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AGGIORNAMENTO 25/04 – Macron ha vinto. Le President si conferma all’Eliseo con il 58%. Non potevamo, quindi, aggiornare questo articolo dal punto di vista della comunicazione politica. Cosa abbiamo visto di interessante?

Da una parte Le Pen che ha cercato di trasformare la contesa in un referendum sull’operato dell’avversario: volete confermare chi, in 5 anni, non è che abbia poi cambiato chissà cosa? Ha fatto leva sulla rabbia dei francesi, specialmente quelli dei piccoli centri rurali e delle periferie. Dall’altra Macron che, uscito dal giardino delle rose, ha optato per un sofisticato tentativo di diavolizzazione dell’avversaria: ha cercato di vanificare il suo tentativo di riposizionamento al centro presentandola come una leader, ancora, appartenente ad una destra xenofoba e populista. Le Debat tenutosi a pochi giorni dal voto è stata la summa del tentativo: Macron ha pungolato Le Pen sui suoi rapporti con Putin e la Russia. Interessante, anche, la scelta di parlare di ecologia. Probabilmente un tentativo di sinistrismo utile ad ammiccare all’elettorato di Melanchon.

Ve l’avevamo presentata come una campagna all’ombra della guerra, e così è stato. Almeno in parte. Emmanuel Macron ha accumulato un grosso vantaggio sugli avversari nei momenti più lontani dall’election day. Un margine che, via via, si è ridotto fin quasi a far tremare l’inquilino dell’Eliseo. Tremolio – col senno del poi – parzialmente infondato. Alla fine dei conti il Presidente stacca di circa 4 punti la rivale numero uno: Marine Le Pen. Un margine discreto, che lo pone favorito in vista del ballottaggio che si terrà domenica 24 aprile.

Comunicazione politica: le cose più interessanti viste durante le Presidenziali Francesi

  • LA ROSE GARDEN STRATEGY: è una strategia di campagna che prende il nome dal giardino delle rose interno alla Casa Bianca. Vuol dire proprio questo: restare nel giardino, nelle mura presidenziali, anziché andare in giro per il Paese a fare campagna. Trattasi di una strategia opzionabile da quei presidenti uscenti, gli incumbent, che hanno un tasso di gradimento talmente elevato da decidere di non entrare nella battaglia elettorale per salvaguardare il proprio vantaggio. Nell’era mediatizzata è quasi impossibile perseguire forme pure di Rose Garden Strategy, ma a qualche ibridazione sì. Pensiamo a quei Sindaci favoriti che si sottraggono dai dibattiti con gli avversari. O pensiamo a Macron. Il Presidente Francese, forte del suo vantaggio, ha concentrato al minimo le uscite. L’ibridazione è chiara: non è rimasto nel giardino delle rose, ma si è dedicato interamente al conflitto ucraino. Intavolando summit ora con Putin ora con Zelensky.

La presenza in terra francese è stata praticamente nulla. Macron si è limitato a mandare una lettera, alla cittadinanza, in cui comunicava la sua rielezione. Una via, quella scelta, interessante alla luce del grosso vantaggio che aveva sui suoi opponenti. Sarà interessante capire se la Rose Garden Strategy verrà ancora perseguita, o rivista, verso il ballottaggio.

  • IL RIPOSIZIONAMENTO DI M: di Le Pen, ca va sans dire. L’amore per la patria Francia si contrappone alla struttura dell’Unione Europea, la quale favorirebbe – nello storytelling di Le Pen – le elites e non gli interessi popolari. Struttura che consentirebbe il propagarsi di cellule terroristiche come l’ISIS. Anche l’islamico diventa – per estensione – portatore del male e della decadenza dei costumi francesi. O almeno era così fino ad un po’ di tempo fa. È stato interessante notare, infatti, il riposizionamento della leader del Rassemblement National: discostatasi dalla matrice populista che l’ha sempre caratterizzata, si è spostata verso il centro alla ricerca di un moderatismo che meglio si confà ad una donna di stato. Il claim femme detat, voleva raccontare proprio questo. Il riposizionamento è riuscito: differenziandosi da Zemmour, ad oggi il vero rappresentante della destra nativista francese, ha allargato il proprio elettorato divenendo l’unica outsider possibile per Macron. Sarà interessante vedere, in vista del ballottaggio, se la cosa continuerà a dare frutti. Tra la copia e l’originale gli elettori scelgono, tipicamente, l’originale. Rischia di essere ancora Macron, agli occh dei francesi, l’uomo di stato. Il più moderato. Il più centrista.
  • UN ALTRO MONDO È POSSIBILE: così cita il claim di Melanchon, un autre monde est possible. Uno slogan, a giudizio di chi scrive, straordinario. Stupendo. Ma che conferma una regola aurea: un claim, seppur bello, non attecchisce se non si creano, intorno ad esso, le condizioni per una narrazione coerente. È chiaro che la Francia non è pronta, forse, per un altro mondo. Eppure, tracce di futuro si sono intraviste nella campagna elettorale di Melanchon. La cosa più interessante, per patiti di campagne elettorale come noi, è stata la trovata degli ologrammi che gli hanno permesso di tenere comizi in contemporanea in diverse città del paese! Wow.

Una campagna futuristica, che non a caso ha attecchito sull’elettorato più giovane: dai dati forniti da YouTrend è stato il candidato più votato nella fascia 18-34. In questo senso, e solo in questo, la narrativa di Melanchon appare azzeccata: un altro mondo è possibile. Ma è il mondo delle future generazioni, di quelle che verranno dopo lui, che ha 70 anni. Il risultato, intorno al 20%, è ottimo, e per un soffio ha mancato lo scherzetto a Le Pen. Sarà onore e onere delle nuove leve, a questo punto, cercare l’affondo in futuro. Loro, il compito di cambiare il mondo. Sarà interessante vedere, se ciò avverrà, e se La France Insoumise potrà avere un futuro presidenziale.

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Di Giovanni Manco

Giornalista. Consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Forse. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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