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(Di Caterina Bruno e Giovanni Manco)

Quando si arrivano a sfiorare i picchi del 21% – come si può rinvenire dagli ultimi dati di YouTrend – la popolarità rischia davvero di dare alla testa. Nicola Zingaretti rappresenta il chiaro esempio di cosa (non) fare se si ambisce ad essere un leader nazionale.

La lista da stilare per non trasformarsi nel robottino MAZINGA(retti) Z  sarebbe infinita, ma si potrebbe iniziare con l’idea di non fingere disperatamente di essere l’amico più simpatico della compagnia, quello che ha una soluzione ad ogni problema. Quello che in questi giorni vi ripete sempre che andrà tutto bene, o lo zio che condivide qualsivoglia messaggio speranzoso nelle vostre chat.

A Zingaretti questo non è ancora chiaro. Ne ha fatta di strada il nostro Monatalba – ehm Zingaretti – dalle scorse elezioni in Emilia-Romagna. Da allora, il leader dei Dem, si è voluto slanciare fino a porsi guida spirituale dei giovani democratici del paese. Risultato? Ne è venuto fuori un imbarazzante ibrido mal riuscito tra il peggiore degli Obama ed il migliore dei Matteo Renzi.

Na cosa brutta butta.

Riprovaci Ancora, Zingaretti!

Il buon Nicola ci ha poi riprovato, un’altra mossa è stata quella di ergersi ad hipster in controtendenza durante gli inizi dell’emergenza Covid: mentre Burioni allarmava sugli scenari preoccupanti che si sarebbero – e si sono – manifestati, Zingaretti combatteva le ansie a suon di brindisi con i giovani milanesi, supportato dall’irrefrenabile Kompagno Beppe Sala. Ma il Coronavirus, come molti sostengono, è un virus democratico: ed infatti ha colpito pure il più democratico dei democratici. Che beffa, eh?

La positività al COVID-19 è stata affrontata, da Zingaretti, con cure da tempi record, tutte abbondantemente sbandierate in rete. Poi si è mosso dai social alla passerella vera, andando a “stringere le mani” – manco fosse il Papa – a medici ed infermieri di alcuni ospedali del Lazio, gli ultimi superstiti della potatura sanitaria che porta proprio la firma del governatore e che ha condotto alla chiusura di 16 Ospedali, tra cui il “Forlanini”, centro di eccellenza per le patologie respiratorie, con la motivazione del “ce lo chiede l’Europa”.

Un’altra trovata degli ultimi giorni è stata quella di andare a ripescare l’empatia perduta – o sarebbe meglio dire mai avuta – con il nemico di sempre Matteo Renzi. Dopo essere stati protagonisti di una delle scissioni del PD più commoventi di sempre, Nicola e Matteo sono ora riuniti nel combattere tragicamente un nemico comune che no, non è il Coronavirus, ma le fake news! Agenda politica: la state facendo nel modo giusto!

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Stabilite le priorità del paese, la strana coppia si è messa subito a lavoro. Così come Renzi è stato parte lesa nell’ambito di notizie false, alla stessa stregua Zingaretti si è dichiarato intento ad innalzare anche barricate – se necessario – per combattere chi continua ad insinuare che si sia curato in una clinica privata.

Meno male che Conte c’è (?)

Con un M5S ormai scomparso, è stato proprio il PD a caricarsi il peso di un Giuseppe Conte inizialmente un po’ inetto e un po’ sublime, e accompagnarlo fino all’ascesa a sex symbol qual è ora. Ma gli scenari sembrano essere cambiati, Conte ha preso in mano la gestione della crisi in autonomia ed ora sa camminare – divinamente – con le sue sole gambe. Il Premier si è costruito scie di consenso che lo rendono inarrivabile anche per PD ed M5S. Alla fine tocca dire – per la salvaguardia del governo – meno male che Conte c’è.  

Le incomprensioni tra i giallo-rossi sono molte e l’unica costante – un po’ simpatica un po’ amara – è che qualsiasi decisione prenderà Zingaretti si rivelerà inevitabilmente sbagliata. L’ossessiva ricerca dell’immagine da leader pop ed al passo con i tempi continua a scombussolargli l’agenda politica. Nicola, forse forse, il ruolo dell’attore andrebbe lasciato a qualcuno di più talentuoso in famiglia.

Per tutto il resto, c’è Conte.

Un pensiero su “L’ATTACCO DELLA SETTIMANA – Zingaretti, il democratico combinaguai!”

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