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La politica è Sanremo, Sanremo è la politica. Anche quest’anno, edizione 72 del Festival, non sono mancati i passaggi politici in quel dell’Ariston. Riviviamo tutto.

ROMANZO QUIRINALE ALL’ARISTON

“Il Mattarella dell’intrattenimento”, è così che si fa presentare Rosario Fiorello, facendo il paragone tra il bis a cui è stato costretto il nostro Presidente della Repubblica e il “tris” al quale è stato costretto lui dal suo amico Amadeus. Lo stesso Amadeus, facendo eco a Fiorello, ha dedicato un omaggio a Sergio Mattarella, il quale ha gradito le congratulazioni e ha chiamato personalmente il presentatore per ringraziarlo.

L’ENERGIA ANARCHICA DI DARGEN D’AMICO

In questo tripudio di velata ironia e congratulazioni musicali, Dargen D’Amico, non interpellato, dice la sua alla fine dell’esibizione della serata Cover, rimuovendo la patina romantica che stampa e media hanno finora attribuito alla conclusione di questo “Romanzo Quirinale”:

Mi raccomando le votazioni, che sai in Italia facciamo sempre quelle cialtronerie alle votazioni, hai visto il Presidente della Repubblica…”

Non contento, fa il bis durante la finale, lanciando una frecciatina al governo italiano, accusato di essersi “dimenticato dei piccoli artisti”.

FESTIVAL ANTI-COVID

Sorprendentemente (ma forse nemmeno troppo), sì è parlato poco di coronavirus e pandemia. Ad esclusione delle critiche di Dargen, gli unici riferimenti espliciti sono arrivati da Fiorello, con la sua gag degli spasmi al braccio controllato “dai poteri forti”, e da Checco Zalone, che ha portato sul palco il personaggio di Oronzo Carrisi, il cugino virologo di Albano che teme di trovarsi a breve senza lavoro. Quella che traspare è una voglia incontenibili di urlare che “la pandemia è finita”, e avremmo anche potuto crederci se non fosse stato per il pubblico rigorosamente provvisto di FFP2.

CO-CONDUTTRICI IMPEGNATE (E NON)

L’attrice Ornella Muti è la prima ad affiancare Amadeus sul palco dell’Ariston ed ha immediatamente fatto discutere per la sua posizione a favore della legalizzazione dell’uso della cannabis.

La seconda compagna di viaggio di Amadeus, l’attrice Lorena Cesarini, ha portato sul palco il tema del razzismo, denunciando i commenti degli hater che l’hanno presa di mira subito dopo l’annuncio della sua partecipazione alla kermesse.

Quarta co-conduttrice è stata Maria Chiara Giannetta, attrice protagonista della popolare fiction Blanca, dove interpreta una ragazza che perde la vista a tredici anni; ed è proprio ispirandosi al personaggio della sua serie che Maria Chiara decide di parlare di disabilità.

Infine, per la finale, arriva Sabrina Ferilli, che sdogana l’idea del monologo impegnato e della presenza di una co-conduttrice vincolata ad un tema sociale, e ci regala piuttosto un anti-monologo con tema la leggerezzae la sua necessità nelle nostre vite in tempi così difficili.

CHECCO VS DRUSILLA – DIVERSITÀ VS UNICITÀ

Ha fatto molto discutere anche la cosiddetta favola LGBTQ di Checco Zalone, la quale voleva essere un modo per deridere l’ipocrisia ignorante dell’omolesbobitransfobia, ma che da molti (Vladimir Luxuria in testa) è stata criticata per l’utilizzo di alcuni stereotipi, tra cui quello che associa una persona transessuale alla figura di sex worker.

Ma ecco che la sera dopo arriva Drusilla Foer: celebrata da molti e osteggiata da altrettanti (tra cui il senatore Pillon), la nobildonna toscana svolge con classe impeccabile il suo ruolo di terza co-conduttrice e a fine serata ci regala un monologo, non sulla normalità della diversità, bensì sulla celebrazione dell’unicità di ciascuno e sulla rivoluzionaria arte dell’ascolto dell’altro.

FRATELLI D’ITALIA VS ROBERTO SAVIANO

Chiamato a commemorare i trent’anni della Strage di Capaci e della Strage di Via d’Amelio, Roberto Saviano è stato oggetto di aspre critiche per la sua partecipazione al festival. Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia e membro della Commissione di Vigilanza Rai, ha definito la presenza dello scrittore “un oltraggio”:

“Cosa c’entra la presenza di un autore che ha creato una vera e propria mitopoiesi in prodotti seriali e letterari della criminalità organizzata producendo sfilze di antieroi come in Gomorra e Zero con il ricordo di Falcone? Ha lucrato sulla mitopoiesi della mafia. Sanremo è un festival nazionalpopolare che tutti amiamo, non possiamo permettere che si trasformi nel Festival della telepredica progressista.”

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA, TRA COREOGRAFIE TRAVISATE E CATASTROFE IMMINENTE

Il duo composto da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina ha portato a Sanremo “Ciao Ciao”, un racconto dissacrante sulla fine del mondo imminente accompagnato da un balletto alla Tik Tok che, alla fine della canzone, conclude con un pugno chiuso sollevato. Tanto è bastato per gridare allo scandalo e alla propaganda comunista sul palco dell’Ariston!

In effetti un messaggio questi due artisti vogliono lanciarlo, anche se probabilmente non è lo stesso di quello lanciato da “Bandiera Rossa”, bensì quello della crisi climatica, una questione reiterata anche durante la serata delle cover, in occasione  della quale il cantante e DJ Cosmo, loro “ospite”, ha fatto riecheggiare tra le note di “Be My Baby” le parole “Stop Greenwashing”. Non a caso, l’azienda ENI, principale sponsor del festival, è stata oggetto di una protesta di Greenpeace proprio di fronte al teatro Ariston nei giorni scorsi: l’accusa degli attivisti ambientalisti nei confronti dell’azienda è proprio quella di greenwashing, ovvero di voler ricostruire la propria immagine nel segno dell’ambientalismo (un esempio ne è il “green carpet” del festival), salvo poi non far corrispondere a questi proclami un impegno concreto.

LA POLITICA A SANREMO E SANREMO TRA I POLITICI

Molti dei protagonisti della scena politica nostrana non hanno mancato di dire la loro sui social media.

C’è chi ne ha approfittato per fare campagna vaccinale:

Chi commenta il risultato finale:

Chi cerca di diventare kingmaker di Sanremo:

Chi elogia l’anti-monologo di Sabrina Ferilli:

Chi difende il pezzo di Checco Zalone:

Ma soprattutto, c’è stato chi è rimasto sveglio fino alle 5 del mattino per scrivere un tweet che è riuscito a farlo finire in trend topic:

(P.S.: Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, è nato a Milano.)

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