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Volodymyr Zelensky è stato ospite, tramite video, del Parlamento italiano. Il Presidente dell’Ucraina ha tenuto un discorso dinanzi alle camere unite, come ha fatto dinanzi alle assise di Israele, Germania, Stati Uniti d’America ed Inghilterra. Al termine del suo intervento i nostri parlamentari si sono alzati in piedi ed hanno applaudito per circa un minuto e mezzo. Sono seguite le parole di Draghi che ha promesso, per quanto possibile, tutto l’aiuto possibile. Tra l’altro pochi giorni fa, alla Camera, è stato approvato il Decreto Ucraina con il quale si dà impegno alla fornitura di assistenza umanitaria ed all’aumento della spesa militare.

Zelensky alle Camere: analisi del discorso

Zelensky inizia con il carattere dell’urgenza, riportando qualche dato utile a fornire riprova della gravità della situazione: 117 bambini uccisi ed altri 38 mila feriti. Numeri che “Non sono quelli definitivi, aumenteranno. Ogni giorno la guerra porterà via altre vite”.

Successivamente, il Presidente ucraino, adotta una comunicazione empatica utile a mettere gli italiani nelle condizioni di mettersi nei suoi panni. Lo ha fatto descrivendo la situazione della città di Mariupol, ormai in mano russa. “Immaginate una Genova completamente bruciata, dove gli spari non smettono neppure un minuto. Immaginate, da Genova, la fuga di persone che scappano in pullman per stare al sicuro”. Il meccanismo dell’identificazione, intinto in una metafora macabra, viene svolto accostando Genova e Mariupol. Entrambe città marittime. Circa 583 mila abitanti la prima, circa 446 mila la seconda. L’intento di avvicinare cognitivamente l’Ucraina e l’Italia avviene, poco dopo, anche tramite l’accostamento tra Kiev e Roma: “Kiev è importante come è importante Roma. Kiev vuole la pace eterna come la vuole Roma, come la vuole ogni altra città del mondo”. Oltre a voler rendere più prossima, alle orecchie degli italiani, la sua narrazione, Zelensky sembra anche volerci dire che non ci sono capitali di Serie A e di Serie B: l’attacco a Kiev equivale ad un attacco a Roma, a Berlino, a Londra, a Parigi. Un tentativo, questo, avanzato anche con i continui riferimenti all’Ucraina come paese Europeo: “Siamo un popolo europeo, come voi”, a quasi a volersi insignire nelle potenze del blocco occidentale per forzare una futura alleanza. Un tentativo, sofisticato, di polarizzare il mondo: noi e la Russia.

La comunicazione empatica di Zelensky, quindi, si ripete come già avvenuto nei suoi interventi al cospetto delle camere degli altri paesi. Ma qui in Italia il colpo è meno potente, più equilibrato, più posato. In Israele aveva parlato di “Soluzione finale” per sbloccare il frame dell’olocausto; negli Stati Uniti di “Un 11 settembre che stiamo vivendo ogni giorno”; in Inghilterra ha citato Churchill quasi a voler riprendere la sua leadership di ostinazione contro il nemico nazista. Insomma, i tentativi di prossimità con il paese ospitante sono stati più drammatici. Immaginavo, qui in Italia, il ricorso a termini come resistenza, il riferimento all’invasore o al totalitarismo fascista. Invece, niente più che la proporzione Mariupol sta a Genova come Kiev sta a Roma.

C’è più equilibrio che nelle parole spese in altri paesi, quindi, nel discorso di Zelensky alle nostre camere. Ma non mancano le accuse volte ad isolare un nemico che, in tutto il suo discorso, non viene mai citato espressamente. La parola Putin, non viene mai proferita. “La guerra è stata voluta da un solo uomo, e sapete chi è. È lui che fa propaganda. Vi chiedo maggiori sanzioni per attaccare l’economia di chi si è arricchito esportando petrolio. Denaro usato per arricchirsi in vista di questa guerra. Non permettete nessuna eccezione. Congelate gli immobili ed i beni dei suoi uomini in Italia (gli oligarchi, ndr)”.

Infine, nel discorso di Zelensky, troviamo il ricorso a parole ed espressioni afferenti al campo semantico della paura. Un tentativo volto ad aumentare la percezione del conflitto, e quindi ad aumentare la possibilità di aiuti sempre più concreti da parte dell’Italia. Ciò è avvenuto tramite la demonizzazione del nemico: “Punta all’Europa, vuole entrare per cambiare i vostri costumi. Ma non dobbiamo consentire alle barbarie di entrare”. Poi ricordando l’importanza dell’Ucraina in termini di importazione di materie prime: “L’Ucraina è sempre stato esportatore di viveri, ma non possiamo più coltivare perché i nostri campi sono rasi al suolo e non possiamo più esportare mais, olio frumento ed altre cose necessarie. Questo anche voi ed i vostri vicini”.

In chiosa un messaggio positivo, utile a rinsaldare il legame tra le due potenze: “Avete condiviso con noi il nostro dolore, gli ucraini non lo dimenticheranno”.

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Non perdetevi l’ultima puntata di Mattina con Noi, su Cusano TV abbiamo parlato della guerra in Ucraina:

Di Giovanni Manco

Giornalista. Consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Forse. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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