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Oggi è venuto Giuseppe Conte a Latina, ed io ero lì. Mi sono recato presso il parco Falcone Borsellino ed ho atteso il suo arrivo. Un po’ per curiosità, un po’ perché non avevo niente da fare (la mia tesi di laurea ringrazia ammiccando), un po’ per deformazione professionale. Appena giunto, la folla è andata in visibilio, ed il primo pensiero che ho avuto è stato proprio questo: capista, quanta presa che ha ancora Giuseppi! Il mio primissmo articolo di questo blog aveva un titolo abbastanza eloquente: Stupido Sexy Giuseppe Conte. Proprio per l’hype che fu capace di generare quando divenne leader simbolico della lotta al Covid. Un hype che persiste ancora, a quanto pare.

Sceso dalla macchina, si è fermato nei pressi di una delle entrate del parco comunale per un immancabile punto con la stampa. Io ero lì, lo osservavo.

Mascherina abbassata e via a parlare. Però cavolo quanta gente, davvero tanta, troppa. Nel senso: non saranno un po’ troppe persone ammassate e vicine? Ecco una foto da un’altra prospettiva per rendere l’idea.

Non si vede ma Conte è posizionato proprio in mezzo a tutte queste persone. Io lo so perché beh, non so se già l’ho detto, ma io ero lì.

Finito di parlare con i colleghi, il Presidente del Movimento 5 Stelle si è recato nel cuore del parco per salire su un palco ed iniziare il suo comizio al fianco di Gianluca Bono, candidato per il M5s alle elezioni amministrative di Latina. Conte era lì – anche io, anche io ero lì! – per sostenere il candidato pentastellato, così come sta facendo in giro per l’Italia in questi giorni.

Cosa ha detto Conte a Latina

E allora andiamo al sodo. Visto che ero lì, beccatevi un po’ di miei appunti sparsi:

  • Dopo aver governato, Conte sta diventando sempre più un outsiders tattico, ovvero vuole porsi come corpo estraneo alla politica mainstream e vicine alle istanze del popolo. Nell’assaggiare un pezzo del suo sermone, infatti, ho potuto sentire un vago, vaghissimo, retrogusto di populismo, quasi fosse un grillino del 2009. “Avete potuto seguirmi in questi giorni – ha detto – ma solo sui social. Pochissimo in televisione, quasi per nulla sui giornali. D’altronde io non piaccio alle elites“.
  • Fa un uso sempre più spinto di storytelling delle piccole storie. Conte si appropria delle storie degli altri per veicolare i suoi messaggi politici, oggi è toccato ad una certa Francesca: “Come ti chiami? Francesca? Francesca, prima, mi ha detto una cosa bellissima: ‘Presidente ti ringrazio perché ci hai reso orgogliosi per essere italiani'”.
  • I riferimenti al periodo del lockdown sono soventi e ricorrenti, e servono a far rimembrare l’intimo legame creatosi con il suo pubblico: “In piena pandemia… Nel periodo più duro…” il tutto intinto in una salsa di autocelebrazione: “Dal Bruxelles ho portato in Italia un tesoro di 209 miliardi”. Il riferimento è ai negoziati con l’Europa per i pacchetti d’aiuto per fronteggiare la crisi economica innescata dal Covid-19.
  • Ha creato un vero e proprio soundbites, un tormentone, una frase ricorrente. Anche questo, capace di sbloccare il ricordo del lockdown: “Se nel momento difficile ci fossimo affidati ai sovranisti… Non faro nomi e cognomi… Salvini e Meloni!”. Oppure, per dare una coccola anche ai latinensi presenti: “Voler togliere il titolo di questa parco alla memoria di Falcone e Borsellino per ridarla ad Arnando Mussolini non è etica pubblica. Non farò nomi e cognomi… Durigon!“. (per saperne di più su questo vi rimando a Il Post).
  • Nel calderone ha buttato dentro una issue bite-size, ovvero un tema di campagna elettorale ‘mordi e fuggi’ buttato dentro più per tentare l’attenzione mediatica che altro. “Introdurremo il salario minimo” ha detto quasi confidenzialmente – ma col microfono ben vicino alla bocca – ad uno spettatore.

Alla fine però, andandomene via, ho pensato solo ad una cosa: caspita quanta gente però, e che assembramento! E quindi mi sono immaginato di aver l’occasione per poter fare una domanda – in qualità di giornalista – a Conte. Una sola. “Presidente – gli avrei detto – cosa pensa che direbbe Fedez nel vedere tutta questa gente oggi a Latina?”.

Ma questa domanda – anche se ero lì – non ho avuto modo di fargliela. E non gliel’ha fatta nessuno, credo. E quindi lui potrà continuare a usare il personaggio Fedez – uno capace più dei politici ad intercettare certi target – per farsi figo predicando bene e razzolando così così.

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Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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