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La variegata maggioranza che sostiene il governo presieduto da Mario Draghi potrebbe sfaldarsi nei prossimi sei mesi. Molte, infatti, sono le sfide che impegneranno il Parlamento. La più importante delle quali è sicuramente l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica (PdR). La fibrillazione politica sul tema è evidente con il susseguirsi di candidature inverosimili. Per esempio quelle di Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini, e nomi di alto profilo come quello di Mario Draghi. Lo scenario più probabile è che al colle sia eletto l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri comportando l’inevitabile caduta del governo. Ma data l’impossibilità di sciogliere le Camere, i partiti dovrebbero allearsi per dar vita ad una nuova maggioranza. Sarebbe la quarta della Legislatura dopo i giallo-verdi, i giallo-rossi e gli attuali “fritto-misto”. Perché Parlamento non può essere sciolto? Perché siamo nel semestre bianco!

Che cos’è e quando inizia il semestre bianco?

Dopo la fiducia incassata dal governo Draghi sulla riforma Cartabia, il semestre bianco inizia ufficialmente oggi martedì 3 agosto 2021. Durante gli ultimi sei mesi del suo mandato Sergio Mattarella non avrà più il potere di sciogliere le Camere, come disposto dal secondo comma dell’articolo 88 della Costituzione. In ossequio al principio dei pesi e contrappesi la norma tende ad evitare che il PdR sciolga le Camere per favorire la nascita di un parlamento più propenso alla sua rielezione.

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della Legislatura

Costituzione Italiana, articolo 88

Il semestre bianco è, però, anche un periodo molto complesso nel quale la tenuta istituzionale della Repubblica è generalmente affidata alla responsabilità dei partiti politici. E oggigiorno il rischio di instabilità non può del tutto escludersi. Si potrebbe obiettare, poi, che l’elezione del nuovo PdR dovrebbe avvenire a scadenza di mandato. Se Mario Draghi fosse eletto potrebbe immediatamente sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. La storia parlamentare repubblicana, però, ha dimostrato che non sempre il semestre bianco dura dal primo all’ultimo giorno. Ad esempio: il semestre bianco di Francesco Cossiga durò circa 120 giorni (da gennaio ad aprile del 1992), mentre quello di Giuseppe Saragat durò ben 183 giorni (fonte: OpenPolis). Per cui il governo potrebbe cadere ben prima della fine del semestre. Questo porterebbe all’insolita condizione in cui il nuovo PdR dovrà immediatamente lavorare alla nomina di un nuovo governo. Inoltre, secondo il primo comma dell’articolo 88 della Costituzione, il PdR può sciogliere le Camere sentiti i loro Presidenti. Quindi fintantoché i partiti saranno capaci di dar vita a maggioranze utili a sostenere un governo le Camere non saranno sciolte. Questi avranno, così, garantita la sopravvivenza sino alla scadenza naturale della legislatura.

Tra scenari e fantapolitica

Se consideriamo i dissidi che hanno caratterizzato la dialettica politica nelle ultime settimane (dal ddl Zan, alla riforma della giustizia, passando per il GreenPass) si comprende come i partiti si stiano preparando per una nuova stagione che potrebbe rallentare o mettere in discussione le necessarie riforme per l’attuazione Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).  

Il primo banco di prova sarà la riforma della giustizia. La riforma Cartabia approderà martedì 3 agosto alla Camera dei Deputati dopo essere stata licenziata dal Consiglio dei Ministri lo scorso giovedì 29 luglio. I malumori della Lega e del Movimento 5 Stelle hanno fatto tremare il governo per qualche ora. E non è un caso che il governo abbia deciso di chiedere il voto di fiducia. Come è noto, questo espediente ha la controindicazione di blindare il testo da votare facendo decadere tutti gli emendamenti. È chiaro quindi che Mario Draghi non voglia problemi e punti all’approvazione della riforma (almeno in un ramo del Parlamento) prima della pausa estiva. Ma l’aver posto la fiducia sul disegno di legge di riforma della giustizia è un sintomo di un malessere più profondo. Malessere che si era già precedentemente manifestato con la bagarre sul Green Pass e la strana convergenza Lega – Italia Viva sul ddl Zan.

Molto commentatori sostengono che nessun partito abbia interesse a far cadere il governo Draghi. Tuttavia, proprio l’insolita sequela di dichiarazioni di apprezzamento tra il partito di Salvini e quello Renzi fanno pensare che il baricentro della maggioranza si stia spostando. Questo potrebbe rappresentare un problema per il governo. Fino ad ora Mario Draghi è riuscito (quasi) sempre a ricompattare i suoi ministri. Tuttavia le prossime proposte di riforma (tra cui quella del fisco) potrebbero aumentare il solco tra alcuni membri della maggioranza. Questo accelererebbe i tempi per l’elezione di Draghi al Quirinale.

Per tale ragione, l’assenza della minaccia di scioglimento delle Camere da parte del PdR potrebbe aumentare l’indisciplina politica e far venir meno il senso di responsabilità . Condizione necessaria in una situazione delicata come quella attuale. Siamo tretti tra una pandemia che non accenna a terminare e una stagnante crescita economica. La stabilità dell’Italia è conditio sine qua non per ottenere i 209 miliardi di euro del Next Generation EU. Perderli a causa di giochi macchiavel-politici sarebbe un prezzo troppo alto da pagare. L’appello alla responsabilità deve servire da monito per non trasformare il semestre bianco del PdR nel semestre dell’instabilità.

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