giuseppe-conte-conferenza-stampa

Si sente sempre di più un profumo di polvere di stelle dalle parti di via Nomentana. Sì, perché la dissoluzione del Movimento 5 Stelle si fa sempre più verosimile, ne uscirebbero tutti con le ossa rotte da un’eventuale scissione tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo. Cosa possibilissima, visto che i due hanno palesato tante disarmonie di vedute: in politica estera innanzitutto, con il primo che ha disertato la visita all’ambasciata cinese ed il secondo no. Poi c’è il nodo del vincolo dei due mandati. E in ultimo, ma tutt’altro che meno importante, Conte non vorrebbe ingerenze nell’operato, vorrebbe dettare la linea politica in autonomia e senza il pressing asfissiante di un super-io che ha le sembiaze di un grillo. Il M5s vedrebbe bloccarsi così, ex abrupto, il processo di mutazione in senso istituzional-governativo che aveva fatto innescare negli ultimi due anni a questa parte. Un iter paradigmatico della natura dei partiti, che pur partendo anti sistema o extra parlamentari necessitano di un forte adattamento all’ambiente se hanno l’ambizione di governare o di assumere incarichi di rilievo. L’addio di Conte sarebbe un anno zero e lascerebbe il Movimento 5 Stelle in un limbo spaventoso: non sarebbe più né quello della prima ora né quello dell’ora che verrà – o che sarebbe dovuta venire – un personaggio in cerca d’autore che però non sa dove andare.

Perché Conte ha fatto questa conferenza stampa?

E veniamo quindi al cuore del discorso: perché Giuseppe Conte ha indetto questa conferenza? Qual è il vero senso di questa scelta mediatica. Prima una premessa: Giuseppe Conte è un leader amatissimo (ancora il 49% degli italiani è con lui secondo l’istituto IPSOS), l’effetto carrozzone che è stato simbolicamente in grado di innescare nel periodo buio del primo lockdown ancora non è scemato. Ecco perché non deve pensarci mica due volte se vuole intervenire in diretta nazionale, sa’ che un bel pezzo di paese è con lui. Ecco, la sensazione è che Giuseppi sia stato mosso – e consigliato – da un doppio obiettivo. Il primo è quello di far vedere che c’è! Se mai dovesse esserci lo spiraglio per un riavvicinamento, o anche se dovesse optare per la strada in solitaria nei meandri dell’agone politico gli italiani che credono ancora in lui possono fare sonni tranquilli. Poi, l’altro motivo, è stato cercare di portare dalla sua parte il sentiment dei pentastellati. Conte è sembrato quasi voler dire: io sono il Beppe buono, mica quello con la barba. Il passaggio cruciale in questo senso è stato il seguente: “Grillo scelga se essere un padre buono o il padre severo del Movimento 5 Stelle”. Della serie: io farei il meglio per voi, ma Grillo deve concedermelo. Lo ha davvero messo alle strette. Con tutti i rischi che ciò può compromettere, visto il carattere di Grillo.

Conte conferenza stampa: l’attaccoa Grillo

Conte vuole umanizzarsi, togliersi ogni traccia di colpa nell’ambito di questo impasse che lo vede coinvolto con Beppe Grillo. Vuole far capire, a tutti, che non è sua la colpa se il progetto dovesse effettivamente naufragare. E quale spazio migliore, di farlo, se non una press concerence? Conte e conferenza stampa sono un binomio iseparabile nell’immaginario nazional-popolare, un format innescatosi durante la pandemia per fungere da voce unica in un contesto di crisis management. È prassi comune dei leader diventati popolari in un contesto di crisi – per alimentare il rally round the flag effect – rimembrare le difficoltà che lo hanno unito intimamente alla sua gente. Chiedere a Bush junior per una lezione in tal senso. E poi c’è scappata la rassegna dei suoi obiettivi con un incalzante “Io ho… Io ho… Io ho…” nel tentativo di creare un referendum su sé stesso – come fa qualsiasi candidato uscente che abbia un ottimo consenso popolare – consapevole di poterlo vincere: “Facciamo votare lo statuto agli iscritti”.

E quindi, in attesa di capire cosa se ne sarà di lui e del M5s, ha indetto una conferenza stampa ed ha fatto ciò che meglio sa fare: la star. Il pubblico è con lui, ancora una volta. Non è un caso che nel parlare abbia fatto un riferimento – forzatissimo, dai – al periodo di lockdown: lì, dove ha radice l’intimo rapporto che lo lega agli italiani. La palla passa a Grillo ora, che nel frattempo non l’ha mica presa bene questa perfomance contiana – La Stampa di oggi parla di un reggente nervoso e arrabbiato, ci è scappata pure la parolaccia – ma è stato invitato a non reagire a caldo. Ecco perché la risposta, alla fine, potrebbe arrivare oggi. Il coltello dalla parte del manico lo ha lui: accettare le clausole contiane oppure declinare e chiudere sul nascere il progetto. La seconda ipotesi appagherebbe il suo animo da leader narcisita (Scopri cosa vuol dire essere un leader narcisista), ma poi come lo spieghiamo ai grillini di stampo contiano? Una bel grillo da pelare, per Beppe.

La risposta è arrivata e, come volevasi dimostrare, non ha alcunché di docile:

AGGIORNAMENTO RISPOSTA DI GRILLO – (Dal Blog di Beppe Grillo): Mi sento così: come se fossi circondato da tossicodipendenti che mi chiedono di poter avere la pasticca che farà credere a tutti che i problemi sono spariti e che dia l’illusione (almeno per qualche mese, forse non di più) che si è più potenti di quello che in realtà si è davvero, pensando che Conte sia la persona giusta per questo.

Ma Conte può creare l’illusione collettiva (e momentanea) di aver risolto il problema elettorale, ma non è il consenso elettorale il nostro vero problema. Il consenso è solo l’effetto delle vere cause, l’immagine che si proietta sullo specchio. E invece vanno affrontate le cause per risolvere l’effetto ossia i problemi politici (idee, progetti, visione) e i problemi organizzativi (merito, competenza, valori e rimanere movimento decentralizzato, ma efficiente).

E Conte, mi dispiace, non potrà risolverli perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione.

Io questo l’ho capito, e spero che possiate capirlo anche voi.

Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco.

Le organizzazioni orizzontali come la nostra per risolvere i problemi non possono farlo delegando a una persona la soluzione perché non sarebbero in grado di interiorizzarla quella soluzione e di applicarla, ma deve essere avviato un processo opposto: fare in modo che la soluzione decisa, in modo condiviso, venga interiorizzata con una forte assunzione di responsabilità da parte di tutti e non di una sola persona. La trasformazione vera di una organizzazione come la nostra avviene solo così.

La deresponsabilizzazione delle persone con la delega ad un singolo nelle organizzazioni orizzontali è il principale motivo del loro fallimento.

C’è un però. Assumersi la responsabilità significa smettere di drogarsi, smettere di voler creare l’illusione di una realtà diversa da quella attuale ed affrontarla. Insieme, con i tempi e le modalità giuste.

Come una famiglia, come una comunità che impara dagli errori e si mette in gioco senza rincorrere falsi miti, illusioni o principi azzurri che possano salvarla.

Perciò indìco la consultazione in rete degli iscritti al MoVimento 5 Stelle per l’elezione del Comitato Direttivo, che si terrà sulla Piattaforma Rousseau.

Il voto su qualsiasi altra piattaforma, infatti, esporrebbe il Movimento a ricorsi in Tribunale per la sua invalidazione, essendo previsto nell’attuale statuto che gli strumenti informatici attraverso i quali l’associazione si propone di organizzare le modalità telematiche di consultazione dei propri iscritti sono quelli di cui alla Piattaforma Rousseau (art. 1), e che la verifica dell’abilitazione al voto dei votanti ed il conteggio dei voti sono effettuati in via automatica dal sistema informatico della medesima Piattaforma Rousseau (artt. 4 e 6).

Ho, pertanto chiesto a Davide Casaleggio di consentire lo svolgimento di detta votazione sulla Piattaforma Rousseau e lui ha accettato.

Chiederò, poi, al neo eletto Comitato direttivo di elaborare un piano di azione da qui al 2023. Qualcosa di concreto, indicando obiettivi, risorse, tempi, modalità di partecipazione vera e, soprattutto, concordando una visione a lungo termine, al 2050.

Questo aspettano cittadini, iscritti ed elettori.

Una visione chiara di dove vogliamo andare e in che modo.

Il perché, il cosa e il come.

È sempre stata la nostra forza: consentire a tutti di sapere quale sarà il viaggio e accogliere chi è pronto per una lunga marcia.

In alto i cuori!

via GIPHY

Non vuoi perderti nessun nostro articolo? Vuoi avviare una conversazione politicamente incoerente con noi? Ebbene, allora non puoi non entrare nel nostro nuovo gruppo Telegram! Ti aspettiamo-> CLICCA QUI PER ADERIRE

Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni