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Ecco cosa succede quando non ci sono le idee, alla base. Ecco cosa succede nel mondo post-ideologico. Ecco cosa succede, quando finanche il primo partito di sinistra in Italia, accetta di scendere nel gioco delle tattiche di breve termine, perdendo di vista la via maestra dell’orizzonte di pensiero. Non diciamo ideologico, ma almeno di pensiero. Insomma, anche il Partito Democratico di Nicola Zingaretti – ormai da tempo – fa tutto ed il contrario di tutto per accontentare i propri micro target di riferimento.

Market-oriented-party

Ma di cosa stiamo parlando? L’approccio dei partiti è stato sempre più orientato al mercato. Market-Oriented-Party, come ci insegna Jennifer Lees-Marshment. Di cosa si tratta? A partire dagli anni 80 – Reagan e Tatcher sono stati apripista – i partiti hanno via via abbandonato gli approcci idologici volti a vendere un prodotto pre confezionato ad un elettorato fedele. Le ideologie si sono attenuate, i vecchi cleaveges sociali si sono liquefatti. Per farla breve e non scadere nelle lezioncina, la gente non vota più sulla scorta delle ideologie personali ma sulla base del prodotto che preferiscono tra quelli presenti sul mercato. Ecco perché i politici analizzano mercati e pubblici, per creare l’offerta migliore e vincere le elezioni! Ma le persone non si limitano, solamente, ad analizzare i prodotti nelle loro caratteristiche come si fa quando dobbiamo scegliere un nuovo elettrodomestico, scelgono anche sulla scorta della simpatia e della filia. Il legame emotivo che i vari leader riescono ad instaurare con i propri seguaci, è importantissimo. L’intimane politics ne è un esempio: mostrare il proprio volto metapolitico, umano, con aperture nel proprio mondo e nella propria quoitidianità. Ecco perché i politici ci tartassano tanto con facezie come quello che hanno mangiato a pranzo o sul programma per la serata con i figli. Non andiamo oltre per non creare un articolo nell’articolo, ritorniamo sui binari.

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I partiti stanno al gioco, e tramite la comunicazione cercano di ammaliare i propri target mediante tattiche di marketing politico. Ma la gente ha bisogni mutevoli, ed i partiti spesso sono costretti a dire tutto ed il contrario di tutto nell’inseguire i propri pubblici. Non deve scandalizzare questo gioco figlio della contemporaneità. Può però, se non scandalizzare, almeno destare perlplessità l’atteggiamento così remisivo del Partito Democratico. L’elettorato di sinistra, in Italia, non è mai stato così apolide. Dove sono le posizioni sul lavoro, sulla scuola, sulla sanità? Il muro dem, già arroccato sull’icona Conte e quindi sull’amicizia con o coinquilini del M5S, è un partito in cerca d’autore. Vuoto. Inutile.

Perché Zingaretti è in difesa di Barbara D’Urso?

Poi c’è chi, pur accettando di essere un partito orientato al mercato, non sa’ comunque quello che sta facendo. Le varie tattiche devono declinarsi sulla base di una complessa strategia che deve – dovrebbe – portare il partito al maggior successo elettorale possibile. Vivacchiare con tattiche estemporanee, non porta a nulla nel lungo periodo. E veniamo al caso. Nicola Zingaretti ha twittato in difesa di Barbara D’Urso. Perché lo ha fatto?

Zingaretti difende Barbara D’urso su Twitter

Praticamente, per farla breve, pare che Mediaset voglia silurare Carmelita D’Urso ed il suo Pomeriggio 5 e sostituirlo, nel suo spazio in palinsesto, con Avanti un Altro di Paolo Bonolis. Se alla base ci siano interessi tattici in relazione allo share, o una mossa politica dai lunghi coltelli non lo sappiamo. Nemmeno ci interessa, in realtà. Quello che ci interessa è lo scomodo che si è assunto il segretario del Partito Democratico – per mezzo del suo social media manager – nell’immolarsi per la signora D’Urso. Perché lo ha fatto?

Un motivo c’è, forse, e possiamo dedurlo dai dati delle ultime elezioni politiche nel 2018: il Partito Democratico è stato il partito più votato dagli over 65 ed il secondo più votato nella fascia d’età 55-64 (fonte YouTrend). Non è tutto, dai dati de Il Sole del 24 Ore apprendiamo che il PD è stato tra i più votati tra le donne e tra i pensionati, secondo solo all’amico Movimento 5 Stelle. Donne, pensionati, età anagrafica avanzata: si tratta del target di riferimento dei programmi di Barbara D’urso. Ecco, potrebbe averlo fatto per questo Zingaretti, potrebbe aver fatto un intervento pro D’Urso per ammaliarsi le cosidette casalinghe di Voghera. Coloro che, per meglio comprendere il complesso linguagio della politica, ricorrono ai salotti della D’Urso dove tutto viene semplificato: si dà del tu a chiunque (anche ai Ministri), tutto viene spiegato con parole semplici e comprensibili per pubblici non politicizzati, e addirittura si può incappare in un rosario recitato con il leader della Lega Matteo Salvini. Ma, Ave Maria a parte, dicevamo che la tattica deve far parte di una strategia più complessa, e la mossa di Zinga non sembra essere stata studiata poi tanto bene. Per esempio, non si è calcolato che Twitter è un social usato da tutt’altro target, più giovanile ed educato all’informazione politica. Costoro, non se lo sono fatto ripetere due volte ed hanno letterarmente bombardato il tweet di Zingaretti. Risposte al vetriolo che esprimono un mix di incredulità e stupore. Da “Gli hanno hackerato il profilo” a “La sinistra riparta dalla D’Urso” sino a “Salvini, sei tu?”. Le reazioni, oltre che spassose, sono lapalissiane nell’accertare la bussola persa del Partito Democrato. Davvero, il primo partito di sinistra in Italia, deve trovare rifugio sotto il volto di barbarella? Una realtà tosta, da digerire.

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Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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