salvini-attacca-lamorgese

Com’era facilmente pronosticabile, l’obbligatorietà del green pass è diventata realtà. Quella di ieri doveva essere una giornata chiave in tal senso, e lo è stata: il Consiglio dei Ministri ha partorito il tanto atteso – e dibattuto – testo che renderà obbligatorio, dal prossimo 15 ottobre fino al 31 dicembre, avere il green pass anche per i lavoratori. La certificazione funzionerà quale placet per l’accesso ai propri lavori dalla pubblica amministrazione, agli autonomi, ai lavoratori di aziende piccole/medie/grandi. Tutti inclusi. Chi ne sarà sprovvisto, verrà sospeso. Anche dallo stipendio.

È sicuramente una vittoria per il governo Draghi, anche se si tratta di un passaggio che non è mai stato messo in discussione, tutti sapevano che sarebbe stata solo questione di tempo. Ieri, la discussione è andata avanti a vele spiegate e senza intoppi. Tutto liscio come l’olio. Nessuna componente del governissimo ha mai messo in dubbio la necessità di rendere obbligatorio il green pass. Tutte, tranne una, la Lega di Matteo Salvini. Il Carroccio, per mezzo del suo Capitano, è andato avanti a lungo nel suo ruolo ostativo, confermando la tendenza cerchiobottista degli ultime mesi: un po’ governisti, un po’ casinisti. Un occhiolino a Draghi, una carezza alla Meloni. Una conduzione incoerente, frutto forse di una confusione strategica profonda: in seno ai tanti cambiamenti che il partito di Salvini sta mettendo in essere, si è alla ricerca del definitivo target con il quale avviare un dialogo. Chi sono i leghisti oggi? I no vax che vanno in piazza, gli europeisti draghiani, o una strana ibridazione mutante? Sembra chiaro ormai che nella Lega ci siano dei personaggi in cerca di autore. In cerca di target.

Salvini attacca la Ministra Lamorgese sui migranti

Il benaltrismo di Salvini

Mentre la maggior parte dei leghisti erano per l’obbligo, Salvini ha continuato a strizzare un occhio alla parte d’Italia che vive tutta questa situazione come una dittatura sanitaria.

Ascoltando Morning di Francesco Costa – ieri mattina – mi sono accorto che in effetti c’è stata una collaborazione della stampa vicina all’area di centrodestra (La verità, Libero ed Il Giornale) in questa opera che potremmo definire di benaltrismo, ovvero eludere un problema spostando l’attenzione su altro. In soldoni Salvini mentre incassava sconfitte sulla battaglia del green pass, cercava di distogliere l’attenzione dal topic prendendosela con la Ministra Lamorgese e alimentando lo spauracchio dell’invasione migrante. È strategia ricorrente della Lega di Salvini costruire dei nemici, anche temporanei, per provare a guadagnare il primato dello spazio mediatico. Un modo, che fra tutti i possibili è quello più di negative campaign, per provare a fare agenda setting. Il giochetto però non è riuscito più di tanto: i tentativi di spostare l’attenzione sulla questione migranti si sono rivelati un vuoto a perdere. Questo ci dice due cose. Anzi, due cose + una bonus.

  • La Lega deve scegliersele bene le sue battaglie. I partiti hano bisogno di elementi propri, battaglie proprie, vittorie proprie, per staccarsi dalla testa del governissimo. Il clima di campagna elettorale permanenente e l’orizzonte elettorale futuro (quanto futuro non si sa’) li mette nelle condizioni di trovare vie autonome, svincolate dall’ala protettrice di Draghi. Ma le battaglie vanno scelte bene, altrimenti l’autogol è dietro l’angolo. Autogol è stato per Salvini: la timida e mai troppo covninta opposizione all’obbligatorietà del green pass si è risolta nel suo opposto.
  • La Lega deve scegliere bene le sue issue. Per dettare l’agenda mediatica serve l’alleanza del pubblico, che deve essere cooperante nel porre al centro della discussione la questione avanzata dal politico. Salvini ci ha provato, una certa stampa l’ha aiutato, ma quello che conta – alla fine della fiera – sono i problemi percepiti dalle persone. La questione migratoria, in questo momento storico, non lo è.
  • La lega la deve fare meglio la mossa Kansas City. “Loro guardano a destra, e tu vai a sinistra” questa è la mossa Kansas City. Mentre tutti guardano da una parte, io attacco dall’altra. Succede anche in politica, la buona propaganda è abile in questo. Ora, sarà che Salvini non è Bruce Willis, ma il giochetto non è riuscito: tutti guardano al green pass e… track! No, niente, tutti guardano ancora al green pass. La mossa Kansas City, non è riuscita.

Non vuoi perderti nessun nostro articolo? Vuoi avviare una conversazione politicamente incoerente con noi? Ebbene, allora non puoi non entrare nel nostro nuovo gruppo Telegram! Ti aspettiamo-> CLICCA QUI PER ADERIRE

Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni