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Cosa? Federazione di centrodestra? Ha suscitato molte reazioni la recente proposta di Matteo Salvini di federare i gruppi parlamentari dei partiti del centrodestra alla Camera ed al Senato. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di garantire maggiore stabilità al governo Draghi attraverso il coordinamento della propria azione politica. Ma la proposta del “fu Capitano” cela anche un altro obiettivo: arrestare la costante crescita di Fratelli d’Italia e accreditarsi come leader di un’ampia coalizione di centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche del 2023. Una mossa che sembra aver spiazzato sia Fratelli d’Italia sia Forza Italia che, per motivi diversi, hanno freddamente accolto l’invito a federarsi.

Le ragioni di tale freddezza sono da ricercarsi ovviamente nei calcoli particolaristici effettuati dai singoli partiti.

Federazione di centrodestra: a chi conviene?

Se guardiamo alla settimana tra il 6 e il 12 giugno, infatti, la Lega ha toccato un nuovo minimo storico: il 21,3% (fonte: Termometro Politico). Nella stessa settimana, Fratelli d’Italia è cresciuto di circa un punto percentuale attestandosi al 19,7% (fonte: Termometro Politico). Si tratta uno stabile trend di crescita, il cui merito è attribuibile in larga parte al ruolo di unico partito di opposizione presente nel parlamento italiano. Pertanto, FdI non avrebbe alcun vantaggio aderendo alla federazione, ma anzi potrebbe veder calare il consenso fino ad ora guadagnato. Giorgia Meloni sarebbe costretta a moderare le proprie posizioni e a non parlare più alla “pancia del paese”. E anche se secondo una rilevazione AGI, l’unità del centrodestra varrebbe circa il 40,8% dei consensi, gli elettori di FdI che la sosterrebbero sarebbero soltanto il 24%, contro il 70% di quelli della Lega (fonte: Demopolis).

Al contrario, la Lega avrebbe molto da guadagnare. La costituzione di una federazione dovrebbe basarsi sui risultati elettorali delle scorse consultazioni e quindi garantire al partito di Via Bellerio il controllo del nascituro gruppo parlamentare. Potendo contare su 132 deputati e 64 senatori, Salvini potrebbe influenzare le scelte politiche di tutta la coalizione allontanandola o avvicinandola al governo secondo la propria convenienza.

Una morsa alla quale Forza Italia vorrebbe sottrarsi. Ma il partito di Silvio Berlusconi è ormai in caduta libera quanto a consensi.  Nella settimana tra il 6 e il 12 giugno i sondaggi lo davano al 7,2% (fonte: Termometro Politico). Troppo poco per poter minimamente sperare di influenzare l’evoluzione del campo conservatore. L’unica alternativa possibile per non finire fagocitati dalla Lega era quella di rilanciare, ecco allora che Berlusconi si è lanciato nella propostona: a questo punto, facciamo un partito unico! Un nuovo “Popolo delle Libertà” senza Fini, senza predellino e ovviamente senza il sostegno delle masse popolari che aveva caratterizzato l’esperienza del partito unico del centrodestra. L’idea, però, non è piaciuta nemmeno ai suoi fedelissimi. Come era prevedibile, è nata una fronda interna guidata dalle ministre Gelmini e Carfagna che si sono subito dette contrarie sia alla federazione sia al partito unico. Il timore è quello di ritrovarsi in uno stato di subalternità alla Lega annullando completamente l’identità di Forza Italia.

La situazione di stallo che si è creata sarà difficilmente risolta con la creazione della federazione di centrodestra o del partito unico. I tre partiti maggiori che compongono la coalizione hanno tutto l’interesse a mantenerla in vita, ma due su tre non hanno alcun interesse e alcun vantaggio nello spostare più in alto l’asticella creando un partito unico. È possibile pertanto che questa proposta cada molto presto nel dimenticatoio, a meno che Matteo Salvini non decida di spingerla sino alle estreme conseguenze accettando di creare un embrione di partito unico con la sola Forza Italia. Se così fosse, il centrodestra si sposterebbe molto di più verso il centro perdendo l’alleato in questo momento più in forma (FdI). Potrebbero spiegarsi così i blitz segreti delle ultime ore – riportano le agenzie – tra Berlusconi e Salvini.

Ma il punto centrale concerne i problemi politici che un simile scenario potrebbe generare. Seppure Lega e Forza Italia sono alleati da molti anni permangono distanze molto forti. Per esempio: il nuovo partito unico aderirà al Partito Popolare Europeo o ad un’altra famiglia europea (escluso ovviamente quella dei socialisti)? E ancora: quale sarà la posizione del nuovo partito su Unione Europea e moneta unica? E sull’immigrazione?

Se nel 2008 quando nacque il Popolo delle Libertà, Berlusconi seppe cogliere lo spirito del tempo con un Fini che stava trasformando Alleanza Nazionale in un partito più vicino al cosiddetto “arco costituzionale”, questa volta l’impressione è che la frattura tra populismo (Lega) e conservatorismo (Forza Italia) sia molto più profonda e difficile da sanare. Ed è proprio questa frattura che è intenzionata a sfruttare Giorgia Meloni per trasformare FdI nel primo partito della coalizione.

Attualmente i tempi per un progetto unitario nel centrodestra non sono ancora maturi. Gli interessi particolaristici sono difficilmente compatibili con una federazione o con un partito unico. Il risultato è quello di ritrovarsi con una coalizione asfittica, incapace di rinnovarsi e coagulare consenso.

Bisognerà allora attendere le elezioni del 2023, quando i rapporti di forza tra i partiti saranno ulteriormente chiariti, per capire quale sarà la direzione del centrodestra italiano che ad oggi rimane incerta e irta di ostacoli.

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