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I primi cento giorni sono un traguardo importante per un Presidente, e quelli del neo-eletto alla Casa Bianca Joe Biden ve li abbiamo raccontati QUI. Sebbene questi siano più una convenzione che una vera e propria medaglia da appendere alla parete, hanno grande utilità politica: ci rivelano un primo spaccato di quelle che possiamo aspettarci saranno le priorità e gli orientamenti del Presidente, pur trattandosi di una fase di assestamento. Una sorta di luna di miele, quando ancora i sondaggi di gradimento sono largamente positivi.

Questo è ciò che accade di solito: il primo periodo è fondamentale per capire come un presidente intenderà mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, se seguirà la linea del proprio predecessore o se darà una svolta. Si parla di scelte di politica interna e di politica estera, ma per quanto riguarda la presidenza di Joe Biden, questo suo primo periodo alla Casa Bianca è stato senz’altro segnato da un altro grande tema: la pandemia.

Sondaggi su Joe Biden: cosa pensano gli americani del nuovo Presidente?

Come sappiamo l’ultimo anno e mezzo delle nostre vite è stato segnato dal Covid, il quale ha cambiato la nostra percezione del mondo e, quindi, ha monopolizzato il discorso politico. Quando Joe Biden ha tenuto il suo discorso di insediamento – lo scorso 20 gennaio – il Covid è stato uno dei primi argomenti che ha trattato, prendendosi la responsabilità del destino del Paese nell’affrontarlo: “Vi prometto che saremo giudicati, voi ed io, per come risolveremo questa crisi della nostra era.” E in effetti, risultati a parte, il neo presidente ha preso di petto la gestione della pandemia, in discontintuità con chi lo ha preceduto.

Guardando i sondaggi, notiamo come Biden non sia mai sceso sotto il 50% nel grado di approvazione, e ad oggi è supportato dal 53.4% della popolazione americana, contro un grado di disapprovazione del 40%. Ma alla luce di quello che ci siamo detti, come cambiano questi numeri se andiamo a vedere i sondaggi riguardanti la gestione della pandemia?

Cambia molto, come ci rivelano i dati di FiveThirtyEight. Soprattutto se comparati ai numeri che aveva l’ex presidente Donald Trump. Il repubblicano, nei mesi in cui ha dovuto affrontare – politicamente parlando – la pandemia, era supportato solo dal 38% dei cittadini, quasi tutti di fede repubblicana.  Ed è qui che sveliamo quello che forse è il dato più significativo della presidenza Biden: il suo grado di approvazione riguardante la gestione della pandemia tra i Repubblicani sfiora numeri molto più alti di quanto ci si potrebbe aspettare. Infatti, un terzo dei conservatori approva il suo operato, ben il 30%. Sono dati molto significativi: pensate che il suo grado di approvazione tra i repubblicani nella gestione dell’immigrazione si attesta sul 4%, contro un 94% di disapprovazione.

Sondaggi Biden via FiveThirtyEight

Ci sono delle singole issue che prescindono dalla partigianeria politica, e la storia americana ce l’ha insegnato più volte, soprattutto quando si parla di fatti di guerra e di pace. Basti pensare che George W. Bush, tra l’11 settembre 2001 e l’inizio della guerra in Iraq, aveva un’approvazione tra gli elettori democratici dell’84% (sondaggi Gallup), e non si può dire che il repubblicano sia stato il più moderato dei presidenti. Quanto è stato merito della sua capacità di gestione della crisi? Molto, considerando che a partire dal 2003 i suoi numeri di approvazione raramente arrivavano alle 2 cifre, assestandosi mediamente sotto al 10%. Questo a riprova di come le crisi siano finestre di opportunità per i leader. E la pandemia è un’altra di quelle issue (quella della sanità) che ci fa riflettere su quanto ci siano degli argomenti che prescindono dalla partisanship, anche in un Paese come gli Stati Uniti, dove la politica è fortemente polarizzata.

Per quanto riguarda Joe Biden, i numeri parlano per lui. Ad inizio aprile gli Stati Uniti erano primi al mondo per dosi di vaccino somministrate e avevano battuto il record di vaccinati in 24 ore, arrivando al numero impressionante di 4 milioni di persone (dato Ansa), battendo anche le aspettative dei più scettici. Insomma, i sondaggi in questo caso gli rendono merito. Resta solo da capire come cambieranno dopo che l’emergenza Coronavirus sarà rientrata e le priorità torneranno ad essere altre.

Le prossime sfide del Presidente

Pandemia a parte, quali sono le prossime sfide che il presidente dovrà affrontare?

Sicuramente il traguardo più importante sono le Midterm Elections, che avranno luogo l’8 novembre 2022. Una data che sembra lontana, ma non lo è. Lì la partita si giocherà alla Camera dei Rappresentanti e metterà in discussione la tanto combattuta maggioranza democratica al Senato, dove verranno rieletti un terzo dei senatori. Ma soprattutto, saranno la cartina di tornasole dell’operato di Biden dei primi due anni di mandato, e potrebbero dettare l’agenda politica degli ultimi due.

In questo senso, c’è da considerare come Biden stia attirando parecchie malelingue nelle ultime settimane, soprattutto da parte dei repubblicani più estremisti. Lo definiscono troppo di sinistra, e forse c’è una base di verità se diamo un occhio al suo programma economico. “Parla come un moderato ma sta governando per soddisfare l’estrema sinistra” ha detto pochi giorni fa Mitch McConnell, senatore del Kentucky e leader della minoranza repubblicana al Senato, aggiungendo di volersi “Concentrare al 100% nel fermare ogni decisione di questa nuova amministrazione”.

Non solo amici, quindi, per il buon Joe. Infatti, prima di preoccuparsi per le elezioni di metà mandato, Biden dovrà superare indenne l’incontro più atteso dell’anno: quello con Vladimir Putin a Ginevra il 16 giugno. È noto come tra i due leader non scorra esattamente buon sangue. Biden lo ha definito “killer” lo scorso marzo, e ha in mano le prove del coinvolgimento russo nelle elezioni americane del 2016, che avevano visto il trionfo della sua nemesi, Donald Trump. In risposta, Il Cremlino ha richiamato in patria il suo ambasciatore negli Stati Uniti dopo più di 20 anni, mentre il Presidente ha risposto a Biden augurandogli una “buona salute”, facendo presagire un incontro molto meno amichevole rispetto a quello che fu con Donald Trump, nel 2018.

Joe Biden aveva già incontrato Putin nel 2011, quando investiva la carica di vicepresidente di Barack Obama. Il neopresidente aveva dichiarato di aver guardato negli occhi il rappresentante del Cremlino e di avergli detto: “Non credo che tu abbia un’anima”, al che quest’ultimo avrebbe risposto: “Ci capiamo a vicenda.”

Guardando ai precedenti, ci aspetterà insomma un duello infuocato tar due parti che vogliono mantenere, sull’altra, quell’alone di predominio e superiorità che ha sempre caratterizzato le due superpotenze. “È tempo di ricordare a tutti chi siamo”, ha dichiarato Biden domenica 30 maggio, dicendo di voler discorrere col leader del Cremlino di diritti umani, un tema molto controverso visti gli ultimi avvenimenti, tra la questione della Bielorussia e quella della Crimea.  

In attesa di questo incontro, Biden è alle prese con i problemi al fronte meridionale, al confine col Messico, dove il presidente ha dovuto fare i conti con un forte aumento del flusso migratorio. Dall’altro lato, invece, incombe sulla presidenza l’attuazione del Recovery plan americano per sanare l’economia travolta dalla crisi da Covid-19. Questo piano prevede, tra le altre cose, l’investimento di seimila miliardi di dollari, una tassa sui redditi più alti e il sostegno ai lavoratori e alle famiglie soprattutto della classe media, sulla quale Biden punta molto. Investimenti che molti definirebbero “troppo di sinistra” e che sono contrastati dai Repubblicani.

Resisterà anche a tutto questo, il nostro super Joe?

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Sondaggi CNN: http://cdn.cnn.com/cnn/2021/images/04/28/rel3bbiden100days.pdf

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