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La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. Sarà la leggera brezza settembrile, sarà che Forrest Gump rappresenta un sempreverde, o sarà solo che Matteo Renzi in questa foto ripreso a fare jogging con i ragazzi della sua scuola politica ricorda proprio – come ha ironizzato il sempre puntuale web – il Tom Hanks del film di Robert Zemeckis con tanto di seguaci alle spalle.

Sarà quel che sarà, ma lo iniziamo così questo articolo. Con questa celebre citazione. La quale, tra l’altro, si confà alla vita politica di Matteo Renzi: da celebrity politician a uomo nel dimenticatoio, da mai fuori dal PD a leader di Italia Viva, da nuovo volto della sinistra italiana al destrismo galoppante. Non sai mai quello che ti capita, e non sai mai quali forme prenderanno le vie del riposizionamento in un contesto politico post-ideologico e manchevole di punti di orientamento. Ma cosa sta combinando, Matteo Renzi?

La nuova scuola politica di Renzi

Si è appena conclusa una tre giorni di scuola politica estiva marchiata Matteo Renzi ed Itallia Viva. Circa 500 ragazzi e ragazze da tutta Italia hanno partecipato al progetto ‘Meritare l’Europa‘, al quale oltre al suddetto Matteo hanno partecipato – con le loro lezioni – varie figure politiche come Cingolani, Guerini e Bonetti. Ma anche figure meno politiche come il Presidente del Coni Giovanni Malagò, il virologo Bassetti ed il direttore di Repubblica Molinari.

Fine della tre giorni alla scuola Politica di Matteo Renzi

“Ci siamo di nuovo. Centinaia di ragazze e ragazzi che stanno insieme a discutere, studiare, approfondire – spiega Renzi come riporta l’ANSA – Perché la politica è una cosa seria, non è populismo. Quest’anno arriviamo alla scuola belli carichi: abbiamo mandato a casa i populisti e consegnato il Paese a Draghi. E allora a Ponte di Legno possiamo permetterci di parlare di futuro: ambiente, spazio, sanita, Europa, pari opportunità, lavoro”.

Si tratta, questa, della terza edizione della scuola politica renziana. Dopo le edizioni a Il Ciocco e Castrocaro, le lezioni quest’anno si sono tenute a Pontedilegno. Un piccolo comune in pronvincia di Brescia. E basterebbe solo questo ad aprire una lunga voragine di riflessioni. Pontedilegno, infatti, è storicamente una roccaforte leghista: lì, tra le montagne bresciane, era solito trascorrere le vacanze il Senatur Umberto Bossi, leader carismatico della Lega Nord, quella del federalismo e del populismo regionalista.

La scelta di una location così spiccatamente politicizzata è spiegata nella page della scuola estiva: “Un luogo simbolico: nella provincia divenuta tragicamente nota per l’esplosione della pandemia da Covid 19, noi abbiamo proposto tre giornate di rinascita, di formazione, di sguardo rivolto al futuro delle giovani generazioni, nel contesto europeo. Ma non solo: la scelta del profondo Nord non è casuale, nell’anno in cui dalle spinte sovraniste si è passati ad una nuova visione dell’Europa”. Una motivazione, però, che potrebbe essere uno specchietto per le allodole, nonché fenomenio di un riposizionamento politico in essere.

Renzi guarda ai voti della destra

A volte le analisi di comunicazione e di strategia politica rasentano la fantasia, ma stavolta c’è l’alibi di ferro che ci consente di poter dire che non ci stiamo inventando nulla. “I sondaggi passano le idee restano – dice Renzi nel suo intervento di chiusura della scuola politica – se voglio prendere i voti della destra? Sì, sennò la prossima volta perdiamo“.

Col venir meno degli appigli ideologici, la politica s’è fatta sempre meno ancorata al tradizionalismo e alla familiarità, sempre più preda del situazionismo e della contingenza. Come una bandieruola al vento. La nascita dei partiti catch-all ne è un empirico risvolto: partiti che non parlano ad un elettorato specifico, ma cercano di prendere tutto il possibile. Per non parlare poi dei partiti personali (come il PD di Renzi tra l’altro) che hanno cercato di creare una nuova familiarità legata alla simpatia e alla vicinanza pop di politici che provano a ridurre le distanze con i cittadini-elettori. La crisi di consenso di Italia Viva e di Matteo Renzi (sull’odierno Atlante Politico di Ilvio Diamanti per La Repubblica si riporta che Renzi ha perso altri 5 punti di gradimento rispetto al mese di luglio) spinge l’ex rommatamore alla ricerca di nuovi varchi politici nei quali insinuarsi. E allora ecco la virata a destra! Una scelta neanche troppo sorprendente. È stato senso comune perenne rinvenire tratti più vicini al berlusconismo che al bersanismo (per guardare a figure recenti) nel modo di fare renziano. Il liberalismo europeista, un po’ simile a Forza Italia un po’ simile a +Europa e Azione, è la giusta collocazione per Matteo Renzi.

Ma occhio al destrismo ed ai suoi possibili affondi. Il silenzio sul caso Durigon (il leghista di Latina che ha dichiarato di voler riportare il nome del parco cittadino da “Falcolene Borsellino” a “Arnaldo Mussolini) è singolare. Tutti si sono esposti da PD a Leu, ma non Renzi. E poi c’è quello strano filo diretto con Salvini per la nomina del prossimo Presidente della Repubblica. Centrodestra ed Italia Viva potrebbero da soli scegliere il prossimo capo famiglia del Colle. Il flirt con la destra va avanti, un po’ celatamente un po’ pubblicamente. Ma esiste, e chissà dove porterà. Goethe le chiamerebbe affinitiva elettive, scrive oggi Jena su La Stampa.

E chissà se dopo tanto vagare alla ricerca di un elettorato, Renzi, non deciderà di fermarsi ad un certo punto, proprio come Tom Hanks: “Sono un po’ stanchino, credo che tornerò a casa”.

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Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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