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Ed ora chiedete scusa agli italiani

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italiani e crisi sanitaria

La bagarre politica degli ultimi giorni ha rivelato la natura degli animi italiani e, al contempo, della propria classe dirigente. L’idillio iniziale di collaborazione tra le varie parti politiche – ampiamente sbandierato all’insegna del senso di appartenenza e della solidarietà – sembra essere andato in tilt. Eppure, sono passati poco più di due mesi dall’inizio della crisi e ci si può già sentire liberi di affermare che la gestione del tutto ricorda più un’amministrazione condominiale, che quella di uno stato in difficoltà.

Un virus “all’italiana”

L’arrivo del virus nel nostro paese è stato atteso “all’italiana”, procrastinando e sminuendo la conseguenze che esso avrebbe potuto apportare a casa nostra. Già, perché la scusa che viene sventolata in maniera trasversale da Destra a Sinistra, passando per il centro(-Sinistra) della Presidenza del Consiglio, è l’imprevedibilità della catastrofe, che autorizzerebbe chi ci governa ad attuare comportamenti contraddittori, tardivi e talvolta controproducenti, con la pretesa che gli italiani si attengano in maniera pronta ed incondizionata alle misure che quotidianamente vengono create, e nel giro di poche ore completamente stravolte. Ma perché, ora volete dirci che i terremoti o altre calamità naturali sono eventi prevedibili?

Piccoli geni e i loro assistenti

Come tutti sappiamo ogni figura istituzionale è seguita dal proprio staff, professionisti esperti soprattutto dell’analisi dell’opinione pubblica, i famosi “persuasori delle folle”, che si impegnano quotidianamente affinché i messaggi veicolati dai piccoli geni di cui muovono i fili – noti ai più come politici – abbiamo un peso rilevante nell’elettorato. La psicologia sociale è una componente fondamentale della retorica politica, ed è chiaro anche al più mediocre dei Rocco Casalino – laureato presso l’Università del Grande Fratello – che ad ogni azione istituzionale o ad ogni smarworki diretta Facebook (per dirla alla contiana) corrisponde una reazione irrazionale delle masse, che può diventare estrema ed incontrollabile nei momenti di crisi.

Le regole della comunicazione politica

La comunicazione politica in tempi di emergenza prevede delle regole ben precise tra le quali la prima, fondamentale, è stata in questi giorni infranta in ogni occasione utile: parla uno ed uno solo. A livello puramente comunicativo, non esecutivo, la fonte di riferimento deve essere un unico rappresentante autorevole. In Italia, il Covid ha magicamente triplicato la mole di personaggi di spicco, facendo risuscitare finanche volti politici di cui facevamo volentieri a meno, tipo la ribalta di Silvio Berlusconi, giunto addirittura a rivelare la propria passione per quello che un tempo era il più antipatico dei comunisti: Pier Luigi Bersani. Insomma, duri colpi per i deboli di cuore!

La baraonda generale è confluita in comunicazioni ufficiali anticipate e prontamente smentite; presidenti regionali che continuano a deliziarci a ruota libera; mille modelli di autocertificazione che sembrano ormai essere diventati una forma di intrattenimento popolare; il capo della protezione civile che ha scambiato la mascherina per un accessorio da indossare a giorni alterni; zie che mandano catene nelle nostre chat Whatsapp e così via..

Un virus nazionalpopolare

La dose di spettacolarizzazione non è mai mancata. Gli autorevoli spin doctors hanno deciso che anche la pandemia dovesse essere trattata in maniera nazionalpopolare, e così non sono mancate le dirette dai saloni televisivi italiani più amati, quasi ad inaugurare il format “Il Covid nelle vostre case”. Come se non bastasse, per sentirci tutti più vicini ed interconnessi, i profili istituzionali sui social network sono stati inondati da post che vedevano gli addetti lavorare senza tregua per fronteggiare la sventura, e non vi è abbraccio virtuale che regga il confronto con tanto slancio emotivo. Una delle foto più cliccate è senz’altro quella che vede il Presidente Conte intento a parlare alla Nazione dalla sede della protezione civile, evento e luogo riservati alle catastrofi. Risultato? Psicosi sociale.

E così siamo arrivati all’assalto delle mascherine, allo svaligiamento dei supermercati, ai comportamenti irrazionali tipici delle masse che si ricollegano al fenomeno di F.O.M.O. ( Fear Of Missing Out), il quale ci porta a reagire in maniera istintiva, compiendo scelte dettate dalla paura, che in situazioni di lucidità non ci apparterrebbero. A posteriori, gli italiani sono stati in grado di compiere un mea culpa, analizzando razionalmente i propri atteggiamenti, con la consapevolezza che nella condizione di cittadini è anche ammesso sbagliare, è ammesso avere paura, è ammesso essere confusi. Per chi ci governa, la gestione delle emergenze è invece parte fondamentale della professione, la quale comprende il compito di guidare un paese in maniera chiara ed organizzata. Quindi, per loro ed il loro entourage non sono ammesse scusanti.

Cosa farebbe un buon politico?

Infine, il manuale del buon politico spiega che le valutazioni di una crisi devono essere stabilite, ma soprattutto comunicate, soltanto ex-post, e non piena emergenza utilizzando dati scarsamente indicativi. Anche questa apparentemente semplice regola non è al momento rispettata, e quotidianamente veniamo scossi da campanelli di allarme provenienti da troppe voci diverse.

Non è colpa nostra se l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia molto prima che il virus giungesse in Italia, non è colpa nostra se è stato inizialmente accolto – nell’ingenua superficialità che, per carità, contraddistingue la razza umana, e che errare è consentito – con aperitivi e cene contro il razzismo, perché tanto “abbiamo tutto sotto controllo”, non è colpa nostra l’essere in costante stato confusionale. Ci sarà un motivo se l’ #andratuttobene lo abbiamo creato da noi, e di ciò ne siamo realmente convinti, ma quando sarà il tempo di tirare le somme forse spetterà anche ai cittadini italiani il diritto di sostenere che qualcosa potesse essere gestito in maniera differente, ma per adesso basta chiedere scusa.

Ecco, almeno chiedeteci scusa!

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