mario-draghi-nonno-presidente-della-repubblica

Il Presidente della Repubblica non viene eletto dai cittadini e dalle cittadine, quindi non ci saranno manifesti per le piazze e santini nei portafogli, e nemmeno banner sui siti web o cartelloni infissi qua e là. Niente di tutto questo. Eppure, nella conferenza stampa che Mario Draghi ha tenuto questa mattina, si intravede tutta la sofisticatezza di uno spin volto a posizionare un candidato nell’arena politico-mediatica. La cosa è stata fatta talmente bene, che non ci sono più dubbi: Draghi vuole il Colle, vuole diventare il 13esimo Presidente della Repubblica.

Le parole

“Il governo andrà avanti indipendentemente da chi ci sarà” ha detto il Premier, immettendo una strana pulce nell’orecchio: gli attori dell’esecutivo potrebbero cambiare, magari proprio l’attore protagonista. E ancora altri dubbi: “Le domande sul mio futuro? Non è che non mi piacciono, è che non ho risposte. L’importante è vivere il presente. Questo governo ha lavorato sul presente, senza chiedersi cosa c’è nel futuro”.

Ad un certo punto, poi, gli viene posta una domanda abbastanza inequivocabile: questa maggioranza sarebbe in grado di trovare un altro nome al suo posto? E se così non dovesse essere, il paese può permettersi elezioni anticipate? Draghi non solo non respinge questo scenario, senza disinnescare sul nascere tutte le ipotesi relative alla sua successione ma anzi alimentandole, ma risponde anche con un tono presidenziale, come se avesse già in mano il potere di sciogliere o non sciogliere le camere: “Se la maggioranza può trovare un nome lo chieda – rispondendo alla giornalista – a loro. Sulle elezioni anticipate: per continuare l’azione di contrasto alla pandemia, per continuare l’azione di crescita, per continuare l’attuazione del PNRR è importante che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale”.

Non solo abbiamo conosciuto oggi, probabilmente, il nostro prossimo Presidente della Repubblica. Ma abbiamo avuto anche uno spoiler del suo indirizzo politico: il Parlamento resta questo, al voto non si torna fino al 2023.

Gli stereotipi

Ma il passaggio più importante, ed anche il più suggestivo, è stato sicuramente il seguente: “Questo esecutivo ha fatto molto di quel che era stato chiamato a fare. Fondamentale è stato il sostegno delle forze politiche. I miei destini personali non contano assolutamente niente. Non ho particolari aspirazioni di un tipo o dell’altro, sono un uomo, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni”. Un nonno al servizio delle istituzioni. A riprova dell’ottimo posizionamento costruito oggi, ed a conferma che – come andiamo dicendo qui dall’inizio – comunica eccome checché se ne pensi, Draghi ha lanciato la sua candidatura attingendo a simboli, stereotipi ed archetipi.

L’archetipo è una struttura ancestrale che serve, mediante scorciatoia cognitiva, ad orientare le persone nell’identificazione di personaggi, cose o brand – in questo caso di un politico – e ad attivare delle emozioni nei confronti degli stessi. La politica ne fa, da sempre, un uso più o meno consapevole: nel tessere i propri storytelling, i politici, si rifanno evidentemente a degli archetipi capaci di ingenerare reazioni emotive in capo agli elettori. Lo spiega bene il professor Fabrizio Luisi (“La narrazione è il dispositivo cognitivo attraverso cui noi, come esseri umani, facciamo esperienza di quella cosa che chiamiamo realtà“) in ‘Maghi Guerrieri e Guaritori: gli archetipi della politica italiana’. L’archetipo, in sostanza, orienta l’ascoltatore: rende più comprensibile la storia raccontata dal politico perché inquadra e descrive il politico stesso.

L’immagine del nonno rimanda all’archetipo del saggio: conoscenza, sapienza, riflessività, preparazione, ma anche capacità di generare sensazioni di dolcezza e piacevolezza nonché la fiducia che solo un nonno è in grado di conferire. L’archetipo del saggio è stato quello di Sergio Mattarella: un connubio dall’efficacia naturale, dove il Presidente uscente è stato capace di mescolare all’autorevolezza nel ruolo anche una piacevolezza nella persona, aspetto ricalcato con alcuni episodi di intimate politics che lo hanno reso noto: dal “Giovanni non vado dal barbiere” passando per i disegni ricevuti in dono dai bambini italiani e mostrati a favore di camera, fino all’esultanza per il gol di Bonucci nella finale dell’Europeo della scorsa estate. Draghi, magari proprio ispirandosi a Mattarella, sta iniziando a tessere il suo storytelling presidenziale guardando all’archetipo del saggio. Su competenza e sapere tecnico non è secondo a nessuno, sul lato umano che solo un nonno sa far trasparire il lavoro è iniziato solo oggi. L’impressione è che avrà i prossimi 7 anni, per affinare questo aspetto.

Di Giovanni Manco

Giornalista. Consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Forse. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni google-site-verification: googlec94f9c0de2af4eca.html