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Su cosa sia una vittoria di Pirro vi rimando a Wikipedia. Anche se, in realtà, si tratta di un’espressione giornalistica abbondantemente abusata. In soldoni: una vittoria raggiunta a caro prezzo, carissimo, così caro che quasi quasi era meglio non vincere. Niente di nuovo, quindi. La novità sta nel fatto che quella della vittoria di Pirro sembra essere diventata una sindrome, una sindrome del centrodestra.

Il caso Roma e Latina

Nessuna diagnosi scientifica, serviranno altri esami per accertare la sindrome, ma le elezioni di Roma e Latina hanno evidenziato un dato che merita parecchia attenzione: il centrodestra non ha la forza elettorale di mobilitare nuovi elettorati, non è in grado convertire.

Partiamo dalla capitale: Enrico Michetti è stato il candidato favorito nei sondaggi per tutto il tempo di campagna, talmente favorito che ha imitato candidati del passato nella strategia di esimersi dai confronti. Una scelta ottima per chi ha la vittoria in tasca – vedasi Manfredi a Napoli – poiché ti mette nelle condizioni di fare il seguente ragionamento: sono stra favorito, perché sottopormi al rischio di un confronto da cui potrei uscire ridimensionato? Tuttavia il candidato di Roma non poteva permettersi questo lusso, per due motivi: era poco conosciuto e avrebbe dovuto, quindi, insistere su storytelling e presenzialismo per farsi notare dal suo elettorato; era favorito nei sondaggi sì, ma non così tanto da vincere al primo turno. Ed al secondo turno era facile aspettarsi, come poi è stato, una migrazione verso Gualtieri degli elettorati di Calenda e Raggi. Il seguente grafico di Youtrend, fotografa bene la tendenza.

Nella vicina Latina è successa una cosa molto simile. Il candidato di centrodestra Vincenzo Zaccheo ha sfiorato la vittoria al primo turno (48.3%) ma non essendo la politica una partita di bocce, sfiorare non è abbastanza. Quel 2,7% che ha diviso Zaccheo dalla vittoria è stato, poi, il pomo della discordia della sua sconfitta. Il competitor Damiano Coletta, al ballotaggio, si è riconfermato sindaco con uno schiacciante 54,9%.

Anche qui, i dettagli meritano attenzione. Al primo turno, Zaccheo, ha ottenuto circa 1200k voti in meno rispetto ai suoi partiti. I simboli sono stati più votati del candidato stesso. È probabile, dunque, che la mobilitazione dell’elettorato di cdx sia stata messa in moto soprattutto dai simboli di partito e dai suoi candidati al Consiglio Comunale, piuttosto che dall’attrativa del candidado sindaco. Sensazione che trova conferma anche dall’affluenza che, tra primo turno e turno di ballottaggio, è scemata di circa 10 punti percentuali. Come se, dopo 13 giorni, il plebiscito zaccheiano non avesse più un valido motivo per recarsi alle urne.

Zaccheo, come Michetti, si è sotratto dai confronti pensando di aver già vinto. Coletta, invece, ha spostato la sfida sul piano manicheo del o me o lui, contestualizzandola in un plot dove i latinensi dovevano scegliere tra passato e futuro. Ha improntato la gara rendendola un confronto tra persone e non tra simboli. Ed a riguardo, evidentemente, ha dimostrato di avere più argomenti.

Roma e Latina ci dicono che il centrodestra potrebbe patire della sindrome della vittoria di Pirro: vincere – al primo turno – come presagio di una successiva sconfitta.

La sensazione è che il centrodestra non abbia la forza di mobilitare altri pezzi di elettorato che non siano quelli appartenenti al proprio zoccolo duro. Questo si traduce in un modo solo: o si vince tutto e subito (come Zaccheo ha quasi fatto) o non si vince proprio.

Vittoria di Pirro: fenomeno episodico o sindrome? Qualcuno chiami un dottore per una diagnosi. Una cosa è certa, la debacle (8 sconfitte su 10 nelle grandi città) dovrebbe mettere la coalizione nelle condizioni di rivedere un po’ di cose: dalle strategie di comunicazione troppo personalistiche e vincolate al leaderissimi Salvini e Meloni, alla possibilità di rinvenire nuove forme di partecipazione politica capaci di rendere più di ampio respiro la propria forza attrattiva.

Di Giovanni Manco

Giornalista pubblicista, consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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