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Nel discorso tenuto a Palazzo del Quirinale nel giorno del suo insediamento, il 3 febbraio 2015, il neopresidente Sergio Mattarella esprime «l’esigenza di recuperare il senso dell’unità del nostro Paese che dia e consenta ai nostri concittadini di sentirsi davvero parte di una comunità, un’azione che riesca a recuperare il senso della convivenza, del vivere insieme». E questa volontà viene espressa anche nel messaggio al Parlamento. Infatti, dopo i ringraziamenti di rito, la prima cosa che viene sottolineata è la consapevolezza della responsabilità del compito con un particolare riferimento alla necessità di «rappresentare l’unità nazionale», un’unità costituita anche «dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini» e che rischia di essere «difficile, fragile, lontana».

Il richiamo all’unità, oltre che nei vari messaggi di fine anno, tornerà molti anni dopo l’insediamento in un contesto storico molto differente. Nell’intervento tenuto per il “Concerto dedicato alle vittime del Coronavirus” il 1° giugno del 2020 Mattarella dichiara: «C’è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite. Qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: lunità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro. Una generazione con l’altra. Un territorio con l’altro. Un ambiente sociale con l’altro. Tutti parte di una stessa storia. Di uno stesso popolo. Mi permetto di invitare, ancora una volta, a trovare le tante ragioni di uno sforzo comune, che non attenua le differenze di posizione politica né la diversità dei ruoli istituzionali».

Per comprendere l’immagine che sin da subito il Presidente ha voluto dare di sé è bene riprendere questo passaggio: «Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del garante della Costituzione. È una immagine efficace. All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà – imparziale. I giocatori lo aiutino con la loro correttezza».

Mattarella discorso di fine anno

Tale correttezza deve essere sembrata venir meno quando Luigi Di Maio, intervistato in collegamento telefonico da Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa, esprime la volontà di mettere in stato d’accusa il Presidente per aver impedito la nascita del governo M5S-Lega con il rifiuto della nomina di Paolo Savona al Ministero dell’economia e della finanza, date le sue posizioni contro l’euro che avrebbero allarmato i mercati e gli operatori economici. Il Quirinale non ha replicato in alcun modo, anche perché una risposta era già stata fornita nelle dichiarazioni alla stampa al termine del colloquio con Conte. Mattarella aveva spiegato come aveva favorito la formazione dell’esecutivo in vista di una maggioranza parlamentare, nel rispetto delle regole costituzionali. Ma, precisa Mattarella, «il Presidente della Repubblica [nella designazione dei ministri] svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni. Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia» dal momento che questa costituiva un messaggio immediato di sfiducia per gli operatori economici e finanziari e che metteva a rischio i risparmi degli italiani.

Ma la gestione del complesso processo di formazione del governo Conte I è stata solo una delle diverse crisi che Mattarella ha dovuto affrontare in questi sette anni da Presidente della Repubblica. La prima risale al dicembre 2016 con le dimissioni di Matteo Renzi in seguito ai risultati del referendum costituzionale e l’arrivo di Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi. Mattarella ha poi dovuto gestire i risultati elettorali del 4 marzo che portano alla formazione del governo Conte I che, tuttavia, avrà breve durata. Insediatosi a Palazzo Chigi il 1 giugno 2018, Conte rassegna le sue dimissioni il 20 agosto 2019, dopo la presentazione di una mozione di sfiducia -poi ritirata- da parte della Lega. Questa nuova crisi porta alla nascita di un Conte bis sostenuto da una maggioranza di centro-sinistra. Ma il 26 gennaio 2021 Conte si reca nuovamente al Quirinale per presentare le sue dimissioni in seguito al ritiro del sostegno di Matteo Renzi. Questa nuova crisi si risolve con il conferimento dell’incarico di formare un nuovo governo a Mario Draghi, che ha poi ottenuto la fiducia del Parlamento. Prima di conferire l’incarico a Draghi, Mattarella aveva rivolto un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento affinché conferissero «la fiducia a un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica».

Ma al di là delle crisi di natura politica, Mattarella ha dovuto affrontare anche una crisi di natura sanitaria, economica e sociale. Lo scoppio dell’emergenza Coronavirus tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2020 ha portato il Presidente a parlare alla nazione due volte.

Il primo messaggio risale al 5 marzo 2020, a seguito dell’introduzione delle prime misure di contenimento da parte del Governo. Mattarella interviene per dire ai cittadini che la preoccupazione è legittima e comprensibile ma che è assolutamente necessario una responsabilità collettiva evitando di farsi prendere dall’ansia in modo controproducente. Il Presidente esprime comprensione per l’impatto che le raccomandazioni possono avere sulle abitudini di vita ma invita a seguire per limitare la diffusione dei contagi. È interessante notare come questo messaggio venga registrato con Mattarella seduto dietro ad una scrivania. Infatti, ad eccezione del messaggio di fine anno del 2020 che vede il Presidente in piedi dietro un leggio, in tutti gli altri messaggi di fine anno il Presidente era apparso in video senza la presenza di elementi che lo “separassero” idealmente dai cittadini.

Mattarella messaggio alla Nazionale sul COVID

Infatti la scrivania scompare nella successiva dichiarazione trasmessa il 27 marzo in cui il Presidente viene ripreso quasi esclusivamente con un’unica inquadratura fissa a mezzo busto, salvo pochi istanti in cui la ripresa lo ritrae quasi integralmente e di lato. In questo secondo discorso Mattarella esprime solidarietà alle vittime e alle loro famiglie, ringrazia tutte le persone che in qualsiasi modo stanno contribuendo alla gestione dell’emergenza e i cittadini per aver seguito le misure sancite dal Governo. Mattarella ricorda come l’unità e la coesione sociale con il senso di responsabilità siano le risorse più importanti a cui fare affidamento in un momento di difficoltà. Ma questa seconda dichiarazione è importante perché rappresenta uno dei pochi casi in cui Mattarella interviene in modo diretto nel dibattito politico, anche se rispetto questioni che riguardano i rapporti con gli altri Paesi Membri dell’Unione Europea. «Nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni. Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse».

Il profilo comunicativo di Mattarella: i messaggi di fine anno

L’articolo 87 del testo Costituzionale oltre a sancire che «il Presidente della repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale», riconosce al Presidente la possibilità di inviare messaggi alle Camere. Ma tra i messaggi inviati dal Presidente, in una forma che da Einaudi in poi ha preso la forza di consuetudine, esistono anche gli auguri di fine anno ai cittadini.

Prendendo in considerazione i messaggi di fine anno del Presidente tra il 2015 e il 2020 si può capire molto del suo stile comunicativo. Nel 2018 è lo stesso Mattarella a spiegare l’importanza dei messaggi di fine anno: «permettono di formulare, certo non un bilancio, ma qualche considerazione sull’anno trascorso. Mi consentono di trasmettere quel che ho sentito e ricevuto in molte occasioni nel corso dell’anno da parte di tanti nostri concittadini, quasi dando in questo modo loro voce. E di farlo da qui, dal Quirinale, casa di tutti gli italiani». Il Presidente inizia il discorso di fine anno del 2015 spiegando di voler dedicare i successivi minuti «alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno» e infatti si occupa della disoccupazione, con particolare riferimento ai problemi occupazionali riscontrati dai giovani e dalle donne. E su questi temi tornerà praticamente tutti gli anni. «Il problema numero uno del Paese resta il lavoro» e combattere la disoccupazione è «il primo orizzonte del bene comune» (2016).

E tra i concetti che ritornano con più frequenza nel corso degli anni c’è l’importanza della Carta Costituzionale. Mattarella la cita per difendere con forza le decisioni prese in quanto “arbitro” del processo democratico sia nel caso delle mancate elezioni in seguito alle dimissioni di Renzi nel 2016, sia nel 2017 per far comprendere quanto fosse «importante rispettare il ritmo, fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione».

Ma il testo costituzionale viene menzionato soprattutto per i principi che esprime rispetto la costruzione di una comunità solidale e giusta. «La cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita», dice nel discorso del 2017. E l’anno successivo spiega che «sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore. […] la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune. […] La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza. […] Sicurezza è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro: tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro».

Altri due temi che soprattutto nel 2015 e nel 2016 ottengono notevole spazio sono il terrorismo e l’immigrazione. Su questi temi e sulla relazione percepita da parte dell’opinione pubblica il Presidente interviene coniugando i principi dell’accoglienza con la comprensione delle paure dei cittadini: «Il terrorismo ci vuole impaurire e condizionare. Non glielo permetteremo. Difenderemo le conquiste della nostra civiltà e la libertà delle nostre scelte di vita» (2015). «Dopo l’esplosione del terrorismo internazionale di matrice islamista, la presenza di numerosi migranti sul nostro territorio ha accresciuto un senso di insicurezza. È uno stato d’animo che non va alimentato, diffondendo allarmi ingiustificati. Ma non va neppure sottovalutato. Non rendersi conto dei disagi e dei problemi causati alla popolazione significa non fare un buon servizio alla causa dell’accoglienza. L’equazione immigrato uguale terrorista è ingiusta e inaccettabile, ma devono essere posti in essere tutti gli sforzi e le misure di sicurezza per impedire che, nel nostro Paese, si radichino presenze minacciose o predicatori di morte» (2016). E sul più generale tema dell’immigrazione la scelta di Mattarella è di esprimere con fermezza la necessità di tutelare la dignità umana senza però tralasciare la necessità di garantire e far rispettare i processi di integrazione.

Rivolgendosi ai più giovani, Mattarella dice: «La vostra è la generazione più istruita rispetto a quelle che vi hanno preceduto. Avete conoscenze e potenzialità molto grandi. Deve esservi assicurata la possibilità di essere protagonisti della vita sociale. Molti di voi studiano o lavorano in altri Paesi d’Europa. Questa, spesso, è una grande opportunità. Ma deve essere una scelta libera. Se si è costretti a lasciare l’Italia per mancanza di occasioni, si è di fronte a una patologia, cui bisogna porre rimedio» (2016).

Grande attenzione viene data anche alle disuguaglianze che le donne devono affrontare e al problema dei femminicidi: «Un’altra grave ferita inferta alla nostra convivenza è rappresentata dalle oltre 120 donne uccise, nell’anno che si chiude, dal marito o dal compagno. Vuol dire una vittima ogni tre giorni. Un fenomeno insopportabile che va combattuto e sradicato, con azioni preventive e di repressione» (2016).

Una delle tecniche comunicative adottande da Mattarella per annullare le distanze e farsi percepire più prossimo dai cittadini è il ricorso ad aneddoti tratti da esperienze avute durante lo svolgimento delle sue funzioni ma anche mostrare regali che gli sono stati fatti. Tra gli aneddoti c’è il riconoscimento dell’onorificenza immaginaria di “Felicizia” da parte bambini di Torino che viene utilizzato dal Presidente per ricordare quanto siano importanti i valori della felicità e dell’amicizia per la società.

Per quanto riguarda i regali è possibile ricordare il disegno ricevuto nel 2016 da un bambino di Acquasanta Terme, il quadro ricevuto dal Centro di cura per l’autismo di Verona nel 2018, la foto dell’Italia vista nello spazio e la sedia regalata da un’associazione di disabili nel 2019. In tutti i casi agli oggetti è stato dato grande risalto visivo.

Ma uno dei discorsi di fine anno più interessanti è sicuramente quello del 2020. Innanzitutto per le innovazioni sceniche che, seppur forzate dal contesto, sono rilevanti. Per la prima volta il Presidente appare in piedi, con un leggio con cui può rendere visibile la mascherina e con i giardini del Quirinale sullo sfondo. Entrambi gli elementi rimandano i cittadini alla necessità di rispettare le norme di distanziamento e sicurezza. Ma al di là degli elementi scenici, Mattarella ammette subito la difficoltà nel trovare le parole giuste per esprimere gli auguri, dato il contesto, e dedica gran parte del discorso alle disuguaglianze create e rafforzate dalla pandemia. Il Presidente si congeda ricordando come il suo ultimo anno da Presidente sarà intenso vista la necessità di far ripartire il Paese.

Cosa resterà?

A dispetto di una apparente freddezza, in realtà il Capo dello Stato ha dimostrato diverse volte cordialità e sincero interessamento, soprattutto nei confronti del mondo della stampa. Ne è un esempio la lettera inviata a Propaganda Live in cui spiega di non poter concedere l’intervista ma di aver disposto la riparazione della porta della sala stampa del Quirinale che da anni non si chiudeva correttamente. Anche in questo caso, Mattarella ha rispettato la formalità del ruolo riuscendo, con ironia, ad aggiungere una nota personale.

Ma di ben altra portata è l’umanizzazione che scaturisce da un errore nel taglio del video caricato su YouTube e trasmesso alle redazioni televisive del 27 marzo 2020. Si tratta del secondo discorso di Mattarella durante la Pandemia ma, al netto di cose importanti che vengono dette, i social impazziscono per un fuori onda sfuggito al montaggio. Giovanni Grasso, consigliere per la stampa e la comunicazione, suggerisce a Mattarella di sistemare i capelli e il Presidente, con sorriso ironico, gli ricorda che i barbieri sono chiusi anche per il capo dello Stato. Le piccole difficoltà riscontrate dal Presidente nel girare il video devono averlo fatto percepire come più spontaneo e vicino ai cittadini.

Mattarella siparietto: “Giovanni, non vado dal barbiere”

Per i politici come per qualsiasi altra personalità che raggiunga la fama, esiste poi una componente di popolarità legata a dei precisi avvenimenti storici. Rispetto ai predecessori Mattarella ha goduto, sebbene ne avrebbe fatto sicuramente a meno, di un picco di popolarità dovuto ai messaggi diffusi durante l’emergenza sanitaria. L’immagine del Presidente all’Altare della Patria potrebbe restare nella memoria di molti.

Via Ansa

Ma un’immagine ben più positiva passerà alla storia grazie alla sua presenza a Wembley mentre celebra con gioia, ma pur sempre nei limiti della compostezza democristiana, la vittoria degli europei della nazionale italiana di calcio. Sono pochi i predecessori che hanno potuto esultare dal vivo per una vittoria calcistica di tale portata: Pertini e Napolitano. Il primo è sicuramente rimasto nei cuori dei cittadini anche grazie alle immagini della finale di Spagna ’82, mentre è più raro vedere le foto di Giorgio Napolitano a Berlino. Ma per scoprire se e quanto Mattarella verrà ricordato anche per questa immagine ci vorranno anni.

Mattarella esulta per l’Italia campione d’Europa

Intanto un’analisi di alcuni suoi discorsi sembra suggerire la volontà di interpretare il suo ruolo per sottrazione, parlando solo quando necessario e per trasmettere un senso di coesione sociale e solidarietà. In più occasioni il Presidente si è dimostrato incline ad ascoltare le istanze della società con particolare attenzione ai problemi quotidiani tra cui rientrano la disoccupazione, le difficoltà dei giovani e delle donne, le disuguaglianze, i problemi legati alla gestione dell’immigrazione e le crisi di varia natura. Ha svolto il ruolo di arbitro con decisione, richiamando costantemente il testo Costituzionale e i suoi principi e ha difeso con fermezza le sue scelte, soprattutto quando attaccate dagli attori politici. Quando possibile si è concesso, pur sempre nei limiti della compostezza imposta dal ruolo e dalla sua storia politica, una nota di ironia attraverso cui creare un contatto con la società civile e il mondo mediatico.

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