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CHE COS’È L’IMPEACHMENT? – Alla fine ce l’hai fatta, diavolo di un Trump. E non ce niente di cui andare fieri, manco a dirlo. Sta per uscire di scena il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, ma senza di lasciare un po’ di caos alle sue spalle. Ce l’hai fatta, diavolaccio, in queste ore tutti parlano di lui piuttosto che dell’imminente insedimento di Joe Biden, vincitore indiscusso – e LEGALE – delle elezioni Usa 2020. Lo scorso 6 gennaio, l’epifania trumpiana si è rivelata dinanzi al Capidoglio americano: una schiera di fanatici, non c’è altro termine, ha attaccato Capitol Hill nel tentativo di interferira la procedura di conferma dell’avvenuta vittoria di Biden. 5 morti, 52 arresti e svariati feriti hanno colorato di grigio una delle giornate più cupe della recente storia democratica. Donald Trump, nell’essere dei fatti, guidava i suoi ad una ritirata ma non senza ribadire il monito del suo eterno “We won”. Abbiamo vinto. L’ennesima fake news che ha spinto Twitter a bannarlo definitivamente, insomma, hanno segato il becco ai cinguiettii trumpiani. Definitivamente. Ma non è finita qua, perché la tirata d’orecchie potrebbe arrivare anche dalle istituzioni americane: in queste ore si stanno studiando alcune vie per destituire Trump dalla sua carica presidenziale, proprio quando siamo a 9 giorni dalla conclusione naturale del suo mandato. Una procedura lampo, sulla chiusura del mandato, dalla valenza e simbolica e politica: da una parte punire Trump, dall’altra tagliarlo fuori da possibili incarichi futuri. Il Tycoon infatti, non senza sorpresa, stava già tramando la ricandidatura fra quattro anni. È la Presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, a guidare il golpe istituzionale: “Trump va rimosso, è pericoloso” alludendo ad una sorta di incapacità di intendere e di volere in capo al Presidente. Nancy Pelosi trama, architetta, seduce, cerca le possibili vie per togliere Trump dai giochi una volta e per sempre. E le possibili strade sono due: l’impeachment o il ricorso al XXV emendamento. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

Che cos’è il XXV emendamento?

Con tale procedura si può rimuovere il Presidente dalla sua carica a vantaggio del Vicepresidente in carico. Nella fattispecie, Mike Pence. L’attivazione del XXV emandamento, tuttavia, richiede il coinvolgimento diretto dello stesso Vicepresidente. La costituzione Americana parla chiaro. Alla sezione 4 dell’emendamento in questione, infatti, si legge: “Se il Vicepresidente e la maggioranza dei principali dirigenti dei dipartimenti ministeriali (la maggioranza del governo, ndr) comunicano per iscritto che il Presidente non è in grado di esercitare i poteri ed i doveri del suo ufficio, questi allora sono immediatamente assunti dal Vicepresidente, in qualità di supplente”. Può avvenire all’emergere di impedimenti particolari e motivati, tant’è che il Presidente ha 4 giorni di tempo per trasmettere una dichiarazione scritta al Presidente del Senato in cui si comunica la non susstistenza della presunta incapacità. Insomma, Trump potrebbe dire: “Mai stato meglio in vita mia eh, posso continuare ad essere il Presidente”. Finita qua? Manco per sogno, sempre alla sezione 4 si legge che arrivati a questo punto Il Vicepresidente e la maggioranza del governo – se intendono procedere – possono inviare una dichiarazione scritta al Presidente del Senato in cui si ribadisce che il Presidente non è in grado di esercitare i poteri derivanti dal suo ufficio. A questo punto la parola passerà alle due camere, le quali dovranno pronunciarsi entro 21 giorni sulla questione e dovranno votare la permanenza dell’impedimento del Presidente con la maggioranza qualificata. In altre parole: se i 2/3 di entrambe le camere (la Camera dei Rappresentati ed il Senato) daranno ragione all’iniziativa del Vicepresidente allora il Presidente verrà destituito dalla sua carica. Altrimenti, nisba.

Avete capito? Dopo un po’ diventa chiaro, rileggete più e più volte. Tutavia, la cosa che appare chiara è che la procedura per silurare Trump – con il XXV emendamento – dovrebbe partire dal Vicepresidente Mike Pence. Farebbe mai una cosa del genere al suo Capo? Pence ha preso le distanze dalle parole di Trump, nonché dalla sua ostinazione a proclamare una vittoria che non c’è. Ma da qui ad arrivare a destituirlo, ce ne passa. La Pelosi sta cercando di convincere Pence, ma nel frattempo tesse la tela per l’altra strada sul tavolo volta a silenziare il Tycoon: l’impeachment.

Pence, intanto, assume sempre più una posizione presidenziale prendendo le distanze dal suo capo:

Che cos’è l’impeachment?

Si tratta della messa in stato d’accusa del Presidente degli Stati Uniti, l’istituto giudico è previsto all’articolo 1 sezione 3 della Costituzione Americana. Nella storia del Paese è stato attivato solamente tre volte: Andrew Johnson (1868); Bill Clinton (1998); Donald Trump (2019) ma non è mai andato a buon fine. Comunque sì, Trump potrebbe crogiolarsi del vanto di essere stato messo sotto accusa ben due volte in un solo mandato. Not bad. Ma che cos’è l’impechment? e come funziona?

Il Presidente può essere messo sotto accusa dalla Camera dei rappresentanti, da un funzionario pubblico o da un membro del governo. Ma sarà solo e solamente la Camera – previe analisi ed indagini con coinvolgimenti di possibili tesrimoni – ad avviare la procedura. L’impeachment passa con la maggioranza semplice dei presenti in aula. Dopodiché la palla passa al Senato, il quale: “Avrà il potere di giudicare nei casi di impeachment. Ove si riunisca per tale scopo, i suoi membri presteranno giuramento o impegneranno la loro parola. Ove si debba giudicare il Presidente degli Stati Uniti, presiederà il Presidente della Corte Suprema; nessun accusato potrà essere dichiarato colpevole senza una maggioranza dei 2/3 dei membri presenti”. Con la maggioranza qualificata, dunque, il Presidente sarebbe ufficialmente dichiarato colpevole delle sue accuse e verrà interdetto da qualsiasi carica onorifica, di fiducia, o retribuita. Trump sarebbe messo fuori dai giochi, e gli sarebbe impedito di correre alle Elezioni Presidenziali del 2024.

La vera domanda, a questo punto, e se ci sia il tempo per avviare un processo che di solito richiede settimane di lavori per esaurirsi. In fin dei conti Trump perderà la sua carica, de iure, tra 9 giorni. Ma la Costituzione non fa accenno alle tempistiche e alla durata dell’impeachment, ed è su questo che fa leva Nancy Pelosi: il procedimento potrebbe avviarsi ora e protrarsi anche nei giorni e nelle settimane successive all’insedimento di Biden. Troppo ghiotta, d’alronde, l’idea di vedere Trump fuori per sempre.

Impeachment a Trump, c’è il placet della Camera

13/01/2021, ORE 22:25 – Adesso è ufficiale: Donald Trump è sotto impeachment, ed è la seconda volta per lui in un singolo mandato, si tratta di un record – negativo – nella storia del paese. La Camera dei Rappresentanti, infatti, ha appena votato la procedura di impeachment ai danni del Presidente con il seguente capo d’accusa: istigazione all’attacco del Congresso. La votazione, conclusasi pochi minuti fa, ha avuto l’approvazione con 225 voti favorevoli e 194 contrari. Tra i favorevoli, spiccano 10 voti del repubblicani. First reaction: shock!

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Ora la palla, passa al Congresso.

Impeachment a Trump: nulla di fatto. Il Senato dice no

Si risolve a favore di Donald Trump la messa in stato di impeachment: l’ex Presidente degli stati Uniti è stato assolto. Il Senato americano ha votato e pochi istanti fa è arrivato il responso: 57 voti per la condanna, 43 per l’assoluzione. Sarebbero serviti 67 voti per condannare Trump.

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Di Giovanni Manco

Giornalista. Consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Forse. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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