matteo-renzi-build-up

Perché lo ha fatto? Torna la rubrica investigativa di Politicamente Incoerenti. Le nostre analisi, oggi, si riversano su… Rullo di tamburi… Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha rubato tutta l’attenzione mediatica nelle ore recenti per alcune dichiarazioni che mettono paura a Giuseppe Conte ed al governo tutto. Governo di cui fa parte anche lui eh, ricordiamo. Ma procediamo per ordine. Cosa sta succedendo? Il Parlamento nella giornata odierna prima ascolterà il Premier, poi si pronuncerà sulle stesse comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista della prossima riunione del Consiglio Europeo. Il “metamessaggio” del voto concerne la modifica del Mes, il famoso Meccanismo Europeo di Stabilità enucleato nell’ambito del pacchetto di aiuti economico-finanziari destinati ai paesi afflitti dalla crisi economica da COVID-19. Mille insidie nascondono questo voto, che verterà anche sugli altri strumenti elargiti dall’Unione Europea, come ad esempio il Recovery Plan. Ed è qui che casca il Renzi, il quale mette spavento ai suoi alleati di governo: “Se le cose rimangono come sono noi voteremo contro. Spero proprio di no, però temo di sì perché insistere su una misura che sostituisce il Governo con una task force, che sostituisce la seduta del Parlamento con una diretta Facebook e addirittura pretende di sostituire i servizi segreti con una fondazione privata voluta dal premier significa una follia”. Poi – ai microfoni di TG2 – chiosa: “Molte cose non funzionano ma vogliamo dare una mano al governo, siamo pronti a fare la nostra parte, però non ci siederemo mai a un tavolo nel quale la torta da duecento miliardi è pensata per i consulenti romani e non per i cittadini italiani”. Il leader di Italia Viva, come sovente gli capita, l’ha letteralmente sparata grossa, minacciando – indirettamente ma nemmeno troppo velatamente – di far cascare tutto il banco se le cose non verranno riviste secondo una logica a lui più congeniale. D’altronde, checché ne dica il suo modesto 3%, Renzi ha sempre fatto valere il suo posizionamento da gamba di governo. Lo ha fatto in occasione della sfiducia a Bonafede ma anche in una serie di stoccate – sferrate qua e là – rivolte al suo stesso governo da quando ha preso vita nel settembre 2019. Ma poi, come nella storiella di a lupo a lupo, la spina non la stacca mai per davvero. E rieccolo, oggi, a far tremare le sedie e le scrivanie di Palazzo Chigi.

Perché lo ha fatto? Matteo Renzi e La tecnica del build up

Spararla oggi un po’ più alta per poi venire a trattative domani. Questo lo spartito tattico adottato da Renzi fin dalla nascita del Conte II. E sempre questo, forse, a spingerlo nelle dichiarazioni di cui sopra. Trattasi, come spiega il professor Nicola Bonaccini (esperto di comunicazione politica e docente presso la prestigiosa EIDOS Communication), della tecnica del build up: alzare i toni per poi smorzarli in modo da indirizzare le cose a proprio favore, portare acqua al proprio mulino. Una tecnica volta ad avere una posizione più forte al tavolo delle trattative, spostare l’impugnatura del coletto dalla lama al manico. La caduta del governo non converrebbe a Renzi, i sondaggi sono lapalissiani e sfavorevoli – per lui – in tal senso. Alla stessa stregua, né Conte né il fronte dem o quello grillino si farebbero passare per l’anticamera del cervello l’idea di andare a nuove elezioni. Ecco, quella strana sicurezza che tiene in piedi – seppur a fatica – tutto il banco, potrebbe essere il motore che muove Matteo Renzi nelle sue rabbiose e pretestuose uscite. Ma legittime. Usare la tecnica del build up gli permette di ottenere, un passettino dopo l’altro, i suoi obiettivi. Di perseguire gli scopi del suo partito. Nel dettaglio, l’obiettivo che lo sta animando nelle minacce attuali, concernono il Recovery Plan, sul quale vorrebbe un coinvolgimento maggiore suo e della squadra di governo, e non delegare ad un’altra – ennesima – task force. O si fa così, oppure “Temo una rottura”, tuona l’ex rottamatore. Un atteggiamento che ricorda – spiega sempre il professor Bonaccini – Bettino Craxi. “Gambetta” al 10% del pentapartito, ma sempre con il ditino alzato a far valere le proprie posizioni. Quella tremenda paura che la spina si possa staccare, rende tutti più ragionevoli e propensi al compromesso. Quel fiato sul collo che tanta apprensione instilla in Conte, potrebbe spingerlo visto uno stile di leadership più transactional. Un ricatto? Sì, una specie. Ma la politica è anche questo: un’eterna partita a risiko dove ognuno cerca di vincere la sua battaglia.

E poi è si votato. Matteo Renzi sarà andato fino in fondo nella sua opera di sabotaggio oppure alla fine – ancora una volta – dobbiamo dire: Renzi che abbaia non morde? Ecco com’è andata:

Non vuoi perderti nessun nostro articolo? Vuoi avviare una conversazione politicamente incoerente con noi? Ebbene, allora non puoi non entrare nel nostro nuovo gruppo Telegram! Ti aspettiamo-> CLICCA QUI PER ADERIRE

Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni