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È stata una lunga corsa e noi, nel nostro piccolo, abbiamo provato a raccontarvela. Il tutto si è concluso con un epilogo gattopardiano: nulla è cambiato, per far sì che tutto cambi. Mattarella, rieletto Presidente della Repubblica resta al Quirnale, Draghi resta a Chigi. Ma sullo sfondo le cose stanno mutando: coalizione liquefatte, tradimenti, disastri comunicativi e capolavori politici. L’assetto, da oggi, rischia di cambiare. Prima di voltare pagina abbiamo fatto un bilancio: tra chi ne esce bene e chi ne esce male, ecco i nostri voti ai leader!

I voti di Nicholas Loss

Salvini – Ha la possibilità di fare la partita e ci prova in tutti i modi. Viene strattonato a destra e a sinistra dovendo cercare di non deludere gli alleati di governo e gli alleati della coalizione di centrodestra. Pecca in esperienza e la conclusione, per quanto valida, non è proprio la più gradita per il centrodestra. Voto: 3

Conte – Ne esce a pezzi. Ad inizio settimana è il leader che sta operando nel migliore dei modi, poi con il passare dei giorni si è impantanato nelle diatribe interne del suo partito che l’hanno messo in difficoltà. Le uscite di venerdì sulla Presidente donna che portano a bruciare il nome di Belloni distruggono quanto di buono aveva fatto. Voto 2

Letta – Rimane in disparte, silenzioso e aspetta il fallimento in aula del centrodestra. Il risultato finale lo porta ad una parziale vittoria ma la sensazione è che sia arrivata più dagli eventi che da una reale partecipazione attiva del segretario dem. Aveva l’occasione di posizionare e dare un’identità al Partito Democratico ma non ne ha approfittato. Voto: 3  

Meloni – Non ha grande margine di azione e non è difficile per lei fare bella figura. Rimane in disparte lasciando a Salvini l’onere di rappresentare il centrodestra e lo lascia andare a sbattere. Dimostra, ancora una volta, che il suo partito è granitico e la segue fedelmente. Mantiene la sua linea, ovvio che dall’opposizione tutto è più facile. Voto: 7

Renzi – Uno dei vincitori, a mio parere, di questa elezione. Il “bomba” è riuscito ad uscirne positivamente non facendo il Renzi. È rimasto in disparte senza fare il solito fenomeno, alzando la voce nei momenti giusti: per mettere il veto a Belloni e per intestarsi Mattarella. Si nota l’esperienza e le doti da stratega politico. Voto: 8

Berlusconi – Messo qui solo per dire che si è sentita la sua mancanza. Le sue abilità politiche e la sua esperienza avrebbero potuto far andare le cose diversamente. Il suo partito, a mio parere, esce distrutto da queste elezioni quirinalizie.  Voto: SV

Tandem Casini-Mastella – A mio modesto parere i vincitori del gioco. Si sono mossi insieme, Mastella in tv da Mentana preparando il terreno con sketch e gag, Casini in Parlamento con contatti ed incontri con i grandi elettori. Se come si dice moriremo tutti democristiani, è chiaro e palese che per quanto riguarda i giochi del palazzo i democristiani sono capaci di giocare. Voto: 10

I voti di Giovanni Manco

Conte – Peggiore in campo senza se e senza ma. Parte a razzo con una narrazione anti Draghi che viene poi smentita da Grillo, viene data quindi riprova della spaccatura interna al M5s. È quindi costretto a fare reframing: “Non è un NO a Draghi, ma un SI a Draghi affinché resti al governo”. Il tentativo è sofisticato, comunicativamente, ma non attacca. Non fa mai un nome vero limitandosi ad elencare caratteristiche generiche come “Una donna” o “Nome di alto profilo”. La sua leadership ne esce surclassata. Tutta acqua al mulino Di Maio. Voto: 2

Letta – La sua rosa è stata chiara fin dall’inizio: o Draghi o Mattarella. Ha fallito nel tentativo di portare il primo al Quirinale, ma si accontenta dell’altro petalo del suo fiore. Resiste alla tentazione di invocare ad una donna, e per questo ne esce con una faccia più pulita – rispetto agli altri – in termini di coerenza. Anche perché il suo NO a Belloni è stato chiaro, quasi che ci poteva scappare la rottura con il M5s. Bravo anche a tenere unite le millemila correnti del PD. Voto: 6

Renzi – Meno kingmaker del solito, ma comunque bravo a colpire quando opportuno. All’inizio fa il nome di Casini, ma è bravo a ripiegare su Mattarella rivendicandoselo con tutti gli interessi: “L’ho voluto io nel 2015”. Buona perfomance, ma non c’erano dubbi: quando si tratta di fare politica, in senso machiavellico, ha pochi eguali in questo Parlamento. Voto: 7

Salvini – È il regista della corsa al Quirinale, ma come spesso gli capita quando ha molto potere in mano, va in panne e perde la lucidità. Poteva avere la grande occasione di far eleggere un Presidente d’area cdx, invece è costretto a ripiegare su Mattarella e tenta – inutilmente – di spacciarla per una vittoria. Prima la rosa Nordio-Pera-Moratti, poi la narrazione della Presidente donna, ma è evidente che Mattarella non rientra nell’identikit. Conferma la regola del blame game: chi troppo comunica, si espone al rischio della figuraccia. Tant’è che alcuni tweet, sono invecchiati malissimo. Per completare il quadro, apre una voragine abnorme nel centrodestra. Voto: 4

Meloni – Dove sbaglia Salvini, guadagna lei. Si intesta le esternalità positive nascenti dagli errori del suo compagno d’area. Il centrodestra ne esce rotto, vero, ma lei è più forte che mai: immagino un ulteriore crescita elettorale, nei prossimi mesi. La linea del c’è chi dice no (a Draghi, a Mattarella) può risultare sexy per quell’elettorato di centrodestra che non gradisce la transizione istituzionale della Lega. Fratelli d’Italia, all’ultima chiama, vota compatto per Nordio e offre riprova di coerenza. Voto: 7

Il Parlamento – Il bis di Mattarella, dopo il bis di Napolitano, rischia di creare una brutta prassi. La Costituzione nulla vieta, in tal senso, ma la stessa Costituzione ha tra i principi che l’hanno ispirata l’alternanza ed il ricambio delle istituzioni. Poi mettere un Presidente nelle condizioni di accettare, obtorto collo, non è il massimo dell’eleganza. Voto: 0

I Peones – I franchi tiratori non sono mancati, e sono stati in grado di giocare una battaglia solitaria in contraddizione con le linee di partito. Obiettivo uno e solo: evitare elezione anticipate, e restare col posteriore incollato alla poltrona per un altro anno. Obiettivo raggiunto. Voto: diesci

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