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Tuduuummm!

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Nuovo episodio della Serie Ferragnez. “L’ascesa in politica” o “Come vi sto blastando tutti” potrebbero essere titoli calzanti, ma non ci sbilanciamo su uno o l’altro per evitare di farli invecchiare male. Piuttosto, proviamo a capire un po’ cosa sta succedendo. Fedez ha registrato un dominio fedezelezioni2023.it, ed è già partito lo sciame di opinionisti e retroscenisti che si chiedono: niente niente Fedez si candiderà alla prossime elezioni?

La Politica Netflix, come l’hanno chiamata Stefano Gianfreda prima, Lorenzo Pregliasco poi, tutto il resto del mondo poi poi, ci sta abituando a scenari sempre nuovi ed impensabili. L’arringa di Fedez dal palco del concerto del primo maggio è stato l’apice, la spannung di questa serie di episodi di cui possiamo fruire noi spetattori dell’internet. Ma se c’è una cosa che le serie tv non mancano mai di concedere, è un nuovo picco emozionale quando ormai pensavi di aver già visto abbastanza. Ed eccoci qua.

Fedez tra politica ed antipolitica

Ma facciamo un riassunto delle puntate precedenti. Fedez è stato sempre attratto dalla politica, ricordiamo per esempio che nel 2014 ha scritto l’allora inno del Movimento 5 Stelle. Un po’ più giovane – anche se non si vede più di tanto – un po’ più spavaldo – anche se pure adesso mica scherza – eccolo declinare la sua indignazione sociale tramite rime e barre scritte tra le stelle del grillinismo.

La verve politica di Fedez è poi andata scemando, si è palesata solo tramite qualche fugace episodio (degli spin-off, a questo punto) come le polemiche contro il Presidente Emerito Giorgio Napolitano o contro Beppe Sala nel 2016: Con un curriculm così meglio l’astensione”.

Ad un certo punto gli sceneggiatori decidono che è il momento di tornare in pompa magna, la nuova stagione della serie viene lanciata in grande stile con tanto di nuovi attori del cast, uno su tutti: Chiara Ferragni, moglie del rapper, insieme compongono i ferragnez. L’episodio del ritorno è proprio quello del concertone del primo maggio dove la Politica Netflix diviene empiricamente palpabile e ci dice una cosa molto chiara: gli influencer hanno la forza di smuovere l’opinione pubblica, finanche su temi politici. La rilevanza di questo aspetto si denota non tanto dal fatto che Fedez parla di politica, in quanto cittadino mi pare cosa più che lecita, quanto dal fatto che la politica parla di Fedez: Conte lo insegue accodandosi ai suoi messaggi, Salvini lo invita a bere un caffè un giorno sì e l’altro pure (ma viene puntualmente ghostato), Renzi lo menziona su Twitter come se si trattasse di un omologo interlocutore politico. Poi c’è la reazione dei followers, ma su quella manco vale la pena soffermarsi per quanto banale ed ovvia: se Fedez parla, qualcuno segue e fa da cassa di risonanza ai suoi messaggi.

L’altro episodio, quello successivo, ha visto Chiara Ferragni come protagonista: “Che schifo che fate, politici” con tanto di foto di Matteo Renzi. Una frase forte? Sì. Banale? Sì. I Ferragnez, forse risentiti ancora dei sussulti populistico-grillini di quando Fedez condivideva il palco del Circo Massimo con Grillo, non hanno saputo finora formulare un messaggio politico migliore di uno slogan trito, ritrito, e figlio dell’antipolitica: la politica fa schifo. Sembra di stare in un girone dell’inferno di Dante con i politici che devono espiare le loro macchie del passato attraverso la legge del contrappasso, messi all’angolo dalle stesse armi che un tempo erano in loro dote. Ma ve lo ricordate Matteo Renzi? Il rottamatore della politica, quello della classe dirigente da rifondare. L’antipolitica renziana, poi, si è risolta nel paradosso di una ri-politicizzazione: la politica non è stata annullata con qualcosa di nuovo, ma con un altro modo di fare politica. Ma sempre politica è. Neanche troppo diversa da quella di prima. E così Renzi viene punito con i suoi vecchi trucchetti: quelli della politica influencer, della politica pop e della celebrity politics che lui più di altri ha avviato nell’Italia di oggi. Pare proprio che la mamma degli antipolitici sia sempre incinta. La speranza è che se davvero i due entreranno in politica lo faranno con qualcosa che, attraverso la sostanza, superi la forma dell’indignazione aprioristica.

Ma quindi?

Gli scenari sono due: Fedez scende in politica imitando i vecchi influencer che in passato hanno fatto lo stesso (Berlusconi, Grillo, Trump) niente di nuovo, quindi, come scrive Annalisa Cuzzocrea su La Stampa di oggi; oppure Fedez si sta prendendo giuoco di noi, sfruttando tutto questo per dare visibilità alla sua persona ed ai suoi futuri progetti o lanci. Poi c’è la soluzione mediana, che mi pare la più plausibile e che sembra avvallare anche Cecilia Sala su Il Foglio: Fedez come portavoce di un interesse specifico (che al momento sembra essere il DDL Zan) più che di un progetto politico.

Tra tutte le possibili ipotesi, come ho detto in un precedente articolo, mi sembra di rinvenire in Fedez più una advocacy 2.0 che una politica 2.0. Una specie di lobbista delle cause civili, capace di esercitare pressione sulla politica e sui politici, per il veicolare di determinate idee e cause. Una candidatura alle politiche invece lo renderebbe un politico, con una visione – presunta – strutturale della società ed una ricetta – presunta – per risolvere i problemi. Insomma, non credo nella candidatura, ma in un ruolo sempre più centrale per fare pressione su specifici temi si. Assolutamente si.

Siamo su Netflix sì, ma non su Bandersnatch, quindi non possiamo decidere le prossime azioni del nostro personaggio. Cosa fare? Quello che si fa quando si attende con ansia l’uscita della nuova stagione della nostra serie preferita: attendere. E, nel frattempo, godersi un rewatch di tanto in tanto o impelagarsi nella congettura di teorie o scenari. Buona attesa.

Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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