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La leadership di Enrico Letta ci sta già offrendo degli originali spunti di comunicazione politica, per alcuni versi inaspettati. L’idea di un PD guidato dal Professore, un dotto della materia politica, aveva fatto interrogare gli analisti su quale sarebbe stato il suo contributo – anche in termini di originalità – nel cambio di passo della comunicazione del partito. A distanza di poche settimane dall’investitura, qualche spiraglio di riflessione ci è già stato offerto, e cerchiamo di presentarvelo con la solita serenità che contraddistingue le nostre analisi, nonché il mood politico del buon Enrico da qual famoso 17 gennaio 2014. Giornata mondiale dell’ #enricostaisereno.

L’episodio degno di nota è un tweet apparso sul profilo ufficiale di Enrico Letta, dove il ricorso al lessico un po’ nostalgico e un po’ boomer, afferente al campo semantico del ganzo, ha suscitato grande ilarità in rete. Ma perché lo ha fatto?

Premessa: la sfida politica nella quale Letta è stato chiamato a schierarsi è tutt’altro che semplice. La nube di incertezza e confusione all’interno del PD è ora più tetra che mai, e sarà proprio lui a doversi destreggiare tra unione e correnti, posizionamenti e schieramenti. È da questa scelta che la segreteria Letta ha deciso di iniziare. L’era Letta inizierà sulla scorta di due issue tematiche che costituiranno i due frame narrativi del neo segretario: l’abbassamento dell’età di voto a sedici anni e lo ius soli. Proposte che stanno dettando l’agenda mediatica in questi giorni.

I giovani, appunto. Le nuove generazioni, quelle su cui puntare per rilanciare l’immagine del Partito Democratico, rappresentano un target ben coerente con la figura di Enrico Letta. Il Segretario Dem ha fatto dell’immagine di Professore impegnato con e per i giovani, un tratto distintivo del proprio storytelling. È in grado di parlare con loro avendoci lavorato gomito a gomito presso la École d’affaires internationales di Parigi. Un elemento che ha voluto precisare fin da subito e che va a ribadire la discontuinità che ha deciso di incarnare in questa nuova fase: “Ho visto cosa c’è fuori da qui”. La cornice tematica dell’estensione del diritto di voto ai 16enni, dunque, risulta credibile e funzionale a livello comunicativo.

Comunicazione politica: lo stile di Enrico Letta

Letta si è reso protagonista di un crossover su Twitter con Colapesce e DiMartino, duo particolarmente in voga dopo la loro partecipazione al Festival di Sanremo. Il tweet parla ai giovani, dà prosecuzione ai frame narrativi di cui sopra. Colapesce e Dimartino piacciono ai giovani ed ai giovanissimi, e sono stati citati in occasione della loro ospitata a Propaganda Live – programma tanto caro ai fruitori young della televisione italiana – come si evince dal tag che chiude il cinguettio. Perfino la parola ganzo è stata pensata a tavolino per ammiccare all’elettorato giovane. Poi, sulla spendibilità di questo termine nel 2021 potremmo parlarne un attimo. Pure due, attimi.

A parte la parola da nostalgico della gioventù in quel di Pisa, il tweet sarebbe andato anche bene, ed avrebbe anche convinto. Ma bisogna essere molto attenti nello scendere nell’arena pop della comunicazione politica, Mario Monti docet. Parole ed azioni devono essere sempre ben soppesate. Perché tra convincere e diventare il protagonista di una virale parodia c’è sempre una sottilissima linea.

Letta, in tal senso, s’è fatto furbo. Prendendo l’esempio da manuale di Carlo Calenda, ha colto la palla al balzo, e senza orgoglio né austerità ha ritwittato anche le idee di chi il suo stile non lo ha proprio apprezzato, ribadendo l’autenticità dei suoi intenti.

Letta vs Salvini

Altro elemento degno di nota, sul fronte della comunicazione politica di Letta, è la contrapposizione chiara con Matteo Salvini. Il leader della Lega, immerso con tutte le scarpe nel clima di campagna elettorale permanente, ha impegato nemmeno 24h nell’imbeccare Letta dopo il suo discorso all’Assemblea Nazionale del PD. L’elemento che ha triggerato il furioso Matteo è stato, ovviamente, lo ius soli. Salvini, che deve coccolare il suo target, s’è subito schiantato contro il suo collega di governo sul tema, ma poco da sorprendersi fin qui. Sorprende, invece, il fatto che Letta abbia deciso di scendere nei frame comunicativi di Salvini, tentando la via dell’attaccare l’attacco e rispondendo pan per focaccia. Addirittura, Letta, ha usato il celebre #staisereno con fierezza e sfrontatezza. Sarà una buona mossa? Presto per dirlo, ma tipicamente usare le stesse armi del proprio avversario sottopone ad un grosso rischio: tra la copia e l’originale, gli elettori preferiscono sempre l’originale. E Salvini, nel gioco dei dispetti e delle linguacce, è certamente più avvezzo. Ad oggi, comunque, dobbiamo constatare il riposizionamento del PD grazie ad Enrico Letta: tanto sui temi, quanto nella comunicazione.

La sfida delle amministrative

Piccolo insight su Calenda: le amministrative che si terranno in autunno saranno il primo vero banco di prova della Segreteria Letta. Inutile a dirlo, la partita più importante si giocherà proprio su Roma, dove al neosegretario spetterà il compito di ricompattare il centrosinistra, sperando in un ritorno in pompa magna del partito nella Capitale. A tal proposito, l’occhio verso Calenda non sembra solo strizzato in termini comunicativi, ma anche in vista di un appoggio del PD al leader di Azione nella corsa alle urne. A testimoniarlo anche la nomina di Irene Tinagli alla vicesegreteria Dem, personalità di spicco vicina all’area del Partito legata a Calenda.

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Di Caterina Bruno

Esperta in comunicazione e marketing politico. Giro il mondo per raccontare tutto ed il contrario di tutto. Mail: brunocaterina1@gmail.com Facebook: Caterina Bruno Twitter: __cateb

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