsi un’opinione favorevole del paese che intente promuoversi. Alla pari della propaganda, anche la public diplomacy si è evoluta col passare del tempo, per cui non è strano che oggi si parli di digital diplomacy, o public diplomacy 2.0, riferendosi all’uso dei social media come strumento di public dimplomacy, così come sembra quasi naturale la nascita del concetto di Twitter Diplomacy, o Twiplomacy. Ma ciò a cui si sta assistendo oggi con l’Ucraina riesce ad andare persino al di là di quanto studiosi ed esperti di vario genere siano riusciti a concepire finora.

Rara occasione di risposta da parte dell’account ufficiale della Russia ad uno dei meme dell’account ufficiale dell’Ucraina

La breccia dell’Occidente

Quella in atto sul profilo Twitter di Kiev è un’operazione comunicativa estremamente complessa, nella sua semplicità. La scelta di fare shitposting attraverso i meme su un canale ufficiale ed istituzionale sdogana definitivamente la retorica diplomatica e mira direttamente a quel pubblico che con i meme e i social ha quotidianamente a che fare: i millenial e i Gen Z. È il cavallo di Troia a cui si faceva riferimento prima, la breccia nelle difese dell’Occidente, aperta, paradossalmente, non dai suoi rivali, ma da coloro che si professano alleati e che mirano a sfruttare la pressione dell’opinione pubblica per spingere i rispettivi governi ad agire in propria difesa. Perché sono i giovani under 30 quelli che scendono nelle piazze di tutto il mondo per il Friday for Future, sono quelli che in Italia hanno portato al successo il movimento delle sardine, quelli che a Hong Kong hanno sfidato il regime di Pechino prima della pandemia e quelli che in America per primi hanno dato rilevanza al movimento Black Lives Matter. E chissà che la semplice vista di un meme basti anche per farli scendere in piazza in difesa dell’Ucraina quando (e se) verrà ‘il momento’.

“Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si combatterà con pietre e bastoni”, diceva Albert Einstein. Probabilmente, persino ad una mente visionaria come la sua sembrava incredibile immaginare una futura guerra dei meme.

BIBLIOGRAFIA

Ukraine / Україна, Twitter, https://twitter.com/Ukraine/media.

Russia, Twitter, https://twitter.com/Russia.

Alison R. Holmes, J. Simon Rofe, Global Diplomacy. Theories, Types, and Models, Westview Press, Boulder, Colorado, 2016, pag. 44-49.

Ingenhoff D, Calamai G, Sevin E. Key Influencers in Public Diplomacy 2.0: A Country-Based Social Network Analysis. Social Media + Society. January 2021. doi:10.1177/2056305120981053.

Rob Sears, The Apocalypse Game (trad. a cura di Giulia Poerio), Il Saggiatore, Milano, 2020.

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