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Giuseppe Conte è stato eletto Presidente del Movimento 5 Stelle, gli iscritti al partito hanno votato nei giorni addietro sulla piattaforma Skyvote ed hanno nominato l’ex Premier con un plebiscito digitale: 92,8%. In 48 ore hanno votato 67.064 dei 115.130 aventi diritto – iscritti al Movimento – di questi  62.242 si sono pronunciati in senso favorevole per la nomina del professor Conte. Inizia ufficialmente, con tanto di statuto reinventato e simbolo politico nuovo di zeecca, la seconda vita politica del M5s. Inizia ora il secondo tempo, come lo chiamano suggestivamente i pentastellati.

Ci sembra questo un buon momento per analizzare il profilo comunicativo di Giuseppe Conte: come parla, qual è il suo stile di leadership, quali sono le sue strategie e con quale comunicazione politica le persegue. Insomma, vediamo tutto quello che c’è da sapere.

La storia

“Questo lo posso dire?”

“No”.

Giuseppe Conte in uno dei suoi primi discorsi alla Camera

Inizia con questo siparietto la carriera politica di Giuseppe Conte: l’avvocato filogrillino chiamato da Luigi Di Maio a guidare un governo sostenuto dal M5s e dalla Lega. Fin da subito è stato percepito come un personaggio con una personalità modesta, orchestrato dai due Vicepremier Di Maio e Salvini. Nel siparietto di cui sopra il secco no di Luigi Di Maio immette nell’opinione pubblica la sensazione una sorta di insubordinazione del neo Premier nei confronti dei suoi mandati politici. Le etichette di burattino e marionetta si sprecavano. Era il 2018, non molto tempo prima che il mondo sarebbe cambiato. E con esso, anche Conte. Sopravvissutto al passaggio dal governo giallo-verde a quello giallo-rosso, Il Presidente del Consiglio dei Ministri inizia a dare dei cenni di crescita carismatica e caratteriale. La tirata d’orecchie e Matteo Salvini nel giorno della caduta del suo primo governo è celebre. E non sarà l’unica.

Sfiducia Conte I: il Premier contro Salvini al Senato

Conte non sapeva, appunto, che di lì a poco tutto sarebbe cambiato. Un po’ come successo per Sergio Mattarella è stata proprio la pandemia a renderlo popolare, famoso, ed amato. Le crisi sono da sempre finestre di opportunità per i leader, ma anche delle cartine di tornasole come dice la professoressa Sofia Ventura. I leader, se abili, possono vedere accrescere e di molto la propria figura politica. La vera forza di Conte è stata proprio questa: saper sfuttare la crisi da Covid 19 per intessere uno storytelling vincente che lo ha portato ad essere – ancora oggi – uno dei politici più amati della recente storia repubblicana.

Si è verificato il Rally ‘round the flag’ effect ossia quel meccanismo politologico e psicologico – teorizzato da John Mueller – che porterebbe i cittadini di una Nazione a stringersi intorno al leader nei momenti di grande crisi. Ma da solo non basta, perché se i leader non alimentano il neonato rapporto confidenziale con la propria gente la presa si allenta e svanisce. Vedasi Donald Trump, incapace di mantenere vivo il Rally ‘round the flag’ effect durante le prime battute di pandemia. Giuseppe Conte, da questo punto di vista, è stato ablissimo: ha capitalizzato e convertito l’iniziale avvicinamento degli italiani mossi dal timore di una crisi.

“Di Maio e Salvini hanno trasferito credibilità a un terzo soggetto, istituzionalmente superiore, ma dipendente a loro quanto a forza politica non disponendo di alcun seguito proprio. Al tempo stesso ha dovuto guadagnare una propria credibilità per potere trattare con gli interlocutori istituzionali e gli altri governanti europei e mondiali. […] Conte si è creato un proprio spazio di autonomia e di legittimazione, che ha trovato uno sbocco per molti aspetti inatteso nella formazione del governo giallo-rosso (Conte bis)”.

G. Gili, M. Panarari, La Credibilità Politica, Marsilio Editore, 2020, pag. 101

Crisis management: la crisi da Covid 19

Lo storytelling contiano si è costruito in piena pandemia. Siamo, quindi, in un contesto di crisis management. In un contesto simile il carico informativo aumenta a dismisura ed i leader sono al centro dell’attenzione e, quindi, esposti a critiche. Il pericolo è stato sventato grazie ad un lavoro attento in ambito di meaning making, ovvero la fase in cui viene costruita la narrazione che farà da contesto alla crisi. In questa fase un leader è chiamato ad ispirare fiducia e tranquillizzare i cittadini in una fase di incertezza e paura. Durante le crisi, infatti, avviene la cosiddetta infodemia. Tutti parlano: i giornali per dare loro versione dei fatti, i politici per capitalizzare il consenso ed attaccare gli avversari. In questo scenario confusionario Conte è riuscito a porsi come voce unica del popolo.

In un connubio tra media logic e logica politica, Conte ed il suo staff si sono inventati un vero e proprio format. Spettacolo e politica si sono sposati nel format delle conferenze stampa. Un momento atteso e desiderato, poiché occasione per essere rendicontanti circa l’andamento della crisi pandemica. In questo scenario – che ricorda quello delle chats con cui F. D. Roossevelt parlava agli americani dalla radio – si è innescato quello che Joseph Nye chiama empowerment: un rapporto intimo ed empatico, di dare ed avere, tra leader e cittadini.

Conte ha saputo portare avanti due aspetti: la formulazione di un messaggio convincente e persuasivo – restiamo a casa per salvarci dal disastro – e una modalità efficace con il quale veicolarlo – le conferenze stampa -.

Leadership e storytelling

In questo plot, Conte è riuscito a vestire i panni del salvatore della patria. Perfino il timing ha giocato un ruolo determinante: ve lo ricordate il ritardo eterno con il quale iniziavano le conferenze stampa? Avevano l’obiettivo di trasportare il maggior numero di italiani alla TV, serviva a portarli sullo schermo, accumularli. Ma il ritardo non incontrava mai il disappunto popolare, anzi, veniva compreso e perdonato. Il ritatardo serviva, infatti, anche ribadire la sensazione dell’uomo ipegnato per la risoluzione dei problemi.

Le caratteristiche di leadership emerse sono quelle del leader simbolico: icona e punto di riferimento nel momento difficile; e leader sovrano: decisore unico degli interventi da prendere per salvare la nazione, evidente legalmente anche grazie al ricorso dei DPCM che servivano a bypassare – in uno stato d’emergenza – la parlamentarizzazione dei provvedimenti. Un ultimo aspetto di leadership è stata quella trasformativa condotta secondo smart power, quindi tramite la persuasione. Un passaggio significativo, in questo senso, è il pianto accennato ad Accordi e Disaccordi. Ricercato o no, è servito a ribadire la gravità della situazione e ad instillare quindi l’importanza dello stare a casa. Ricorso alle lacrime, tra l’altro, usato anche da Angela Merkel.

I tratti della leadership sono cambiati con il cambiare delle fasi pandemiche. L’aspetto trasformative ha fatto spazio a quello transactional: da decisore unico Conte, è via via diventato attento – col miglioramento del quadro sanitario – alle istanze degli altri agenti politici come le regioni. Anzi, con queste si è spesso creata una situazione scaricabarile e rimpallo di responsabilità.

Format + leadership + storytelling hanno portato all’ascesa del personaggio Conte. La nascita di groupie (Le bimbe di Conte) e l’hype generale – soprattutto social – intorno al Premier ne sono stati la riprova. Ancora oggi risente del successo di quella comunicazione politica e, seppur in calo, rimane un personaggio politico assai popolare.

La comunicazione politica di Giuseppe Conte

La comunicazione di Conte è stata, quindi, molto attenta. Il Premier tra l’altro ha dato prova di dare sempre un occhio ai sondaggi, apportando delle varizioni ogni qualvolta si presentasse una flessione dei consensi. Un approccio squisitamente data driven ed orientato al marketing. Nella storia conferenza stampa dei nomi e cognomi, per esempio, ha attuato la tattica dell’attaccare l’attacco.

Conte contro Salvini e Meloni

Attaccare l’attacco, nell’ambito delle modalità di gestione degli attacchi, vuol dire in poche parole che se il tuo avversario ti attacca, non rispondere, ma attaccalo più forte accusandolo di scorrettezza.

“Se il tuo avversario ti dà del bugiardo, non negarlo, ma dagli del ladro”.

S. Popkin, The Candidate, Oxford University Press, 2012, pag. 27

Mente i negoziati con l’Europa andavano male, o almeno a rilento, Conte ha distolto l’attenzione scagliandosi contro i nemici politici. Il risultato è stato che nelle ore successive alla confereza stampa, media e social parlavano solo di questo passaggio. Non delle restrizione annunciate, non degli aiuti europei ancora lontani. Il successo di questa tattica è stata la credibilità: non avendo un passato politico o qualcosa per cui essere criticato, Conte ha potuto liberamente accusare i suoi nemici di ostacolare con facezie l’eroico operato di chi stava lavorando alla risoluzione della grave crisi in corso.

L’altro elemento di comunicazione spesso cavalcato da Conte è quello della pipolisation. Il Premier, colta la popolarità di cui è stato investito, si è lasciato andare a momenti pop attraverso i quali apparire piacente tra la gente. Dalla presenza al cinema Roma, ai siparietti con gente in strada, sono stati molti i momenti degni di nota. Della svolta pop di Conte abbiamo già parlato, e per non ripeterci, vi consigliamo di proseguire nell’articolo sottostante:

L’ultimo espediente di comunicazione che vogliamo raccontarvi è quello dello storytelling delle piccole storie. La lettera al piccolo Tommaso Z, sotto Natale, è servita a personalizzare – alla gente piacciono le storie, ricordiamolo sempre – una questione delicata: non allentare l’attenzione dinanzi al virus ancora circolante. La lettera a Tommaso puzza di invenzione lontano un miglio, ma c’è davvero differenza tra verià e finzione nella comunicazione politica? Anche di questo vi abbiamo già parlato però:

Comunicazione Conte: storytelling delle piccole storie

Ed il futuro cosa riserverà nella comunicazione di Conte? Sicuramente dovrà equilibrare il suo storytelling a quello pentastellato. Qualcosa cambierà, ma non molto. Forse. I riferimenti alla pandemia non mancheranno, utili a far rimembrare alla sua gente l’emotività di quei momenti, le peripezie passate insieme. Di questo ha già dato prova nella conferenza stampa del litigio con Grillo: “La sfida politica che abbiamo davanti è molto complessa le forze di destra offrono soluzioni facili ma illusorie per affrontare i problemi del paese e lo abbiamo visto concretamente anche nel periodo più buio e più difficile della pandemia quando si volevano impedire addirittura i presidi di protezione collegati allo stato di emergenza. Si mettevano in discussione finanche le regole minime di protezione della popolazione”. Esattamente con Bush JR ed il suo “Ne abbiamo passate tante insieme” per legarsi emotivamente agli americani dopo l’11 settembre.

Una cosa è certa: Conte piace ancora agli italiani (secondo leader d’Italia secondo l’ultimo sondaggio Demos) ed il chiodo va battuto finché è caldo. restiamo in attesa delle prossime mosse. Nel frattempo, bentornato Giuseppi.

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Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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