salvini-meloni

Nulla togliere alla grande performance oratoria di Giuseppe Conte, eppure anche lui sembra essere caduto – lecitamente per certi versi – nei giochi politici e nelle logiche del consenso. Unificare le reti per accennare rapidamente al lockdown e poi spostarsi ad un profondo attacco politico non è stato del tutto elegante. Ma attenzione, le colpe stanno da ogni parte e rispondono tutte a quella maledetta trasformazione contemporanea che ha subito la politica: diventata campagna elettorale permanente.

Conte, ma cosa dici?

Comunque, volevamo raccontarvi una bufala sfuggita ai molti. Nel mare di parole e di invettive targate Giuseppi, molti si sono persi questo passaggio:

“L’Italia accetta di discutere il Mes non confezionato perché questi Paesi ce lo chiedono. Qualcuno dice è una trappola, allora chi ha confezionato questa trappola si assuma la responsabilità. Era il 2012, io non c’ero, c’era un governo di centrodestra e se non sbaglio la Meloni era ministro”.

View this post on Instagram

(verificabile con una semplice ricerca su Internet)

A post shared by Matteo Salvini (@matteosalviniofficial) on

Ricordate il rally round the flag effect? Il consenso si stringe intorno al leader nei momenti di massima crisi. Ebbene, la maggior parte dell’opinione pubblica si è fatta talmente tanto ammaliare dall’attacco al duo Salvini-Meloni; si è talmente esaltata davanti ad un Conte dominante; da non aver notato la falsità della dichiarazione di cui sopra. Di fatto il governo di centrodestra a cui si riferisce Conte è caduto l’11 novembre del 2011. Il Mes è nato il 27 settembre del 2012. Quasi un anno dopo. A palazzo Chigi c’era Mario Monti e la Meloni non faceva parte di quel governo.

Distrazioni di qua, distrazioni di là. Ricerca del consenso e dell’applauso. Attacchi e contrattacchi. Sicuramente noi tutti godiamo, commentiamo, ci esaltiamo, seguiamo con trasposto. Eppure, a ben vedere, c’è ben poco da esaltarsi: siamo nel bel mezzo della più grande crisi dal secondo dopo guerra.

Dunque, mi chiedo: abbiamo davvero bisogno di tutto questo teatrino, adesso?

L’aneddoto di Mauro

La risposta è, probabilmente, no. E per avvalorare questa tesi voglio riportare un aneddoto di vita vissuta. Ieri sera, per prendere sonno, scorrevo la timeline i Twitter per raccogliere un po’ gli umori del Paese. Noto subito che l’argomento di tendenza non è tanto il lockdown, quanto la “blastata” di Conte all’opposizione. Allora decido di cinguettare:

Ricevo un commento che mi appare come una rivelazione:

Allora mi rendo conto che, forse forse, stiamo davvero perdendo di vista le cose importanti. Tipo che la gente muore di Coronavirus, che non ci sono i soldi, e che la crisi è assai più grave di quello che appare.

Ora li faccio anche io i nomi ed i cognomi: Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e così via… Tutti. Ci avete fatto divertire, lo ammetto, anche io mi sono divertito, ma smettetela.

Alla fine la storia giudicherà tutti. Ma l’auspicio è che questa storia sarà quella di un Paese rinato dalle sue ceneri, e non quella di un teatro dell’assurdo che non può offrirci nulla più che pochi minuti di intrattenimento.

Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni