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Tutto ebbe inizio così:

La scesa in campo di Silvio Berlusconi

28 anni fa, a quest’ora, Berlusconi scendeva in campo. Cerchiamo di capire perché, e come, fu in grado di cambiare (per sempre) la comunicazione politica.

Come Berlusconi ha cambiato la comunicazione politica

MARKETING

Forza Italia è un partito MOP (Market-Party-Oriented) ossia un partito orientato al mercato. La prima cosa che ha capito Berlusconi – affiancato dalla società Diakron di Gianni Pilo – è che negli anni della sua discesa in campo gli italiani stavano perdendo tutti i riferimenti ideologici. Forza Italia è un prodotto di mercato da vendere al pubblico, un partito catch-all (pigliatutti) che parla a tutto quanto l’elettorato senza sfumature e distinzioni. Non c’è alcun apparato ideologico, a volte ingombrante, a muoverne le azioni. Forza Italia non ha nulla di “filosofico” da spiegare, come invece facevano il Partito Comunista o la Democrazia Cristiana. Forza Italia è un partito nato, dopo un’attenta analisi di mercato, per piacere a tutti. E per tutti intendiamo, ovviamente, il maggior numero di persone possibili. Proprio come si fa con un prodotto commerciale.

STORYTELLING

Pensiamo alle parole con le quali Berlusconi piomba nella politica: “L’Italia è il paese che amo…”. Il video con il quale annuncia la sua discesa in campo è trasmesso con le stesse fattezze mitiche di un eroe che irrompe per salvare il mondo. Dal 92 al 94 l’Italia è nel caos del processo Mani Pulite, la prima Repubblica sta crollando e si perde la bussola, i punti di riferimento svaniscono, gli italiani si disaffezionano alla politica ed ai politici. Ed ecco la figura dell’anti-politico, Berlusconi parla alla pancia ed intercetta il nuovo sentiment: quello di una classe media che allarga i suoi orizzonti, che non vuole più (solo) lavorare ma anche andare in vacanza, concedersi i piaceri, avere tempo libero. Berlusconi crea lo storytelling dell’anti-politico, della persona normale che ama l’Italia e vuole prendersene cura. Ma che, al contempo, è abbastanza ricca e facoltosa da avere i mezzi per farlo: “Ho speso circa 14 miliardi di lire per la campagna elettorale” spiega in televisione. Televisione, già…

TELEVISIONE

Della potenza di questo mezzo lo mise in guardia già Bettino Craxi, come racconta Marco Damilano in ‘Eutanasia di un potere’. La televisione è stato il mezzo attraverso cui si è diffusa l’immagine della celebrity politics di Berlusconi. È tramite la televisione che la sua immagine è diventata famosa tra gli italiani – crescendo in termini di popolarità e consenso – ed è attraverso essa che la sua campagna elettorale ha avuto quella marcia in più che lo ha portato al successo. In questo ha influito, ovviamente, l’essere proprietario della Fininvest e quindi avere tra le mani il palinsesto Mediaset. Ma Berlusconi non ha tenuto tutto per sé, c’è anche uno strumento, lasciato ai posteri, che è poi divenuto prassi. Il dibattito. Il primo, in terra nostrana, lo abbiamo visto proprio grazie a lui, contro Occhetto del Pds, moderato da un giovanissimo Enrico Mentana. E sempre in merito alla televisione, abbiamo conosciuto l’uso dell’endorsment come mezzo per trasferire la credibilità in capo ad un politico. In quegli anni, Berlusconi, è stato investito da molte figure note al pubblico generalista: da Ambra Angiolini, passando per Mike Buongiorno fino a Raimondo Vianello.

Dibattito Occhetto-Berlusconi

PARTECIPAZIONE POLITICA

La voglia delle persone di contare qualcosa, di trovare nuovi stimoli nei confronti di una politica che ha deluso tutti, si è declinata nella trovata geniale di fondare i Club Forza Italia. Club di partecipazione politica, tavoli di lavoro per partecipare ed aiutare Forza Italia nella sua opera. Fu percepito questo, dagli italiani, come una modalità di poter contare qualcosa, di essere per la prima volta soggetti politici attivi. Cambierà per sempre, da qui, la partecipazione politica dal basso. Lo vedremo poi in Italia con i meetup del Movimento 5 Stelle o in America con l’arrivo di Obama.

SONDAGGI

L’altra grande novità introdotta da Berlusconi è stato l’utilizzo accorto, e scientifico, dei sondaggi, favorito dall’ascesa dei mezzi di comunicazione di massa e dalla televisione. Con Berlusconi si apre all’uso propagandistico del sondaggio, che serve a spiegare l’andamento dell’opinione pubblica ma anche a modificare le intenzioni di voto. Ad esempio, con la pubblicazione costante di sondaggi che lo vedevano come vincitore annunciato, Berlusconi riuscì ad innescare il cosiddetto BandWagon effect (se sei curioso di sapere di cosa si tratta CLICCA QUI).

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Di Giovanni Manco

Giornalista. Consulente per la comunicazione politica ed il marketing elettorale. Classe 1995. Decisamente incoerente. Forse. Scrivimi: giovanni.manco@hotmail.it

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