calenda-carlo-peter-gomez

Carlo Calenda ospite da Peter Gomez, i due una settimana fa si erano imbeccati a La 7 nel corso della trasmissione Piazza Pulita. Quale modo migliore, per fare pace, che una bella intervista face to face? E l’intervista è stata bella per davvero, soprattutto perché è stata ricca di spunti che in più circostanze ci hanno spinti a dire… Perché lo ha fatto?

“Sono stato bocciato, ero uno scapestrato, sono un raccomandato…”

Ha detto tutte e tre queste cose. Il format di “La Confessione” condotto da Peter Gomez induce gli ospiti a rivelare cose inedite sul proprio conto. A quanto pare Calenda da giovane non era uno stinco di stanto: è stato bocciato ed a 15 anni si è immischiato in una relazione amorosa con la segretaria del compagno della madre dell’epoca e di 10 anni più grande: resterà incinta ed avranno un bambino. “Ero scapestrato, un’adolescenza terribile”. Ma non finiscono mica qui le confessioni, più tardi ammette di aver avuto un posto in Ferrari – dove diventerà amico e socio con Luca Cordero di Montezemolo – solo grazie alla spintarella del padre: “Sono entrato perché mio padre è stato in classe con Montezemolo e quindi ho avuto un’occasione. Però sono entrato con uno stage non pagato e dopo un anno mi hanno preso. Sono entrato grazie ad una conoscenza come spesso accade in Italia, e quando succede bisogna dirlo con trasparenza…”.

È impazzito? O meglio… Perché lo ha fatto? Il leader di Azione potrebbe candidarsi a sindaco di Roma la prossima estate, e con un timing perfetto sta già iniziando a mettere i tasselli nel posto giusto. Ecco, in tal senso potrebbe trovare spazio la ragione che si cela dietro le scabrose confessioni di cui sopra: ha disinnescato gli attacchi. Si tratta di una delle tante tattiche possibili nell’ambito della gestione degli attacchi, tra le quali c’è la possibilità di fare inoculazione: rispondere spontaneamente ad accuse ancora non poste ma che difficilmente non verranno fuori in quanto piuttosto note, farlo dimostra onestà – e quindi aggrazia il pubblico che mette in secondo piano i contenuti nel merito – e risolve anzitempo i possibili pericoli derivanti da attacchi futuri. Anziché aspettare che qualcuno se ne esca con “Calenda parla parla ma in realtà è un raccomandato” meglio far uscire la questione di libera sponte, questo toglierà armi pericolose nelle mani degli avversari politici e allo stesso tempo metterà la persona in buona luce agli occhi del pubblico. L’onestà piace, sempre.

Comunicazione politica Calenda: storytelling e personalizzazione

Altro aspetto rilevante del face to face con Gomez è stata la naturalezza con la quale Calenda ha preso una matita invisibile ed ha iniziato a disegnare, senza che ne accorgessimo, lo storytelling che probabilmente caratterizzerà la sua campagna elettorale: il politico competente che si è fatto da sé e che si erge nel grigiore di incompetenza in cui è piombata la classe politica contemporanea. Questo aspetto lo ha messo in luce anche in un video postato da lui stesso nei giorni scorsi, in cui accusa gli avversari politici di non poter essere in grado di governare un paese in quanto “nella loro vita, non hanno mai gestito neanche un bar”.

Ma continuiamo sulla nostra solita domanda, stavolta in relazione a due aspetti emersi nell’intervista dove Calenda prima ha amemesso che da giovane fumava gli spinelli, poi ha parlato a cuore aperto del cancro al seno che ha colpito qualche anno fa l’attuale moglie Violante. E allora, perché lo ha fatto? Per raccontare la sua storia, e nel farlo, spiegare il suo programma politico. Con l’espediente della narrazione personale, Calenda, ha avuto modo di presentare due issues importanti del suo manifesto politico: la legalizzazione dalla cannabis e la miglioria del sistema sanitario italiano.

Piuttosto che addentrarsi in tecnicismi sulle due questioni, ha preferito caricarle di una componente emotiva meglio comprensibile da chi è a casa: la cannabis va legalizzata non per noiossissime – e talvolta incomprensibili – questioni macroeconomiche o di lotta alla criminalità, ma perché “Io stesso fumavo spinelli a scuola, e penso che non sia molto più grave che bere una bottiglia di vino”; ed il sistema sanitario va migliorato, certo, ma non ce lo dice perché i dati ISTAT palesano che la sanità italiana bla bla bla… Ce lo dice perché, a causa della brutta malattia della moglie, ha potuto personalmente toccare con mano il problema: “La malattia di mia moglie mi ha insegnato la fondamtentale importanza del sistema sanitario nazionale. Quando è nata a Azione la prima campagna fatta – prima del Covid – è stata sull’attenzione al sistema sanitario che è un disastro: 13 mesi di attesa per una mammografia, 8 per una visita oncologica. Di queste cose ce ne accorgiamo solo quando un nostro caro sta male, ma gli italiani pagano 40 miliardi per la sanità”. Insomma, vuole dirci che lui sa bene quanto sia un tema importante quello della sanità. Come lo sapranno migliaia di italiani che ogni giorno vivono drammi familiari per la salute cagionevole di un caro, e che devono interfacciarsi ad un sistema sanitario non sempre efficente e proattivo. Sicuramente, qualcuno fra loro che ha visto l’intervista, ha provato un senso d’empatia su questo aspetto. E si spiega così la ragione di Carlo Calenda: ecco perché lo ha fatto.

Non vuoi perderti nessun nostro articolo? Vuoi avviare una conversazione politicamente incoerente con noi? Ebbene, allora non puoi non entrare nel nostro nuovo gruppo Telegram! Ti aspettiamo-> CLICCA QUI PER ADERIRE

E se vuoi approfonfire ulteriormente la figura di Carlo Calenda, continua qui:

Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni