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Com’è strana la vita eh? Un giorno sei così, un giorno sei colà. In realtà, però, le contraddizioni del Movimento 5 Stelle ve le stiamo raccontando da un po’ e, come visto sulla scorta degli insegnamenti di Angelo Panebianco, è tutto collocabile nei cosiddetti dilemmi organizzativi dei partiti. I partiti cambiano per sopravvivere, si adattano all’ambiente, rivedono le proprie policies ed i propri registri linguistici, si adattano al sentiment e soprattutto si istituzionalizzano. Il Movimento 5 Stelle è un esempio paradigmatico, e non c’è nessun giudizio di valore in questo, è così e basta. L’ultimo tassello del rinnegare sé stessi lo ha posto Luigi Di Maio che in una lettera aperta Il Foglio si è scusato ha chiesto pubblicamente scusa per la vecchia campagna mediatica contro Simone Uggetti – sindaco di Lodi dal 2013 al 2016 – in custodia cautelare con l’accusa di inquinamento di prove. Uggetti avrebbe favorito la società Sporting Lodi nell’assegnazione del bando di gara relativo alla gestione di due piscine scoperte. Il processo di secondo grado – terminato pochi giorni fa – ha riconosciuto l’insussistenza dei fatti. Uggetti è assolto.

L’attacco all’ex Sindaco del PD rientrava nella vecchia strategia di comunicazione a 5 Stelle riassumibile nel monito “Onestà onestà”. Uno storytelling populista che vedeva le elites come nemici del popolo, il nemico su cui polarizzare l’opinione pubblica all’epoca era proprio il Partito Democratico di Matteo Renzi. Ma, appunto, si cambia…

La lettera di Luigi Di Maio a Simone Uggetti

Luigi Di Maio, a Il Foglio: “Le modalità con cui abbiamo fatto battaglia contro l’ex sindaco, anche alla luce dell’assoluzione di questi giorni, appaiono adesso grottesche e disdicevoli. Con grande franchezza, vorrei aprire una riflessione che credo sia opportuno che anche la forza politica di cui faccio parte affronti quanto prima”. Di Maio guarda l’album dei ricordi e si vergogna, quasi, di ciò che era. Sì dai, avete presente quando su Facebook vengono fuori i post che scrivevate 10/15 anni prima? Vedo le vostre facce imbarazzate da qua. Ecco, il Ministro degli Esteri ha fatto più o meno così. Pronta al risposta di Renzi, il capro espiatorio di quella polemica anti corruzione aizzata dal Movimento 5 Stelle della prima ora: “Qualcosa sta cambiando, il giustizialismo non tira più, il populismo è in crisi. Avevo chiesto anche due giorni fa che si scusassero pubblicamente. Lo hanno fatto: meglio tardi che mai. Il tempo è galantuomo” riporta La Stampa.

Che il populismo sia in crisi è tutto da vedere. È più logico pensare, piuttosto, che il contesto di crisi abbia messo in standby i dibattiti polarizzanti in favore dei valori più materialisti: dopo il COVID, le persone, hanno bisogno di soldi, hanno bisogno di una ripresa economica. Ecco, a tal proposito un ritorno di fiamma del populismo, delle grida, delle polarizzazioni, dei temi divisi, è più che possibile una volta usciti dal COVID. Anche perché insieme alle prime riaperture, timidi ritorni alla vita normale stanno verificandosi pure in politica: Salvini e Letta – con la Meloni in mezzo – se ne stanno dicendo di tutti i colori tutti i giorni alimentando il clima di campagna elettorale permanente. Sono prove generali per quella che sarà la politica post crisi, post COVID, post Draghi. Una preparazione al dibattito elettorale che verrà.

Perché lo ha fatto?

E allora non resta che chiederci: perché lo ha fatto? Innanzitutto un’osservazione: la lettera non è stata pubblicata sui social. Questo può farci pensare che Di Maio abbia in qualche modo voluto tastare il terreno, lanciare qualcosa in una stanza piena di persone e scoprire la loro reazione, un modo per captare il sentiment dell’opinione pubblica dinanzi all’ennesimo cambiamento della linea grillina: il garantismo. E non potrebbe essere altrimenti, visti i problemi giudiziari di casa Grillo. La lettera – che ha già destato clamore – avrebbe portato ad ancora più attenzione mediatica se divulgata sui social. Un passo alla volta e block notes in mano: Gigino prende appunti e studia le prossime mosse.

Questa osservazione a parte, qual è l’intento che si cela dietro questa scelta di rinnegare sé stesso? Nulla più che consumare la trasformazione in un partito moderato, equilibrato e governista. Un modo per disallinearlo dalla linea di Di Battista e di Barbara Lezzi che, fedele al celodurismo grillino, prende le distanze: “Io non mi scuso di nulla. È un messaggio intempestivo, si rischia di dare il segnale di un abbassamento della guardia. Se lui è pentito, io non lo sono” così parla a La Stampa.

Chiaro quindi che Di Maio si stia preparando, un tentativo alla volta, a voltare pagina una volta per tutte. Tenendo alla larga i grillini della prima ora. E, forse, chissà, anche lanciando la sfida a Giuseppe Conte per la leadership del Movimento: il nuovo moderatismo di Di Maio potrebbe anche essere una mossa per scendere nella cornice di Giuseppi.

“Io sono più moderato di te”

“No, io!”

Ne vedremo delle belle.

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Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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