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Salvini ha fatto il vaccino, pare. Ma c’è una grande premessa che deve fare da mantra a questo articolo: guardatele sempre bene le foto che posta Matteo Salvini su Instagram. Memorizzato? Bene. Ci torniamo dopo, ora passiamo ai fatti.

Matteo Salvini, leader della Lega, si è particolarmente esposto nei giorni scorsi sul tema del green pass: il lasciapassare attraverso il quale i vaccinati, con doppia dose, potranno de facto riabbracciare il sapore della normalità. O meglio, a loro saranno aperte le porte dei servizi tra cui mangiare al ristorante al chiuso, viaggiare, entrare allo stadio, assistere a concerti. E così via. Salvini, affiancato dall’eco sempre forte di Giorgia Meloni, ha immediatamente invocato i sempreverdi diritti costituzionali che verrebbero violati con l’adozione dello strumento in questione. Il modello francese dell’apripista Macron non piace a quella destra ormai impelagata nell’inspiegabile cleavage sociale creatosi – richiamando Lipset e Rokkan – tra chi è rigido sul Covid e chi lo prende di petto. Nello specifico: la destra lo prende alla leggera in accezioni più o meno estreme – Trump in America e di Bolsonaro in Brasile possiamo ascriverli nei casi limite – e la sinistra che diffusamente, in Europa e nel mondo, ha preso fin da subito sul serio la questione pandemica. Ne parla anche Gianluca Nicoletti in un bel pezzo su La Stampa: la dose vaccinale è diventata un’icona d’appartenza tra chi è di destra e chi è di sinistra. Zingaretti e l’aperitivo contro la paura? Beh, dai, ogni regola ha le sue eccezioni. Ma poi si è rinsavito, almeno.

In ogni caso, così ha propagandato il verbo salviniano nei giorni scorsi: no al green pass, nì al vaccino. Nì nel senso che può starci per gli anziani, ma non per i giovani. E per lui, il vaccino? “Beh, sì… lo farò…” è andato dicendo per un po’, come uno scolaro che procrastina il momento dei compiti dopo la scuola.

Poi però venne un altro verbo, forse più rilevante in un’ipotentica gerarchia delle fonti verbali della politica italiana: quello di Mario Draghi. Il Premier, come spiego anche nel podcast Top&Flop di Politicamante Incoerenti, ha letteralmente tirato le orecchie e sculacciato – come un educatore severo – i politici propagandatori del no al green pass. Specialmente quei politici facenti parte del suo governo. Specialmente Salvini, quindi. “L’appello a non vaccinarsi è un invito a morire” dice il Premier senza troppi giri di parole, con una declinazione del soft power che – forse – potrebbe aver smosso qualcosa non dico nei no-vax ma magari nei boh-vax: ovvero quelle persone che non hanno pregiudizi ideologici sul vaccino, ma che comunque hanno paura o nutrono dubbi. Persone da recuperare a giudizio di chi scrive, non da abbandonare e gettare nel fosso come fossero lebbrosi. Comunque l’effetto Draghi, un po’ come si fa sentire nei mercati e nelle variazioni di borsa, s’è fatto sentire nella politica nostrana. Tanto che, alla fine, sia Meloni che Salvini sembra si siano vaccinati.

Salvini ha fatto il vaccino: l’indizio social

Salvini ha fatto il vaccino contro il Covid 19, agenzie e testate giornalistiche non hanno dubbi. Il capo politico del carroccio non ha fatto nessun annuncio in merito ma lo ha lasciato intendere tramite un post pubblicato qualche giorno fa sui suoi profili Facebook, Twitter ed Instagram. Nessuna dichiarazione diretta, ma il “Salute” in caption in primis ed il QR-Code che spunta in basso a sinistra – che ricorda proprio quello della prenotazione per il vaccino – lo lasciano intendere tra le righe. Non solo: la foto è stata scattata nel bar di fronte alla fabbrica del vapore, che un è hub vaccinale. Come si suol dire: due indizi fanno una coincidenza, tre sono una prova.

Salvini Vaccino

La prima cosa da domandarsi, in armonia con il nome della rubrica, è perché lo ha fatto? Probabilmente per equilibrare le due anime che albergano nel suo animo politico. Come nella visione Platononica, ci sono due cavalli che trasportano Salvini: uno bianco, che ascriviamo a quello governista e istituzional-compiuto; uno nero che strizza ancora l’occhio ai no-vax ed i boh-vax. Nella foto in questione lascia intendere che si è vaccinato, adempiendo agli oneri di un buon cittadino e di un buon rappresentante dello stato, ma al contempo non lo grida ai quattro venti per non aizzare quel micro-target di elettorato che ritiene di avere tra gli scettici del vaccino. Un pubblico, quello, che pur enucleando una minima parte della popolazione italiana (il 73% degli italiani è a favore del Green Pass secondo l’isituto Piepoli per Il Foglio) rappresenta una parte dello zoccolo duro leghista. Ma soprattutto dello zoccolo duro meloniano: Salvini deve stare attento anche a questo, ovvero non rischiare di immischiarsi in un’arena che lo costringerebbe in uno scontro di rappresentanza – che al momento lo vedrebbe più debole – con Fratelli d’Italia e la Meloni.

Guardetele bene le foto di Salvini!

E quindi Salvini potrebbe aver fatto il vaccino – manteniamo un condizionale precauzionale – e averlo comunicato con questa modalità indiretta. Ma torniamo alla frase iniziale: guardatele sempre bene le foto di Salvini! Perché? Beh, perché di solito nascondono dei messaggi di comunicazione audiovisiva, ovvero non verbale. Il QR-Code che spunta è solo l’ultimo di una lunga serie. Vediamo un altro esempio.

Credits: Askanews.

Dopo il successo alle ultime Elezioni Europee la Lega era abbondantemente il primo partito d’Italia e Salvini ha ringraziato il suo esercito con questa foto divulgata sui social. I colori blu e giallo della scritta amatoriale, pennarello su carta, richiamano i colori della Lega. Ma non è niente confronto agli altri messaggi nascosti che comunica questa foto.

  • VOLTO DI GESU’: ammicca all’elettorato cristiano-cattolico.
  • TAPIRO D’ORO: appigglio alla cultura nazional-popolare. Vuole mostrarsi come uomo popolare, non dell’elité.
  • FOTO DI BEPPE BARESI: rimarca la sua fede calcistica rossonera, un elemento di intimate politics che serve ad a far vedere il suo lato “umano”, di un uomo che tifa una squadra di calcio come tutti. C’è pure un libbrone che spicca: “Leggenda Milan”.
  • AMPOLLA DEL PO: contenente, metaforicamente, l’acqua sacra del Po. È un richiamo alle origini della Lega che fu Lega Nord, un modo per far capire che le origini non sono state del tutto perse seppur scavalcate. Per farlo capire a chi? A quell’elettorato ancora legato alle questioni federaliste e nordiste, ovviamente. Così come lo è la presenza del LEONE DI SAN MARCO.
  • CAPPELLO “MAKE AMERICA GREAT AGAIN”: non ha mai mancato di far trapelare i suoi endorsment per l’ex Presidente Americano Trump. Tuttavia ci sono anche due foto di Putin. Forse lascia evincere un atteggiamento cerchiobottista, o comunque di mediazione, in fatto di politica estera. I due capi di stato, Trump e Putin, hanno vissuto una fase di distensione – e secondo molti analisti, di partnership – piuttosto buona, la dscontinuità con i freddi rapporti che Putin ha con Biden è evidente. Salvini, forse, voleva comunicare questo posizionamento e l’adesione a questa visione del mondo.
  • CAPPELLO DA CARABINIERE: il richiamo alla divisa e alle forze armate italiane non manca mai, definiscono il suo storytelling, specie perché all’epoca era Ministro dell’Interno.

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Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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